La fiera verrà distrutta all'alba

Dicembre 2015

Angelo Orlando Meloni - La fiera verrà distrutta all'alba

Un estratto dal libro La fiera verrà distrutta all'alba, pubblicato per Intermezzi Editore.

Enzo Losanga ci si mette d’impegno. Si inventa una storia, si inventa uno stile, smette di bere ed escogita un paio di colpi di scena. La sera lavora in pizzeria e poi fino all’alba batte sulla tastiera. Ticchiti-ticchiti-tack fino a quando verga duecentocinquanta cartelle. Le stampa, le rilega, le mette in una busta, va alla posta e le spedisce a una casa editrice.

Il pacco con il libro di Enzo è preso in consegna dallo spedizioniere e lo spedizioniere fa il suo lavoro: lo scaglia nel ventre di un Antonov, lì dove giacciono quintalate di manoscritti con centinaia di investigatori ombrosi e fascinosi, migliaia di delitti senza colpevole che vorrebbero adattare le librerie a obitori di fortuna, orde di scriteriati senza scrupoli in cerca di sesso sùbito e soldi facili, torme di insospettabili con scheletri nell’armadio, eserciti di vampiri belli e dannati e ragazzotte romantiche in cerca di miliardari superdotati. Ma il ventre dell’Antonov è stracolmo, l’ultimo manoscritto rimbalza sul muro di carta stampata e cade davanti ai piedi dello spedizioniere, che sbuffa, si china, recupera i fogli rilegati e li infila a pressione tra le crepe del muro di carta. Le pareti dell’aeroplano scricchiolano e si allargano, i cardani si scardinano, le viti si svitano, i giunti si disgiungono, ma l’ammasso di ferraglia tiene, lo spedizioniere richiude il portello e il portello fa clang.

L’Antonov romba, decolla e squarcia il cielo con il suo pancione rigonfio di fogli fitti di errori ortografici e di trame che si assomigliano tutte o che si assottigliano tutte. Arranca tra le nubi con il suo carico di metametafore, sparatorie e ombelichi a grappoli, rime involontarie, punti esclamativi a iosa e avverbi monolitici, scambi d’identità, interni di famiglia e depressioni titaniche.

Sembra quasi avercela fatta, quand’ecco che giunta a una quota imprecisata si squarcia pure la pancia dell’Antonov. Piovono le viti, si sbriciolano i giunti, si sfilacciano i cardani, l’aereo vibra e si sgretola, i manoscritti precipitano nell’imbuto insieme al mostro di metallo. Il rottame piomba nel gorgo, lo intasa, lo tappa e viene presto sommerso da nuovi manoscritti. Una marea di carte che sale, sale, sale e un bel giorno di maggio che c’è un caldo normale deborda.

L’imbuto grande-quanto-il-mondo vomita tutti i libri che abbiamo letto e tutti quelli che mai leggeremo, le storie che non abbiamo mai sentito e quelle che abbiamo sentito troppe volte, i dattiloscritti che teniamo nei cassetti e quelli che avremmo dovuto tenere nei cassetti. Un vomito di appunti e carta stampata ci sommerge. Doveva accadere, doveva accadere ed è accaduto, gli scaffali scoppiano, esplodono, rivelano i secondi e i terzi strati. I comodini non reggono la pila dei libri. La gente restituisce spontaneamente alle biblioteche i volumi rubati e anche le biblioteche scoppiano, gli scaffali rigettano a mitraglia sulle bibliotecarie e cadono a precipizio sui dottorandi e sui ricercatori, le emeroteche ingoiano gli studenti.

Ma ricominciamo un attimo da capo. Come cazzo è potuto succedere, tutto questo?

 

Per acquistare l'opera completa visita il sito di Intermezzi Editore.