Naturalmente lei (una questione privata)

Novembre 2012

flavio.vacchetta@tiscali.it - Naturalmente lei (una questione privata)

Vorrei che la tua carne rosa m’avvolgesse, mi guardasse dal basso all’alto. Potessi dormire della tua magia, allora saremmo felici: io del mio universo, tu del nostro respiro. Non t’aspettavo ora che il ricordo del tuo nome m’infilza come spadaccino Se chiudi gli occhi non v’è rimedio. Respiro con te e di te ed è azzurro raccontare ad altri la nostra storia splendida. Non oso dirtelo: siamo felici. Te lo ripeto ora che tu sarai sola a rimboccarmi le coperte, a cucire le asole della mia tamburellata memoria, a sedermi accanto e sciogliere i nodi del pettine da uno shampoo montato a neve. Scegliere di stare nella stanza, accoccolata e senza voce, mentre t’offro un tè caldo all’abbandono così tutto, sì, mi porterai all’ascolto del rischio in gioventù. Urlo la libertà che m’offri naturalmente la vita propizia la spaccatura col mondo non considerata via di qua, il divorzio, la droga, il sesso marcio la lotta, il sacrificio, la sopportazione del catetere. Ci regalano invenzioni senza fiato, segni ed affetto. Riempie d’amore la parola ottimistica, che rimane appesa al cuore mentre ti bacio volentieri. Dove la sera ascolto musica a volte il silenzio rotto da nulla tu, benedetta da occhi d’acqua marina, ansimi perché t’importa di me vivendo un tempo favorevole. M’attendi da un tempo incriccato, risollevando la situazione compromessa. Hai gli occhi del sonno, sospesi [; certo vorrei amarti per un istante che fosse eterno.] Così dolce in certe ore di svago, preso o perso caldeggiato e ripreso dal mio essere, continuamente per il naso. Rivedere il prato rivestito a fiori, calma e pane. Amore, m’esalto dalla tua presenza e sono il tuo canto. Ti ho amata non ti ho amata, non lo so, ma ne ho fatto possibilità senza tregua. Anche così sei brava trascinatrice. La vita non è qui, non ha tramonti in testa. Tu stai al gioco, sei grande fuori ed in cucina. La timidezza che dilagava ora è a considerevole distanza. Bevo caffelatte, amo l’aglio dico no al formaggio, assaporo il vino in silenzio non sono mai a sufficienza. Selvatica la nostra storia come tante altre selvagge. E’ una questione privata d’affetti e sbagli opacizzati, naufraghi di un ristoro riservato in prima classe. Significato irresponsabile, ahimè senza senso, senza sesso: quattro gatti di esse al fondo e al buio. Amicone è chi mi confonde con un’emozione ovvero in una borraccia “il mio grazie”. Non saprò mai il percorso della strada, le scarpe comode ti allontanano velocemente, il passato già presente col futuro nella corsa di tutti i giorni. Tutti meno uno e va bene così. Quante volte ho cercato d’imitarti, quando ti presentavo all’azione. Nella bufera la coppia deve sembrare affiatata, s’esprimeva il priore, sant’uomo. Lacrime incomprese e non sei fuggita dal casolare domestico per una manciata di voti. Il perdurare nella testardaggine, ti ha consentito la vittoria umile. Vivaddio, il segno zodiacale in ariete è cocciuto. Nel torpore languido a mezzanotte la famiglia dialoga con il sottoscritto senza pretese, non prendiamo ad esempio i Montecchi o i Capuleti. Negli insulti, tutto è utile, per il nostro mondo colmo di due figli appoggiando solo le labbra contro le tue. Ora, se non ci sei ti cerco se ti cerco ti trovo al mio fianco, positiva e ti trasformi. Cos’è rimasto di quegli anni? Il bello che ravviva il sole il sale al mare, boschi passeggiate, Le risate della 5^ b del Baruffi in Mondovì, gli anni caldi dei Beatles, la musica lenta che ti faceva prendere voglia. Come un disarmato paziente vorrei abbindolarmi ai tuoi seni, succhiarli inquieti a miele, raccogliermi al fondo delle tue braccia. Che sia prevista una dieta del cuore? [Generalmente per divertirmi occorrono la tua presenza], l’amore e la sua incapacità. Ti ho vista solitudine fuggire in presenza di un pugno, all’unisono e per gioco forza. Guardo alla finestra la cima di un ciliegio. Luce è il tuo amore magma freddo dissolto vivere ma bello e molto. Vi saluto naturalmente lei