Corteccia

Agosto 2013

KOLLETTIVO KAPOLINEA  - Corteccia

Chissà se sottoterra si ode la neve che cade. Deve pur fare un rumore, quando i fiocchi toccano suolo. Chissà se disturba le bestie in letargo tra le radici affamate. Ai vecchi stanati nella buia taverna la neve non sembra dar troppo fastidio. Soltanto Luigino, ogni giro di mano, stacca un cristone; gli fa subito seguito Chino con peto da gran bevitore. L’oste sonnecchia e un po’ marca i punti, e Rita, sua bella creatura, guarda là fuori il vetro appannato- al borbottar degli alticci sorride di lato. Rita è ben alta di fianco alle figlie del gobbo paese, ma dopo è di modi più fini e tanto più giovane suona la lingua. Gli anni suoi ora contar non s’addice sappiamo che contano: è da maritare. Le guance di fragola, dentro alle mani di pietra, danno alla neve un colore; gli zigomi rotti, di rapa dei vecchi rumano forte ad ogni giocata, mischiandosi al vetro del vino novello. E’ un attimo e il campanile batte due colpi: Gino bestemmia Chino scoreggia; l’oste sbadiglia e segna ventuno. Rita sospira e cerca la luna, e pare che ascolti ogni fiocco che cala