Come una foglia al vento - Cocaine Bugs

Febbraio 2017

Claudio Metallo - Come una foglia al vento  - Cocaine Bugs

Un estratto dal libro Come una foglia al vento - Cocaine Bugs pubblicato per CasaSirio.

Lo zu’ ‘Ntoni del paese si chiamava Franco Farao, anzi Onorevole Franco Farao con la O maiuscola.

Peppe Blaganò l’aveva conosciuto appena arrivato in paese. La maggior parte della gente era riunita nella piazza principale. Era un giorno storico. La vecchia chiesa, probabilmente l’edificio più antico del paese, doveva essere demolita. Non era una struttura storica, ma quasi tutte le persone passate in paese negli ultimi cinquant’anni si erano battezzate o sposate lì. Blaganò ci aveva fatto la sua prima comunione.

Appena arrivato in piazza, Peppe sentì una voce melliflua alle sue spalle.

- Quanti ricordi che vanno in fumo! Mi piange il cuore, ma il progresso urbanistico del nostro paese passa anche dal recupero degli spazi inutilizzati.

Peppe si girò e si trovò di fronte un ciccione in giacca e cravatta che gli porgeva la mano. Gliela strinse.

- Io mi chiamo Franco Farao. Sei Peppe, no? Il figlio di Saverio e Franca Carla.

Come faceva a sapere chi era?

- Ho saputo che vuole aprire un’attività qui, nel nostro territorio - continuò. - Sicuramente posso darle una mano. Mi passi a trovare quando vuole.

Farao tirò fuori un biglietto da visita e glielo porse: - Non si dimentichi di telefonare prima, perché magari sono fuori sede per impegni istituzionali.

Blaganò ringraziò abbozzando un sorriso, e s’infilò il biglietto il tasca. Sarebbe sicuramente andato a trovare l’Onorevole.

 

Entrando nel suo ufficio la cosa che lo colpì subito fu che era un luogo freddo, sembrava che nessuno c’avesse mai messo piede o che comunque venisse usato di rado. C’erano premi che qualche associazione locale gli aveva conferito.

C’erano anche diplomi, targhe, targhette, foto con personaggi famosi, politici locali e nazionali; inaugurazioni di scuole, uffici e palestre assieme a preti, vescovi e cardinali. Poteva mettere un po’ di soggezione trovarsi di fronte a un personaggio che sembrava così eminente. L’unica nota di colore in mezzo a tutto quel ciarpame era una laurea in Agraria, conferita da un prestigiosa università di un paese che Blaganò non riusciva neanche a pronunciare. La pergamena però era molto bella, e doveva essere costata parecchio. Gli avevano detto, con una certa malizia, che l’Onorevole era diventato assessore alle politiche agricole, e poi aveva conquistato l’agognato titolo di studio a prezzo di innumerevoli sacrifici.

Quello che vedeva e quello che sapeva dell’Onorevole Franco Farao con la O maiuscola rendevano Peppe Blaganò abbastanza perplesso. Al di là della soggezione che si faceva strada dentro di lui, Farao gli sembrava un cialtrone. Come avrebbe potuto aiutarlo?

- Carissimo Blaganò - disse il politico entrando nella stanza. - Si accomodi. Peppe lo aveva aspettato in piedi, così l’Onorevole Franco Farao gli sorrise e gli strinse vigorosamente la mano. Farao era uno di quei rappresentanti del popolo sempre sorridenti che vedeva un voto dietro ogni persona.

Osservandolo meglio, nella quiete dell’ufficio, si poteva notare l’aspetto tarchiato dell’Onorevole, molto simile a quello di un cinghiale. Anche se bisognava ammettere che Farao era un po’ più alto del nobile animale in questione. In compenso il suo naso era schiacciato, la pancia era così gonfia che sembrava potesse esplodere da un momento all’altro, e i bottoni della camicia maledicevano il giorno in cui erano stati messi al mondo. Non si capiva dove avesse legato la cravatta visto che, a una prima occhiata, sembrava non avere il collo.

Peppe Blaganò spiegò imbarazzato che voleva aprire una piccola azienda in quella zona a cui era legato fin dall’infanzia. Si era preparato un bel discorso sulle radici, la famiglia, le tradizioni e gli emigranti. L’Onorevole Franco Farao, sempre con la O maiuscola, ascoltava interessato annuendo con la testa a intervalli regolari, e giocando con una penna Montblanc stilografica che probabilmente non aveva mai usato in vita sua. La guardava come a chiedersi a cosa servisse quello strano oggetto. Quando Peppe Blaganò ebbe finito il suo discorso, Franco Farao cominciò il proprio.

- Intanto devo esprimere i miei più vivi complimenti per la sua scelta di ritornare nella sua terra d’origine a iniziare un’attività imprenditoriale che porterà posti di lavoro in questi luoghi, che hanno assoluto bisogno.

- Chi? I luoghi? - chiese Blaganò un po’ disorientato dal linguaggio usato dall’Onorevole e dal suo fortissimo accento paesano.

- Sì, caro Blaganò. Qua la gente ha fame di lavoro, e quindi la sua iniziativa sarà sicuramente ben accolta dagli organi istituzionali preposti a valutare la sua domanda. Inoltre potrei consigliarle una banca a cui rivolgersi per cominciare ad avere un prestito e avviare la sua opera meritoria - disse sorridendo con tutti i denti a disposizione il pasciuto Franco Farao.

Sua nonna avrebbe esclamato: “Ohi Gesù Cristo miu!”.

- Detto questo, visto che lei non ha ancora un’idea precisa sulla sua attività imprenditoriale, le consiglierei di aprire un bel mobilificio - disse l’Onorevole, e rimase a fissarlo. Aveva posato la Montblanc sulla scrivania e incrociato le mani come se fosse in preghiera. Aspettava una risposta.

Blaganò in effetti non aveva idea di quale attività intraprendere. Aveva pensato di buttarsi sui prodotti tipici o sulla conservazione del pesce, ma quel mercato era già occupato da altri imprenditori e quindi era rimasto in fiduciosa attesa di una nuova idea. Il mobilificio poteva andare bene, anche se suonava come un’imposizione del suo nuovo amico.

- Perché no - rispose.

- Bene, bene. Lei è un ragazzo in gamba. In tal caso avrei alcuni nomi da farle per le eventuali assunzioni. Tutti ragazzi per bene, grandi lavoratori che al momento sono a casa, non per la loro neghittosità ma a causa della perenne penuria di posti. Capirà.

- Capisco perfettamente - disse Peppe Balganò.

Per i soldi era fatta, ma era legato mani e piedi a Franco Farao, anzi all’Onorevole Franco Farao con la O maiuscola. Tornato in paese, il primo pensiero fu prendere la residenza così da poter esprimere liberamente la sua preferenza nelle prossime elezioni comunali, provinciali, regionali, politiche, europee.


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