Ripescati dalla piena

Novembre 2015

Daniele Pasquini - Ripescati dalla piena

Un estratto dal libro Ripescati dalla piena, pubblicato per Intermezzi Editore.

AMICIZIE SBAGLIATE

  Il risveglio della domenica mattina è malinconico. Sei stato tutta la notte precedente a baccagliare la ragazza che ti stava accanto nel pub. Un posto strettissimo, il concerto della cover band dei Pearl Jam era il ripiego dei ripieghi di una serata funzionata a metà. Eri entrato stonato a raggiungere il tuo socio, uno che in nessun modo può fare a meno del rock. Vi eravate messi a due metri dal sosia di Eddie Vedder e tu contemplavi estasiato una tipa seduta a un metro da te che contemplava estasiata le gesta dello Stone Gossard di turno. Le avevi offerto una birra e lei l’aveva accettata: era chiaro, ci stava. Ti si era presentata come Manola e avevi già iniziato a fantasticare su quel nome da telenovela sudamericana, finché alla fine del concerto ti è capitato di vederla baciarsi con lo Stone Gossard di cui era (non fidanzata) addirittura moglie. 

   Il risveglio di domenica ti vede storcere la bocca su una tazzona di caffè solubile che bevi per strada mentre fai pisciare il cane. Lui è stranamente felice: di solito è in empatia totale con te, mentre stamani è tutto preso dagli odori dell’autunno. L’amore è fuori stagione, gli fai notare mentre alza la zampa contro la ruota di una bici parcheggiata vicino alla stazione. 

   Rientrato in casa accendi il computer, controlli che non sia scoppiata nessuna guerra nei dintorni ed entri su Facebook: la domenica mattina è desolante, si trovano perlopiù post di ultrà che commentano l’anticipo del sabato, con moviole che si inseguono tra status e foto degli idoli del momento. Ci sono anche le immagini di chi la sera prima è uscito: ma solo le serate loffie; le serate devastanti – con la gente gonfia e le ragazze svestite – arriveranno solo nel pomeriggio.

   Vedi una richiesta d’amicizia: la spunti e scopri che in realtà è solo un locale radical chic del centro a cui avevi lasciato l’indirizzo mail al momento di fare la tessera. Mentre l’accetti – è comunque un impero che si allarga – noti le varie notifiche accantonate da settimane e settimane. Ragazzi e ragazze che si dichiarano tuoi amici ma che credi di non conoscere in alcun modo. Quelli che non hanno neppure un’amicizia in comune li blocchi subito, agli altri mandi un messaggio prestampato: 

   Ciao, ho visto la tua richiesta d’amicizia: com’è che ci conosciamo? Oppure non ci conosciamo ma mi hai inviato la richiesta per altre ragioni? Ci siamo visti da qualche parte? Vogliamo conoscerci davvero?

   A presto, d.

   Ne mandi una decina, poi ti allontani dal computer e provi a concentrarti su un libro. È un saggio su come la rete cambia le nostre vite ma anche e soprattutto sugli effetti che ha su memoria, apprendimento e modo di concepire il reale. Mentre leggi ti si srotolano davanti pensieri complessi che si intrecciano a quelli del libro e finisci risucchiato in un vortice impressionante. Il cane si risveglia ai piedi del letto, ti controlla e decide di lasciarti perdere. 

   Sul telefono ti arriva però una notifica da Facebook: Milena Bardi ti ha inviato un messaggio. Ti sposti al computer e controlli. È uno dei contatti a cui avevi chiesto numi: nella foto del profilo si vede una ragazza mora, piuttosto carina, con abbondante rossetto fucsia. 

   Ciao,scusa ma mi sa che ti ho confuso con un’altra persona che conosco..avendo anche amici in comune,credevo fossi tu....forse ti ho già visto da qualche parte,in qualche pub o in giro per firenze...ci sta? comunque scusa x il disturbo!

   Effettivamente avete ventidue amici in comune: non un’esagerazione ma un numero che legittima il sospetto. Magari vi conoscete davvero. Dai un occhio ai contatti che vi uniscono. Sono soprattutto locali, ma c’è anche qualche persona fisica. Gente del tuo paese. Molte persone che non frequenti da anni. Ma la cosa ti incuriosisce, e la foto profilo non promette così male:

   non devi scusarti, figurati: mando quel messaggio a tutte le richieste quando non sono sicuro..ma sei di Pontassieve? probabilmente allora ci siamo visti davvero.

