Sul Realismo!

Dicembre 2012

malamente - Sul Realismo!

Oggi resto qua, a scacciare qualche pensiero mentre due acari discutono sulla necessità di far pulizia nella mia stanza. Sulle pareti rimbalzano parole e dubbi. La lampadina ha cali di tensione e io di pressione, mille volte ho cercato di incanalarmi, di dovermi incanalare, a mio modo in una società a sistema ordinato in numeri a codici e sbarre. Forse, bisognerebbe restare in contemplazione e, ogni attimo, ricordarsi di respirare. Prendersi il tempo di riciclare l'immondizia che sta sul fondo del profondo, del nostro conscio essere e, d'altro canto, che l'inconscio vaghi e si perda, per poi, smarrirsi di nuovo. Sul realismo! Dare colpi di fantasia al quotidiano, sbullonare anche solo un bullone di questo grigio, svitare fosse anche solo una vite, smontare questo meccano, dargli un colpo, come dar calci ai pali della luce perché si spengano, per vedere finalmente, la stella che ci orienta sull'andamento da perseguire. Lego fili, non riflettendoci, miao, una sigaretta sul pavimento che andrà a stare nel posacenere insieme alle altre, cheek to cheek. Ella suona per la terra e Louis per la luna. Sul realismo, idea, fantasia applicata alla realtà sono il nastro da srotolare intorno alla sfera terrestre, senza forse significare sono pensiero fiume che sfocia in oceani d'azione. Il cadere delle stagioni rimette le foglie sulle piante, la caduta delle sicurezze rimetterà la fantasia al potere. Andare altrove, da qualche parte, senza meta, seguendo le pause della tartaruga, bucanieri verso la nostra Tortuga. Osservare della vastità il dipinto, tinto, che d'istinto, entra a far parte del nostro patrimonio e muta in esperienza, scatto di vita da osservare all'istante opportuno. Swingare il presente già futuro e, a ritmo, pestare la polvere del passato col piede. Avere la consapevolezza che se le nuvole sembrano ferme, allora è tutto il cielo che ha iniziato a muoversi. Rubare un tappeto per farlo volare, avere la forza di tremare davanti a una donna e la paura di farsi coraggio nella tormenta della vita. Levare questa dannata fretta al Bianconiglio, usare il letame di re Mida, usarlo come compost, prendere la luna per metterla sotto il bicchiere, imparare dal ragno a tesser la trama e dalla falena ad andar in altalena. Ascoltare le favole, per quel che non sono, scoprire chi riempie la calza di carbone, chi è l'uomo nero col distintivo fra i passanti, oppure il golem che si nasconde dietro l'angolo, quello che t'offre una mela marcia e quello che possiede la pozione. Vivere troppo veloce, troppo lento per questa velocità ma veloce abbastanza per questo pensiero. Ritrovare nelle parole l'importanza del gioco, l'importanza della pietanza, santa pazienza, la cadenza, ch'è altresì importante. Ed è giocoso l'infantile gioco del legarsi, io lego perchè solo legando si creano strutture che portano a definire le utopie dei nostri esseri. Cantando la cantilena dalla cantina piena, mosto odore, polvere e sapore, e chi stasera va ciucco di lenta lena, del dolor non sentirà pena. Mendicare fiori davanti ad una stazione, riconoscere il fischio del treno bevendosi un caffè ben zuccherato, lasciando a mary poppins le sue maledette pillole. Sentire l'odore delle genti che si nascondono sotto la copertura di profumi, deodoranti e fragranze. Ritornare alle essenze, a distillare espressioni in un alambicco per poi scendere nella stalla dell'esistenza, scender giù a mungere le mammelle della bizzarria. Abbandonare il corteo per tracciare nel nuovo, agire e disorientare nel tempo a costruire il mutamento sulle macerie di questa storia storta, abbandonare il distruzionismo e, col tempo che avanza, liberare il movimento ritmico dell'essere umano.