TALITA KUM

Novembre 2016

Federico Bergaglio - TALITA KUM

Due estratti dal libro Talita Kum, pubblicato per SuiGeneris editore.


Capitolo di predica

Gesù in quel tempo si trovava a Nazareth, si stava recando al Tempio, per predicare e redimere gli indigeni. Ma gli indigeni lo presero a sassate, perché la verità non fa sempre bene, allora si recò nel retrobottega di un fabbro suo amico, e lì predicò:
<<Il Signore diede la Bibbia, ma non dovete prenderla come tale, cioè, il Signore diede la Bibbia agli ebrei e la diede in tale forma, solo perché unicamente in tale forma poteva essere compresa e accettata. Così come oggi fui cacciato dal Tempio nonostante avessi ragione, così non si poteva sperare lassà nelle sfere celesti che Iddio rivelasse all'uomo la verità ultima nella sua essenza, presupponendo anche che l'uomo l'avrebbe accettata in tale forma, che il mondo non ne sarebbe conseguentemente impazzito. Non che il mondo sia molto più in salute, e in verità vi dico, il mondo andrò sempre peggio, le tenebre si avvicineranno sempre più. Comunque, in verità, solo un libro di tal fatta sarebbe stato accettato dagli ebrei, solo una mera giustificazione delle proprie estreme disgrazie, e una conseguente promessa di riscatto futuro, avrebbe salvato gli ebrei, avrebbe permesso loro di tirare avanti, considerarsi pure il Popolo Eletto. Solo laddove non vi è speranza di una vita migliore, viene promessa un'altra vita, mentre laddove una vita vi è già, ricca e possente, verrà promessa dopo la morte una metempsicosi, un'altra vita ricca e possente come la precendente, a patto di... restare ai patti!
E in verità vi dico che la menzogna permeerà sempre più la vita dell'uomo, si arriverà a combattere e uccidere in nome della pace, a processare sapienti in nome della sapienza, a bruciare ed estirpare demoni inesistenti, a condannare e nascondere ciò che dà la vita. In futuro si costruirà, ma senza fondamenta; si lavorerà, ma senza creare frutto; si morirà di inedia, non di fame>>.



Capitolo iperrealistico sulla vita di tutti

In questo capitolo vi è un uomo. E' seduto in salotto, di fronte a uno schermo che emette una luce cangiante, un suono si diffonde nell'etere etereo e cristallino dello spazio. La lampada alle sue spalle lo irradia di una luce rossa, grazie al coprilampada. Il divano è rosso, le tende sono rosse, il piano alla sua sinistra è nero, il gatto che tiene in braccio è grigio. Fuori vi sono mille rumori notturni, piccoli animaletti picchiano sul muro, la luna mezza piena rimbalza sul vetro. Ogni tanto la pubblicità. L'uomo sorseggia una birra, poi emette un piccolo rutto, pare abbia graditò. Il suo piede sinistro si infila meglio nella pantofola, pensa a qualcosa, a quello che farà l'indomani, e ad altro. Il gatto fa come suo solito le fusa, contento delle coccole. Il film non attrae del tutto l'attenzione dell'uomo, che sbadiglia e, aggiustandosi gli occhiali sul naso, si china per posare la birra sul tavolino marrone che gli sta di fronte. La musica dello stacco pubblicitario lo assorda, e l'uomo armeggia con il telecomando alla ricerca del tasto per abbassare il volume. Tutto qui, è solo un uomo.


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