Vangelo di malavita

Marzo 2017

Claudio Metallo - Vangelo di malavita

Giovanni Iamonte fece accomodare il figlio in giardino, sotto il pergolato. Una bouganville colorava la struttura di ferro battuto di lilla. Sul tavolo c’era una brocca di succo d’arancia fresco con due bicchieri e un vaso bianco con una rosa rossa che veniva direttamente dal giardino degli Iamonte.

- Basta niente che ce ne andiamo.
- Purtroppo l’avvocato aveva un’età.
- Pure io ho un’età.

Angelo si voltò verso il padre e lo osservò fissare il roseto che avevano di fronte.
- Mi farebbe piacere tu ti prendessi i meriti che ti spettano per tutto quello che fai per i tuoi compaesani, soprattutto per quelli che finiscono in galera.

Angelo versò in due bicchieri il succo d’arancia. Ne passò uno al padre.

- Non ti piacerebbe candidarti al comune?

Angelo tossì come se gli forse andato di traverso un seme.

- Lo faresti per me? Prendi i voti di famiglia e quelli di Tommaso Galati, in più in paese ti appoggeranno tutti. Te lo garantisco.

Angelo vuotò il bicchiere e si versò altro succo prima di rispondere. Bevve ancora, poi disse: - Non lo so. Io un lavoro ce l’ho. Che ci vado a fare?

- Angelo, non è che sei nato imparato. Hai sempre a me dietro. E poi io mi sono già impegnato.

Angelo si voltò verso il padre e si passò una mano sul viso.

- Tu vieni eletto sicuro. Avrai un posto come assessore con una bella delega alla nettezza urbana. Quest’anno parte la differenziata e ci sarà un appalto, cinquantamila cestini della munnizza da comprare, per non parlare poi di sacchetti e compostiere. So’ soldi! - Giovanni Iamonte si asciugò le labbra con un tovagliolo di stoffa. - Poi vediamo quanti voti prendi. Se va meglio di quello che pensiamo, la giunta la facciamo cadere subito e ti portiamo sindaco. Il sindaco più giovane d’Italia.

Angelo si alzò dalla sedia, si aggiustò le pieghe del pantalone e rimase in piedi dando le spalle al padre.

- Da quando c’è stata l’Unità d’Italia, uno Iamonte per generazione al comune, alla provincia, alla regione o in parlamento c’è sempre stato. Io ho solo te come figlio. È anche un fatto di prestigio.

- E i processi?

- Quelli li devi mollare per un po’, possono diventare scomodi, soprattutto se poi ti portiamo sindaco. Tanto non è che se manchi tu non sappiamo vincere una causa.

Due giorni dopo, a casa Iamonte, si tenne una riunione tra Giovanni, Angelo e Pino Pagliuso, l’imprenditore che si occupava di raccolta e smaltimento dei rifiuti in tutta la provincia. Non c’era motivo per litigare, ma Pagliuso era un rompiminchia di natura.

- Non voglio mancare di rispetto a nessuno, ma Angelo è ancora ‘nu guagliune.

Angelo stava per rispondere, ma il padre gli mise una mano sulla gamba e lo guardò in faccia.

- Mio figlio riceverà i giusti consigli.

- Vabbè, ma quando non ci sei tu, quando sta da solo dentro il comune? Chilli su’ mangianu pe’ gulìa ‘e carne. È troppo ‘nu guagliune.

- Io sono abbastanza grande per... - Angelo indicò Pino Pagliuso con l’indice della mano sinistra - ...sapere che tu paghi all’agenzia regionale per l’ambiente 37.518 euro l’anno divisi tra i vari funzionari.

Pino Pagliuso spalancò gli occhi.

- La cosa divertente è che emetti pure la fattura perché arrisultanu cumu consulenze.

- Hai capitu ‘u guagliune? - disse guardando Giovanni Iamonte.

- È figlio a me.

- I voti miei li sapete quanti e quali sono - disse Pagliuso. - Giova’, tu c’hai parlato con Pino Bruno?

- Certo. È ‘nu cretinu, ma è uno che sta zitto e vuole fare quello che comanda. Gli piace fare la star, lanciare proclami, tagliare nastri, e noi glielo facciamo fare.

- Per me può venire davanti in tutte le foto.

- Se gli scapriccia qualche minchiata, il sostituto ce l’abbiamo qui.

Giovanni diede una pacca sulla spalla al figlio.

- E va bene - disse Pagliuso. - Tanto ormai è tutto così veloce che ‘nduvu ti curchi ‘a matina ‘un ti ritrovi a sira.