MONOLOGO INTESTINALE

Gennaio 2016

ggl - MONOLOGO INTESTINALE

 

Sono due giorni che dormo
e c'è Per Elisa
e Beethoven riempie l'aria
ci prova con il mio cuore
la mente è carica
le tenaglie sganciano la mongolfiera
e non ci sono più
ma ci sono ancora
in quella corrente
e sto in un mare di cenere
letteralmente
e penso troppo
ma ho bisogno di non pensare a ciò che penso
a ciò che dico
e ciò che scrivo soprattutto
che diventa esattamente uguale
a
e poi c'è la Sesta sinfonia in Fa
che tenta di mettere ordine
ed è tutto un mattone indigeribile
e ho paura di andare al bagno
e perdermi tutto
e esattamente in questo istante
mi sembra di aver già vissuto
il momento in cui scrissi questi due versi
che non avrei mai pensato
potessero appartenermi
questo perchè è un flusso intestino
indegno della faccenda poetica
mi scuso ma neanche tanto
ormai anche le parole
non hanno più una massa corporea
un'unità di misura comunemente riconosciuta
e ne faccio uso così
consideratelo pure un abuso
fareste bene
bulimia di lettere nella tazza
e intanto sto un po' bene
e un po' male
ed è un doloroso tollerabile fastidio
e quest immagine l'ho già usata
ma non sapevo usare il dolore
ora sfrutto anche lui
e mi contorco
mi ci strofino sopra
e ho mille domande
ma i punti interrogativi
proprio stasera non mi vanno
e la luna sarebbe chiara
purtroppo per te però c'è la foschia
ma che foschia
densa nebbia e il cielo
qui a Torino
è sempre uguale
e allora lo guardo dentro di me
e non è uguale
l'ho disegnato io
ci sono albe magnifiche
e crepuscoli particolari
a tal punto da inghiottirti il fiato
e sono disarmata
e guardo tutto dalla prospettiva
che ho sempre desiderato
e mi godo le mie ferite
come non ho mai fatto
parto dall'origine
da quel punto zero indivisibile
e mi va di tornare a casa
e partire dalla radice madre
so che c'è ancora una parte di vita
che vuole tendermi le braccia
senza che io me ne vada con lei
senza che lei se ne venga con me
e manca poco
ora abbiamo fretta e ci nutriamo
spasmodici e insaziabili roditori
di fede e Nutella
e non avevo mai fatto colazione prima d'ora
ma ora penso sia divertente
è divertente anche svuotarmi
sentirmi un detrito
poi mi ritrovo sempre in te
che agiti la luce
e mi ritrovi la carne
proprio quando frugavo nello spirito
e mi ricordo chi sei
anche se tu non te lo ricordi più
l'acqua è diventata torbida
non indossare stivali di plastica
è controindicativo
per un buon allenamento al sentire
i calzetti bagnati
sui piedi infradiciati
quando è freddo
e stai tornando a casa
e il tram non vuole passare
e appena provi a rincorrere il primo che passa
alla fermata al di là della strada
pizzica tutto
e alla fine mi manca
si un po' tutto
ma soprattutto qualcosa
e smetto di rispettare logica e linguaggio
nell'anarchia insensata delle parole
che però son vere
e le sento così
esattamente in questo ordine
e forse hai ragione che non voglio far calare il velo
ma poi che gusto ci sarebbe
a guardarmi negli occhi
e leggere un libro già scritto
già con la giusta punteggiatura
che magari non è giusta
ma è quella e non si cambia
invece no
meglio scrivere col bianchetto
e lasciare agli altri l'ordine delle lettere
a me i capoversi le virgole i punti e l'interlinea
ma oggi non voglio niente
senza segni e sono pura
con me stessa
a tratti incomprensibile
ma c'è solo troppa luce
e sono tranquilla
e anche se mancano i punti
non mi sembra di andare veloce
rispetto i limiti
ma sto sulla corsia di destra
perchè come ho gia detto
ora ho fretta
non posso aspettare niente
e nessuno
e la pioggia cancellerà l'asfalto
e magari un giorno nel sogno
anch'io sarò morta
perchè può succedere a questi ritmi
che a causa della pressione
il cuore non regga più
ma mi piace tenerlo così
nudo
e strofinarlo
sul muro scabro
chissene frega tanto la vita è una
e anche ciò che non c'è ora
c'è già se è nella mia mente
e penso che gli psicofarmaci siano una figata
ma che malsano effetto potrebbero avere su di me
sto gia fuori
ho perso il segno
ma non ho ancora perso gli occhi
mi chino e raccolgo stracci
e pezzi
e che gioia ritrovare in quei pezzi
chi mi aiuta a sorreggere
questo mondo fragile e bastardo
che mi nega e mi amplifica allo stesso tempo
e penso di volerti
e quando sto per prenderti
la mia mano che afferra
è già scomparsa
e il Quartetto d'archi in Do diesis minore
è li a consolarmi
e rendo solide queste note
le sento camminare nel mio timpano
e scendere giù in gola
amare
come l'acido di un cartone
a disinfettarmi
e cadono pezzi troppo marci
per restare
ed è lacerante
e alla mia calcolatrice
si sono scaricate le pile
ma si è già iniziato a ricostruire
qualcosa
di cui distrattamente ho perso il senso
e il mio organo si è fatto
di nervi e sangue
e delicatezza inesprimibile
ho paura a guardarlo
potrebbe sparire
mutarsi
nascondersi
o peggio rompersi
sgretolarsi a tal punto
da non poterlo più ricomporre
e mi affretto a mettere nello zaino
tutto ciò che nell'onda è restato più mio
più intimo
e vedo le cose ma non so come esprimerle
anche se ho donato tutto
ma qualcosa non è stato scartato
e tento di conservarlo
per quando verranno tempi peggiori
e arriverà la guerra
e soffrirò la fame
e finalmente potrò temprarmi
lasciarmi privare di ogni energia
e continuare a curarmi di quel fiore
che mi spoglia
mi fa sentire freddo
mi fa avere paura
e poi coraggio
e intanto continuo a nuotare
nel giorno di malessere
che sembra non finisca mai
da quando mi sono entrate
le tue parole dritte in vena
e ho iniziato a tagliarmi
e inchiostro nero è iniziato a sgorgare fuori
come residuo intossicato dell'essenza
e intanto piango parole mute
nel sonno
e la mia testa è nuova
o forse semplicemente ho scoperto
che non c'è mai stata
e penso che ci sta
anche se a questo punto
il mio cranio è fin troppo ingrombrante
e non mi piace come mi stanno i cappelli
così non ne uso
e alla fine d'inverno ho sempre la bronchite
da quando fuori fa freddo
e non ha mai smesso di piovere
nè lì nè qui dentro dove ogni tanto
mi sento ospite
e le gocce levigano la pelle
senza staccare i residui
chissà cosa resta
solo reale fantasia
di chi resta sospeso
tra le lame del rasoio
e concepisco l'istante nel suo parallelismo
simultaneo e sconfinato.

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