Ti scriverò prima del confine

Gennaio 2015

Diego Barbera - Ti scriverò prima del confine

Un estratto del romanzo Ti scriverò prima del confine, https://www.casasirio.com/


Nel terzo disegno incontro due occhi chiusi, sono i miei. Scoprii cosa ero diventato due settimane dopo il Fatto, quando mi risvegliai dal coma indotto. Credo di non aver mai avuto così tanta sete come in quel momento. Percepivo una secchezza che mi scendeva fin nell’intestino, un formicolio diffuso e un gran dolore al petto in corrispondenza di una costola che era stata spezzata in due come un grissino. Ero confuso e agitato.

Appena ebbi coscienza di me, ricordo che provai una fortissima vibrazione che durò poco, qualche secondo, e fu portata via da un vento profumato di limoni. In testa avevo una domanda stupida: Come si distingue un tulipano da un papavero?

La prima luce che infilzò le mie pupille illuminò il buio come una mitragliata. Mi guardai intorno. Mi avevano sistemato in una stanza gigantesca, sembrava una suite di un albergo di lusso. Notai fiori ovunque, un tavolino che strabordava di lettere e le tende delle finestre che si confondevano sull’azzurro pastello. Mia madre stava discutendo con un’infermiera, che a sua volta bisticciava con un tizio elegante. Avevo molto male alle orecchie. Era il 1° aprile, ma non era uno scherzo.

Ci ho messo qualche giorno a riprendermi del tutto, ad alzarmi, a camminare e a sbrodolarmi mentre mangiavo. I miei genitori, a turno, mi raccontavano cosa fosse successo in quelle settimane in cui ero stato “assente per motivi di forza maggiore”, dopo il Fatto.

In una cartellina piena fino a esplodere mia madre aveva raccolto tutti gli articoli di giornale; in un dossier ad anelli, il babbo si era occupato delle stampe delle pagine di news pescate dal web, ma giusto una selezione perché erano troppe. Tutte quelle attenzioni da parte dei media mi davano estremamente fastidio, in primo luogo perché non ricordavo quasi niente.

Compresi quanto fosse stata eclatante l’eco del Fatto quando mio cugino ruppe l’accordo non scritto tra i familiari e mi raccontò della proposta di un ben noto Patron di una squadra di calcio. La mia situazione clinica era drammatica, ero vivo per miracolo e i medici affermavano con certezza che ogni secondo che passava era solo tempo rubato all’inevitabile. Il giorno dopo il Fatto mi avevano pronosticato qualche ora al massimo e la situazione non sembrava migliorare. Al terzo giorno un telegiornale aveva realizzato un montaggio video che lasciava intendere che la mia fine fosse molto vicina. Così arrivò la telefonata del Patron.

Personaggio eccentrico, gaffeurprofessionista e produttore di pellicole discutibili, era rimasto scioccato dal Fatto, aveva pianto come un bambino e voleva a tutti i costi rendermi omaggio. La sua offerta era molto chiara: avrebbe pagato di tasca sua il funerale, con tutti i fasti degni di un capo di stato o di un attore hollywoodiano.

- Quel bastardo, solo per far parlare di sé... - commentai con mio cugino, che invece mi spiegò: - No, lo avrebbe fatto per gratitudine. Per cosa, sinceramente, non l’ho mai capito. Anche perché la Biondina non era certo sua figlia. Sono solito considerare il 1° aprile come il mio secondo compleanno, ma non per motivi poetici o filosofici. Quel giorno caldissimo sono realmente rinato: ho dovuto re-imparare a respirare, a controllare ogni singolo muscolo, a mangiare, ad andare in bagno, a camminare, a parlare e a scrivere. Tutti i miei amici tranne due sono rimasti al mio fianco, ho conosciuto personaggi pubblici come politici e scrittori, ho ricevuto l’attenzione di donne di ogni età e conto corrente.

Ho imparato a compiere calcoli elaboratissimi a mente pur di non pensare alla mia situazione, ho guardato 82 film e ho letto 19 libri, la maggior parte fantastici o per ragazzi perché volevo allontanarmi dalla quotidianità.

Ho ricevuto 7302 lettere e almeno tre volte tante email. Ho risposto a una soltanto, perché era unica nel suo genere. C’era scritto:Dovevi morire, stronzo. Così ho recuperato l’indirizzo e gli ho fatto recapitare 530 euro in contanti, tutto ciò che possedevo prima del Fatto.