L'incontro

Gennaio 2014

danimus - L'incontro

PrimaVera mancata


Musica dei The Doors


“When you are strange
faces come out of the rain
when you’re strange
no one remembers your name”

 

Lei non poteva essere?
No. É una gran donna, ma ha bisogno di un altro tipo d’uomo.

[…]

Come tutte quelle che ho incontrato fin’ ora d’altronde. Rispose con un sibilìo ironico.

Il discorso si perdeva tra i rumori del bar, dove Pablo era solito passare le sere, in primavera.
Sebastian, il suo compagno di confessioni, sedeva poco lontano.

Una risata piena accolse le parole dell’amico. Sapeva che mentiva. Lo conosceva bene. Era la paura di un’ emozione sincera che celava la verità.

Sebastian decise di crederci.

Ti affascinerà colei che ha bisogno di te. Disse.

[Silenzio]

Tutto ciò non ti destabilizza?

Pablo lo guardò e con la mano poggiò il bicchiere sul labbro inferiore.
Sai che mento. Sono io che ho bisogno di un altro genere di donna. Voglio un amore travolgente.

E lo aspetterò, all’improvviso. Come nascere.

Comprarono una bottiglia di sicurezza e uscirono, schivando le persone vuote d’espressione che fumavano sotto la pioggia del quarto mese. Un grappolo della società che raramente ha storie interessanti, semmai vivevano di episodi sporadici.

Salirono in macchina e partirono.

Non si vedevano da mesi, Pablo e Sebastian. Due orfani di un paese ottuso. Un’amicizia nata da un’intesa muta dove la quotidianità non era richiesta. Li separavano lunghi attimi che in un istante … svanivano.

La chiave diede il permesso di entrare nell’appartamento di via Lagrange, a due passi da quella panchina laggiù. Dove anni fa, Pablo, scrisse per amore una poesia.

 

 Non saprò mai se hai pianto 

per me
se ti sei fermata a pensare
a noi
ma più il tempo cambia
più comprendo di essere
un illuso.

Il freddo ormai scorre
l’autunno è già stato
l’inverno è qui
l’estate è li.
E adesso compro
foglie da attaccare
ai miei rami secchi.

Questa strana giornata
di primavera, però, porta
linfa
tra le vene dei miei
ricordi
quando ancora ero libero
di baciarti.

 

L’ ebrezza


Musica di Edith Piaf


“Emportés par la foule qui nous traîne
Nous entraîne
Écrasés l’un contre l’autre
Nous ne formons qu’un seul corps
Et le flot sans effort
Nous pousse, enchaînés l’un et l’autre
Et nous laisse tous deux
Épanouis, enivrés et heureux.”


La luce fioca dell’appartamento di Pablo suggeriva locande di altri tempi. Quadri, scritte, libri svelavano le sue fantasie.
Il profumo, forte, era un mélange di piatti usati e candele consumate.

Sebastian aprì la custodia di un vecchio compact disk abbandonato.

Lo inserì.

E un turbinio di erre si amalgamarono a tutti gli altri sensi.

Pablo stava affettando un salame nostrano su un tagliere di legno chiaro.

[…]

Passarono i minuti prima che i due amici lasciassero da parte le loro fantasie.

Aspettavano una persona.
La persona.
Lei.
Nervoso? disse Sebastian
Perché mai?
Lo sai!
Mi sopravvaluti.

[Imbarazzo]

Sei nervoso per lo stesso motivo per cui ingurgiti quella brodaglia da tutta la sera. Per lei!
Ah lei …
Si! Proprio lei.
Non so. Sono mesi che non ho sue notizie. In verità, amico mio, non capisco se ho davvero voglia di vederla.

In quel momento il campanello si svegliò, ammutolendo i ronzii notturni.

Che fai non apri? disse Sebastian.
Si si, adesso vado.

Pablo aprì la porta laggiù in fondo mentre Edith esasperava emozioni. Lasciò la porta aperta e tornò in cucina alle sue faccende.

Sebastian versò tre bicchieri di vino.
Buon vino.

 

Basta un passo, un incontro e tutto si modifica.

Che bella la vita!
Un gioco tra quello che vogliamo
e quello che riceviamo.

Lo scambio non sempre è giusto
ma quando è l’ebrezza della vita,
è meglio di un orgasmo.
La semplicità unita all’imprevidibilità,
un profumo unito alla pelle.

Tutto mi fa impazzire, un giorno diventerò pazzo.
Ma oggi no! Io voglio la vita! E te!

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