L'assonanza della gioia

Aprile 2015

mimmo - l'assonanza della gioia

Il giorno avvenire fu scritto nella Cattedrale di ciascuno di noi.

Quel giorno … era di Pasqua. Mi trovavo in piazza.

I ceri accesi. Le vetrate illuminate da luce soffusa, bluette, incandescente.

I viandanti pellegrini passavano lungo il viale centrale, sostavano pochi minuti … poi cedevano il passo ad altri.

Nel frattempo, un uomo di grossa corporatura entrò, si sedette su di una panchina per pregare e sostò riflettendo.

“Alzati – gli dissero – fratello!” – Lui si alzò ... ma girandosi non vide nessuno.

Nel suo immaginario… riprese a pregare.

Di nuovo la voce sussurrò le stesse parole… e di nuovo non vide nessuno.

Spontaneamente si alzò seguendo una scia nella mente. Una scia luminosa che generalmente lo accompagnava solo nelle notti d’estate. Tra un albero secolare e quello vicino alla grande Cattedrale, si fermava  tra lumini e votivi… per trovare una soluzione ai suoi pensieri.

E nel circumnavigare delle ore… si trovò lungo un sentiero sconosciuto.

Le stanze erano bianco-lattee.  Il colore predominante delle impalcature era il rosso.

Le finestre a mosaico francese.

Una musica ingigantiva l’ambiente fino a farlo immenso… e immenso fu il suo stupore, quando vide dodici sacerdoti intonare il Dies Irae…in tonalità baritonale.

Rimase atterrito. E nessuno lo vedeva, nessuno si era accorto di lui.

Era al centro della piazza nella quale si era soffermato … ma lo spazio-tempo si era dilatato per farlo entrare in una dimensione atonica, atomica, siderale.

Guardie a tutti gli angoli. Disarmate di fucili o armi di sua conoscenza….  ma con occhi elettronici

che scrutavano l’abisso, profondo, nero, inerte.

Ad un tratto le sue membra si irrigidirono e leggero come una piuma si sollevò dal pavimento cristallino, proiettandosi verso l’Infinito.

Ovunque andasse… i suoi occhi erano dappertutto, le sue braccia elastiche a tal punto da contenere il mondo… ove pensava ancora di essere.

La terra color oro. I sassi d’argento. Le case … tutte piazze nella piazza …

Visione onirica e realistica, pensante e vivente, illuminante e… credente.

Suoni e musica provenivano ancora dalla Cattedrale principale…. e lui pure aveva assunto le sembianze di uomo senza tempo, religione, senza età e senza cervello, senza anima e senza ragione.

Faceva parte del Creato….e nella stessa misura sapeva di essere minuscolo, un atomo riflettente della mente, un secondo dell’orologio terrestre, una eternità dell’Orologio Cosmico.

Creature dello spazio infinito, di forme diverse nascevano, morivano, entravano e uscivano da buchi neri e buchi bianchi.

Uno sfarfallio continuo di fiori: papaveri, orchidee, gigli, e rose che si aprivano a mazzo universale e crescevano nelle onde marine.

Le acque si moltiplicavano  e scorrevano al suono delle campane… che nel frattempo avevano sostituito altre  musiche.

Lo avvolgevano, lo contraevano, lo investivano… ma era integro.

Ad un tratto tutto scomparve…. dDalla piazza … da ogni luogo …

e aveva ritrovato la fede perduta..

Era ormai mattina… giorno di resurrezione per lui, per chi lo ha amato e per chi lo ama, per chi lo ha sempre sognato e mai saputo.

Per l’autore che l’ha scritto.