RinCASAndo

Settembre 2015

AndreaPadaRacca - rinCASAndo

Fin dai remoti tempi antichi l'uomo ha avuto la necessità di costruirsi
un luogo in cui abitare, da chiamare casa, che al termine di qualsiasi viaggio
potesse accoglierlo e renderlo sicuro dopo aver vagato sulla nuda terra.
Un rifugio, un anfratto, una grotta qualsiasi posto che si possa definire casa, in
cui esser protetto, in cui essere il padrone di un qualcosa, un qualcosa che molte
volte con gli anni e con il tempo si è sprecato ed abbandonato.
Molte ragioni hanno portato gli stessi costruttori di questi luoghi a volerli
abbandonare, quasi da un giorno all'altro fuggendo da chissà che cosa, lasciando
le piccole quotidianità che si erano accumulate alla mercè del tempo, che
inesorabilmente ha continuato a, scorrer come se nulla fosse, padrone di tutto .
rinCASAndo vuole essere un viaggio fotografico nei luoghi dell'abbandono che
circondano le nostre case, luoghi da cui un ipotetico viaggiatore, che all'interno
della sua valigia di cartone porta con se i ricordi dei suoi luoghi e della sua vita
passata, è partito tanti anni prima, ed ora stanco tenta di farne ritorno,
accorgendosi che tutto ciò che aveva lasciato è stato abbandonato dalle persone
e sgretolato dal tempo.
L'ipotetico viaggio che si affronta vuole far riflettere su come sia importante
avere una casa, perché è il nostro nido, perché la casa è legata alla terra, alle
tradizioni, ai luoghi che se abbandoniamo non lasciamo solo alle intemperie, ma
li lasciamo dimenticare dalle nostre vite, accorgendoci di quanto fossero importanti
solo quando oramai stanchi ci accorgeremo che sarà troppo tardi sprecando
tutto ciò che era stato costruito.
Per me l'abbandono è frustrante, perché mi porta a pensare a quanto è stato
perso, lasciando questi gioielli divenuti oramai ruderi di campagna per assopirsi
ad una vita cittadina, che ci ha portati ad una solitudine di massa in cui perdiamo
la definizione di noi stessi.
Perché...
“Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via.
Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella
terra c'è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti”
C. Pavese