   Ti risistemi sul letto e riagguanti il libro in modo deciso. Non fai in tempo a ritrovare la pagina e riprendere il filo del discorso che lo smartphone brilla nuovamente. 

   va beh mi sono scusata perché alla fine m sono sbagliata! :-)Comunque no,sono di San Frediano...però giro molto per firenze e province..ci sta che ci siamo già visti!

   Bene, ti dici. Sei sempre più convinto di non aver mai visto Milena ma in realtà hai voglia di capire di più. Il fatto che viva a San Frediano ti piace: adori quel quartiere.

   San Frediano? davvero? Mi piace quella zona.

   Lasci tutto e vai in cucina. La famiglia è indaffarata a preparare pezzi di pranzo. Ti siedi a tavola e racconti un’estrema sintesi della tua serata: sei stato al pub con un amico, hai bevuto una birra e sei tornato a casa. Parlate di calcio, della partita della sera prima, poi della partita che sta per iniziare. La guarderai da un amico, lo stesso del pub. Pranzi al volo, ti infili sciarpa e berretto e sali in macchina: mentre accendi la radio il telefono ti avvisa dell’arrivo di un nuovo messaggio. Aspetti a partire e controlli: è sempre Milena.

   eh sì :-) ti piace? 

   però prima abitavo a pontassieve...si parla di anni fa comunque

   Non hai niente da perdere, e le rispondi al volo.

   Amore puro per quella zona, davvero. Mi sa che passerò da lì anche stasera! 

   spiegami meglio: pontassievese trapiantata a Firenze?

   Metti in moto la macchina e ti avvii verso casa del tuo amico. Alla radio annunciano le formazioni di Fiorentina - Cagliari. La tua squadra vive un momento di forma incredibile, hai ritrovato l’amore puro per il calcio, il gioco spettacolare e poetico che poche volte avevi intravisto in qualche grande club europeo è miracolosamente prodotto adesso nella tua città: a centrocampo c’è un certo Borja Valero, un centrocampista spagnolo atipico che è in grado di ispirarti sonetti e pensieri altissimi. Fisico da terza categoria e neanche un capello, persi tutti prima dei venticinque anni. Arrivato in viola da sconosciuto, ha dimostrato in poche partite di essere un genio assoluto, in bilico tra l’algebra pura e il poema epico. Trova spazi dove non esistono, e come in un racconto di Soriano è capace di farti intravedere la poesia del calcio, il senso di sforzo nonostante la padronanza totale dei mezzi, una tecnica disumana che tiene nascosta per riserbo, perché forse la crede inappropriata alla sua persona. Un piccolo spagnolo in mezzo al campo, pochi chili, zero capelli, e la palla viaggia sui binari perfetti.

   Sei preoccupato, perché sai già che i sogni belli son destinati a finire e la tua squadra del cuore è troppo in forma: temi che oggi, nonostante la gara abbordabile, qualcosa possa incrinarsi. 

   Arrivi a casa del tuo amico, vari compari, castagne bruciate sul fuoco e vin brulé ti attendono di fronte al televisore. Tu pregusti una pace dei sensi borghese ma mai disdegnabile.

   Ti siedi sul tappeto e mentre sgranocchi le caldarroste prende il via la partita. Subite – per la prima volta dall’inizio del campionato – l’iniziativa avversaria.

   Poi Borja Valero va a battere un calcio d’angolo: disegna una parabola perfetta, la palla è forte e gira al modo giusto. La difesa è sorpresa, il vostro centrale Gonzalo Rodriguez – ex compagno di squadra di Borja in Spagna – arriva da dietro, prende il tempo a tutti e schiaccia in rete. Nonostante i pronostici, qualcosa sta funzionando. Finché non ti squilla nuovamente il telefono.

  allora beh fino ai 17 ho abitato a lucca poi i miei si sono separati e sono andata a vivere con mio padre a pontassieve,poi 3 anni fa ci siamo trasferiti qua a firenze.

