Quando Piove su Milano

Gennaio 2013

leo23 - Quando Piove su Milano

Piove sulla città di Milano. Piovono gocce d’acqua, più o meno trasparente, e lava, lava via tutto. Piove sull’innamorato lasciato, sul dirigente, sul mendicante. Piove sui cani vestiti da uomini per non sporcare in casa, piove anche in metropolitana, ma si chiama guasto e fa incazzare un casino. Alla fermata del bus e, tutti in fila, attendono sotto il balcone di qualche sconosciuto che per una volta aiuta anche lui qualcuno. Sulle macchina in coda e, come bambini, ci fermiamo a guardare la gocce che scivola verso il basso. Sopra le piante che ringraziano preparando un nuovo fiore per domani. Sugli stronzi che si arrabbiano, come se fossero convinti che sia una punizione. Sulle auto blu in corsia preferenziale. Sui vigili che volenti o nolenti qualche multa devono mettere. Anche sulle multe ma è un’altra pioggia. Piove così tanto che le fogne si riempiono, che i topi scappano e che sotto la strada in realtà c’è un mare. Anche sulla Madonnina, sul Duomo e sui nuovi grattacieli. Sugli sportivi che corrono al mattino nei vari parchetti dietro casa come se fosse central park, ma central park non è. Su chi parte per tornare a casa come su chi è appena arrivato e pensa “Cazzo, che sfiga”. Nelle bottiglie abbandonate per strada come fosse un amico che ti riempie il bicchiere. Sui preti, suore e frati perchè la pioggia non sa che esistono le religioni. Piove persino dal basso se ti fermi vicino ad una pozzanghera e ci passa sopra qualche fenomeno in macchina. Sui visi tristi e sembrano piangere, o forse piangono veramente. Piove sugli indiani fuori dalla metrò, il loro ombrello te lo stanno cercando di vendere per qualche euro. Anche sulle parole dette da una parte all’altra della strada, a volte un insulto, a volte un richiamo. Piove anche nelle bocche dei bambini che le aprono per bere come se fosse acqua quella, ma acqua non lo è più da parecchio tempo. Sulle madri che tappano le bocche dei figli con qualche caramella, ma dura il tempo di girarsi. Piove fuori dalle finestre dei vecchi che oggi non faranno il loro giro quotidiano e non spaccheranno le balle agli operai. Sulle persone al cimitero maggiore e pensano che oggi sia il momento migliore per piovere, tutti tranne uno, che non lo pensa più. Sugli zingari in strada che non sanno più come chiedere l’elemosina e forse bagnati fradici, in ginocchio con il viso in estasi qualcosa tirano sù. Piove sul sindaco, sul consigliere, sul passante, sulla donna, sull’uomo, sul povero, sul ricco, sul barbiere, sull’operaio, sui sogni, negl’incubi, sulle mani, sui piedi, sui capelli, nelle scarpe. Piove, forse per ricordarci che siamo tutti fottutamente uguali, solo in posti differenti, ed è questo che ci rende unici in questo mondo.