L'uomo che non esiste

Maggio 2016

Gianluca Mercadante - L'uomo che non esiste

La sveglia è come le tasse: dagli tempo di entrare nella vita di una persona, a certe cose, e quella persona non ne esce più. L’ultima volta che gli è capitato di aprire gli occhi qualche istante prima che il maledetto ordigno da comodino spernacchiasse, avrà avuto sul petto quelle quattro o cinque pagliuzze sparse che per orgoglio maschile, allo specchio del bagno, ha osato chiamare peli. Ma eccetto l’improvviso risveglio, nessun altro particolare suggerisce a Valerio Reale che quella di oggi non sarà affatto una giornata uguale alle altre.     

Si lamenta da parecchio, Valerio, dice che le giornate, gira e rigira, son sempre tutte troppo uguali. Così si cominciano i primi passi nella Selva Oscura della depressione, lasciata ogni speranza all’ingresso. Così si cercano a volte motivi non per guardare avanti, ma per delegare le proprie colpe a un’entità, al naturale svolgersi di un quotidiano che, d’accordo, si ripeterà pure per sommi capi, ma di certo non può essere colpevole lui della nostra incapacità, permanente o momentanea, di guardarci dentro, al quotidiano, e di distinguerci le sfumature che fanno della vita la vita.     

Il depresso è un daltonico esistenziale. Lo sguardo che lo abita perde colori, la scheda madre va in tilt e tutto passa in modalità provvisoria. Il mondo è bianco, nero e rosso. E Valerio ci cammina in mezzo, segnale gps interrotto.

Ma oggi apre gli occhi, da solo. Senza sollecitazioni esterne, senza la vescica che implora di svuotarsi delle birre della nottata mezza insonne, iniziata sul divano, dopo il telegiornale delle 20, e finita chissà come, chissà a che ora, nel letto. Ad aspettare nella semi-incoscienza il trillo della sveglia. Che, irrimediabilmente, anche oggi fa il suo dovere. E suona, la bastarda. Suona.     

D’accordo, non è il caso d’insistere. Si va in scena.     

Spalancata la finestra per arieggiare la camera, Valerio va subito in bagno, espleta le funzioni corporali, fa la doccia e, una volta asciutto e vestito per uscire, si prepara il caffè.     

Butta un occhio al calendario di lato al piano cottura della cucina. È lunedì e al lunedì gli tocca occuparsi della rubrica settimanale. Questo è il primo lunedì da dieci anni in cui potrà astenersene: con l’entrata in vigore del Jobs Act l’inquadramento professionale del buon Valerio, sotto contratto in qualità di «collaboratore occasionale», è ritenuto fuori normativa. O il «collaboratore occasionale» è in possesso di una regolare iscrizione all’Ordine dei Giornalisti, e di un tesserino da pubblicista, o di quel collaboratore, da un giorno all’altro, si fa a meno. Nel peggiore dei modi, talvolta.


Valerio Reale si è alzato come tutti i lunedì mattina, il lunedì è il giorno della rubrica settimanale, ma da oggi Valerio non ha più una rubrica di cui occuparsi: con l'entrata in vigore del Jobs Act il suo inquadramento al giornale risulta irregolare. Al signor Reale non rimane quindi che sbrigare le sue commissioni e cominciare a pensare a come procurarsi l'iscrizione all'Ordine dei Giornalisti, ma all'ufficio postale Valerio fa un'altra incredibile scoperta: la sua bolletta non può essere pagata perché il suo nome risulta inesistente.

Comincia così una tragicomica giornata, per il povero Valerio Reale, una giornata in cui tutto sembra capovolto e grottesco, come in un racconto di Pirandello.