   Intravedi storie di disagi, mentre quelli del Cagliari dimostrano che le quattro vittorie nelle ultime partite non sono arrivate a caso. Vi mettono alle corde e subite il loro pressing, non riuscite più a fare gioco. Rispondi a Milena Bardi, e pensi al suo cognome: effettivamente anche quello è poetico. Le dici che con uno dei tuoi amici pensi di passare la serata in quella zona. Un locale semideserto, tranquillo, ma carino? 

   Ci mette un secondo a replicare, ti consiglia il NOF e il Volume. La ringrazi e chiudi la discussione, perché i tuoi stanno soffrendo, e un uomo non può essere capace di pensare in maniera compiuta a una donna, a nessuna, davvero, durante una partita a cui tiene. A dire il vero ti è capitato una volta, durante la finale dei mondiali, quando ti eri appena riavvicinato a una tua ex e non riuscivi a staccarle gli occhi di dosso. La contemplavi, mentre vi apprestavate a diventare campioni del mondo. Le cose adesso sono diverse, gioca la Fiorentina: e, nonostante il vantaggio, l’incapacità di produrre un gioco compiuto ti preoccupa. Gli altri si fanno sotto, e alla fine del primo tempo riescono a segnare. Il gol è seguito da proteste, prima viene annullato e poi di nuovo convalidato. Gli arbitri hanno fatto casino, ma non gridi alla solita congiura: guardando il replay riconosci che il gol è valido, ti metti l’anima in pace ed esci fuori per fumare una sigaretta durante l’intervallo.

   Vedi il nuovo messaggio: in un certo senso è il più ardito, quello che ti fa presagire un possibile incontro.

   Perché non hai idee per le tue serate? che combini di solito? (se si può sapere) :-))

   Fuori tira vento, l’autunno è pieno e tutto sembra abbastanza privo di senso. La più bella Fiorentina che hai visto giocare si è improvvisamente spenta, proprio oggi. Ti senti ispirato e scrivi qualcosa che somiglia a una confidenza.

   è che con la pioggia e il freddo in agguato non sempre è bella la prospettiva di partire da qua, lottare per il parcheggio e poi non trovare il posto giusto. fare a cazzotti per prendere una birra alla cité, per dire, non è il massimo.

   In genere birra e musica. discoteche poco o niente, feste, concerti e chiacchiere tra amici è preferibile. Domattina non lavoro, sicché pensavo di fare un salto in là!

   te (se posso chiedere...) ?

   Rientri per il secondo tempo, continuando a mangiare senza ritegno le caldarroste. Il vino ti scalda, ti togli la felpa e resti in maglietta disteso sul tappetto.

   Ma ecco che Milena, sul fischio d’inizio, risponde: 

   Non posso darti tutti i torti anche io mi muovo di solito tra pub e feste..le discoteche non ci vado spesso preferisco la tranquillità! comunque domani mattina sono in giro ad accompagnare una mia amica a trovare lavoro..

   Bene. Concordi con i gusti, ma le prospettive di un incontro immediato sono chiuse. Capisci già che ha trovato una scusa per non uscire. Ma a te non interessa: sta per iniziare il secondo tempo e la vita deve trovare un nuovo corso: sei convinto che una vittoria potrebbe darti la spinta necessaria a rialzarti.

   E il secondo tempo non ti delude: la Fiorentina inizia a giocare bene, a centrocampo succedono cose bellissime, trame di passaggi che paiono disegnate dall’alto, cambi di gioco improvvisi, tagli da destra a sinistra. Un nuovo calcio d’angolo, sempre dalla stessa parte, lo batte ancora Borja Valero. Identico al precedente, leggermente più forte: una serie di blocchi e di movimenti studiati liberano Jovetic, il talento puro della squadra, che mette dentro in tap-in anticipando l’avversario. È il 2 a 1, e mentre esulti ti convinci che nella vita tu avresti voluto essere Borja Valero, o almeno il pallone da lui calciato. Il Cagliari si dimostra squadra tosta, e in pochi minuti è pronto alla reazione. Dalla fascia sinistra la palla entra forte e rasoterra in mezzo all’area viola, qualcuno devia verso la porta ma uno dei vostri respinge sulla linea. Poi il pallone rimane lì, sospeso, per qualche frazione di secondo, tra i piedi di un vostro giocatore. Il nemico è in agguato, a pochissimi metri dalla linea di porta, e il tuo difensore sembra non essere in grado di rinviare. Non capisci quanto tempo passa, ma mentre l’angoscia cresce, lui l’ha ceduta in modo pericolosissimo a un compagno – folle, pensi, non si fanno certe cose in quelle zone del campo, a meno di essere educati alla bellezza senza prudenza – e quest’ultimo l’ha toccata veloce a un altro uomo libero: lancio lungo e contropiede, col difensore avversario che, sorpreso, cade goffo a terra. Jovetic va sul fondo, vede in mezzo Toni (sì: anche lui fa parte della costruzione della meraviglia) che anticipa e mette dentro. È il 3 a 1. Un amico allo stadio ti manda un messaggio pieno di lettere sbagliate che presumi sia un segno di esultanza smodata. Rispondi e ti accorgi che c’è ancora un messaggio da Facebook.

