Il Grande Romanzo americano, quest'anno, lo ha scritto un italiano.

Il tizio buttò giù un sorso della sua birra, si pulì la bocca con la manica della giacca e poi disse che le strade della gente di colore erano sporche, caotiche, disperate. Nelle loro case non c’era nulla. Mancava il pane, l’acqua, il carbone. Nei loro secchi dell’immondizia non c’erano neanche i rifiuti.

- Hanno uno sguardo pieno di rabbia. Si capisce che vogliono essere al nostro posto. Ci guardano come se il furore fosse il loro unico mezzo di trasporto. Face una pausa e poi domandò a John se anche lui la pensasse allo stesso modo.
- Cosa? - disse lui.

- Che è l’odio ad avere fatto grande l’America, - replicò il tizio. - La voglia di prendere il posto dell’altro. Di essere nella sua casa, nel suo letto, nella sua auto. L’uomo finì la birra e disse che la fine dell’odio sarebbe stata la fine del futuro.


Una famiglia di New Bedford, Massachusetts, dagli anni 60 ad oggi, tra ricchezze e potere, tra successi e cadute, intrighi, tradimenti, amore e bugie. Sullo sfondo dei grandi eventi della Storia statunitense, i fratelli Elizabeth e William vivono le loro esistenze parallele cercando di comprendere il destino che li lega inesorabilmente al passato di una dinastia contorta e misteriosa.

Luca Quarin riesce nell'impresa miracolosa di costruire una cinepresa a doppio fuoco: quello vicinissimo, dei fatti della vita di ciascuno, e quello a campo lunghissimo, sugli eventi che decidono la sorte di milioni di persone. Ma non solo: è nella relazione tra queste due inquadrature che si snoda "Il battito oscuro del mondo": quanto i fatti che passeranno alla storia influenzino le vite dei singoli, e quanto, più o meno consapevolmente, i singoli decidano i fatti che alla storia passeranno.

Una scrittura sontuosa, una capacità affabulatoria incredibile, e il pieno controllo delle tante linee narrative rendono questo romanzo una rivelazione, in grado di rappresentare l'universale dinamica del capitalismo e dell'umanità che ne è preda.