Zitto e mosca

Aprile 2013

michaelcapozzi - Zitto e mosca

ZITTO E MOSCA... E’ tardi. Sono le 12.30 di mattina, è agosto e fa caldo. Molto. Troppo. Non capiva, lei. Se lo chiedeva e me lo chiedeva invano, perché non avrei risposto. Non si capacitava. Dopo che all’età di un anno ho detto “Mamma”, ho pensato che per un po’ non avrei voluto proprio saperne nulla. Sono passati 2 anni e NIENTE. Solamente vocali e consonanti messe a caso senza un ordine che riuscisse a dargli un significato. Mia mamma era preoccupata in quei giorni. Mio padre, era a caccia in quei giorni, in Jugoslavia. Un figlio muto!? Ma come è possibile?! Ha già parlato una volta e poi sbraita qualcosa ogni tanto. Come è possibile!? Ora, molto semplicemente vi spiegherò come è possibile: provate ad immaginarvi la scena. Tu, che sei venuto al mondo anche forzatamente a quanto pare, accetti la condizione e inizi ad ambientarti. Sei tranquillo nel tuo salotto di casa, in una sorta di prigione di legno con i giochi da bimbo piccino, che osservi il cielo e ti chiedi cosa sarà della tua esistenza. Arriva la mammina tanto tenera e piccina e mentre sbalbetti versi e sillabe qua e là a caso, riesci a metterne vicini due, che suonano così: MA...MMA. Capite da soli la reazione quale fu o ve la devo spiegare? Ve la spiego, avete aspettato troppo per rispondere, quindi forse non siete sicuri... Lei, ma...mma iniziò a correre, saltare per casa, urlare, piangere, andare su e giù, chiamare tutti, telefonare a nonna, zia, zio, cugino, babbo, sindaco, parroco, al parlamento, all’Onu, al dalailama... a tutti! Mi guardava di tanto in tanto, poi mi prendeva mi alzava e mi diceva: “Lo hai detto, lo hai detto!!!”. Voi capirete che io nella mia appena accettata abitudine a restare sulla terra mi sono trovato un pochettino spiazzato e incapace di poter reagire... Il cordone ombelicale me lo avevano staccato quindi non potevo nemmeno riprovare l’impiccagione... Però qualcosa rimase indelebile e forte impresso nelle mie cellule. Pensai: “Se per queste due sillabe sbagliate ho creato tutta questa confusione, non oso pensare cosa potrebbe succedere se creassi un discorso troppo particolare e per nulla consono alla situazione!!!”. Quindi in tutta onestà e serenità decisi di non parlare più, almeno fino al momento in cui non avrei capito concettualmente quello che volevo dire... esprimere... per potermi tutelare. Ricominciai a parlare circa all’età di 3 anni. Mia madre forse capì a cosa fosse dovuto il mio trauma iniziale, la sua reazione stavolta fu più umana. Io nel mentre, mi ero organizzato e avevo preparato una dura vendetta... linguistica!