   Allora, pensi di venire in Oltrarno?

   Non capisci la tipa. Si fa semplicemente i cazzi tuoi o ha voglia di conoscerti?

   Beh, non ho ancora deciso. Dipende dalla compagnia, da chi viene con me. Se nessuno ha voglia, rimango allo Stony.

   Intanto la partita prosegue e tu sei seduto nella pace perfetta dell’Olimpo del calcio. I tuoi uomini non hanno più pressioni e ormai il Cagliari è esaurito e demotivato. Vedi il pallone girare in modo puro, e Borja Valero fa la cosa più bella della giornata: serie interminabile di passaggi e triangolazioni nella metà campo avversaria, la palla arriva a lui, che la stoppa e si dimostra umano, lasciandosela sfuggire di qualche centimetro. Un giocatore del Cagliari è lì vicino, pronto a pressarlo per provare ad approfittare dell’indecisione del tuo idolo: ma lui con la stessa velocità di sempre, col solito passo, con la solita naturalezza, ritocca la palla e sul tentativo di contrasto avversario la fa sparire. Borja Valero, Palla, Avversario. Un attimo dopo: Avversario, Borja Valero, Palla. Un tunnel in mezzo al campo di quelli che farebbero bruciare di rabbia qualsiasi giocatore: ma tu lo vedi, il tuo centrocampista, che per un secondo si volta indietro per guardare l’avversario: non per sbeffeggiarlo, per deriderlo, per farlo arrabbiare. Giusto per sincerarsi che tutto sia avvenuto, per essere sicuro di aver rimediato al mezzo errore precedente.

   Arriverà anche il 4 a 1, un pallonetto beffardo del colombiano Cuadrado a sfruttare un errore del portiere. Ti accorgi – mentre consideri le gesta dei tuoi – di essere sbronzo a causa del vino. Ne hai bevuti tre bicchieri davanti al fuoco, e ora sorridi allo schermo, mentre l’Artemio Franchi festeggia la vittoria.

   Guardi l’ora e scopri che Milena ti ha scritto di nuovo.

   Lo Stony? non conosco! Carino?

   È qui che qualcosa ti si incrina, qui che ti senti furbo, che capisci che qualcosa non va: è impossibile che una ragazza che ha passato tre anni della sua vita a Pontassieve non conosca lo Stony. Non è credibile. Una farsa. Una buffonata. Lei è una persona schifosa: lo Stony è la tua seconda casa dall’adolescenza, luogo delle prime birre e dei primi amori. Esci a fumare e ti dici che effettivamente è anche il luogo delle ultime birre e degli ultimi amori. Un luogo dell’anima, o forse l’unico locale vero della Valdisieve. Dal terrazzino del tuo amico si intravede il Valdarno, pezzi di colline e di montagne, la Secchieta, credi, e in basso il corso dell’Arno. Ce lo vedi laggiù, mezzo chilometro oltre la confluenza tra l’Arno e la Sieve, lo Stony. Sta lì, in pietra, una via di mezzo tra una cascina e un pub irlandese, con la peggior Guinness della storia e birre tedesche e belghe di qualità ridicola. Eppure lì sei cresciuto. Ti viene da domandarti: ti ci sei anche arenato?

   Scusa eh, ma come fa una che ha vissuto qua a non conoscere lo Stony?

...

 

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