NEBBIA

Aprile 2013

MonGigi - NEBBIA

NEBBIA La nebbia leggera si muove Senza forma rimane sospesa Una nuvola da cui non piove Umidità nell’aria in attesa Copre terra, persone e cose S’infila fra le case, le strade Evoca oscure visioni paurose Nasconde quello che accade Dell’antica palude è il respiro Quando l’acqua copriva tutto C’erano poche persone in giro Il luogo era considerato brutto Pochi sentieri e niente campi Molti rettili, acquitrini e insetti La vita piena d’ostacoli, inciampi Gli abitanti erano tutti poveretti Torri di guardia per i confini Soldati male pagati e scontrosi Consumavano tempo e destini Nell’attesa d’eventi pericolosi Potenti e crudeli eserciti invasori Coperti dalla nebbia molto fitta Passavano con i terribili rumori Evitando lo scontro e la sconfitta Quell’ambiente umido e malsano Dove la vita era difficile e dura A volte poteva darti una mano Rendere quell’esistenza sicura Sospesi nella nebbia si restava All’erta per ogni rumore e fruscio In agguato nell’acqua si cercava Un guizzo vicino o un luccichio Un pesce veloce o un’anguilla Da portare in una misera capanna Accendere il fuoco con una scintilla Al riparo di una parete di canna Un’esistenza talmente sospesa E priva di pensieri sul futuro Veramente era una sorpresa Riuscire a vedere un frutto maturo Eppure in quella nebbia senza colori In quell’esistenza priva di dolcezza C’erano grandi sentimenti e amori Non si rinunciava ad una carezza Nella palude pericolosa e selvatica Uomini e donne si congiungevano Non li fermava la vita problematica Forse oscure forze li spingevano O solo il piacere dell’esistenza Che in quella terra era sconosciuta Ma sotto la melma con pazienza Aspettava, un giorno sarebbe cresciuta La palude rinchiusa nei lunghi canali I campi conquistati tanto produttivi Da permettere raccolti eccezionali E dimenticare i molti anni cattivi Alla nebbia questo non interessa Non è figlia di lavoro o ragione Indolente riappare e non si stressa Rimanendo una grigia sospensione Copre il mondo e i corpi nudi I progressi della nuova società I paesaggi per lei sono paludi E non esiste un’altra verità Si presenta ancora su un fosso Sospesa su un rigagnolo fermo Si alza all’alba un sole rosso Che pare arrivare dall’inferno La nebbia così evanescente Si mostra sicura e tranquilla È un fantasma inconsistente Che sull’acqua stagna brilla S’oppone ad ogni logica funzione E appare come un ammonimento Una nube grigia di sospensione Il lato oscuro di un ragionamento Perché è bella e misteriosa Anche crudele e inquietante Spesso uccide è pericolosa Come un volgare brigante Che pretende vuole qualcosa Per ciò che gli è stato rubato A volte è una vita preziosa Per ogni campo asciugato È facile in quel caso odiarla Maledire il suo fumo denso Non si riesce a dimenticarla E’ un amore privo di senso Ha un fascino primordiale È come un’assurda passione Perché non è mai banale E’ proprio una sospensione Avanzano i cortei disperati Dei giovani amanti suicidi Per scherzo si erano lasciati Sognando magari altri lidi E invece la sorte vigliacca Li porta alla disperazione Lei ad una trave s’attacca Lui s’impicca ad un portone S’incontrano due funerali Insieme entrano in piazza C’è un esercito senza generali Solo una folla dal dolore pazza Un’immagine che rimane sospesa Che la nebbia dolcemente nasconde Forse prepara come una sorpresa Per il tempo stanco che si confonde Spunteranno dalla nebbia in bicicletta I giovani amanti vivi e sorridenti Pedaleranno con forza e in fretta Felici per quei semplici momenti La grigia, fredda nebbia li protegge Ricorda i tanti bei momenti felici Li lenisce dai dolori dalle schegge E nutre anche quelle morte radici Dei due giovani amanti disperati Che la vita purtroppo ha disperso E che nella morte si sono ritrovati Sospesi e leggeri come un verso La nebbia è sparita si è dissolta Il paesaggio è tornato consueto Nella terra ora riposa è sepolta Ma tornerà è uno spirito inquieto GALAVERNA La galaverna attaccata ai rami Degli alberi neri senza foglie Sembrano dita secche di mani Prive di forze e senza voglie Nella foschia ricordano streghe Ossute sconvolte e impaurite Scapigliate da infinite beghe Dalle maldicenze mai finite Accarezza l’umida corteccia La bianca e fredda galaverna E nei rami, felice s’intreccia I pensieri della notte governa Li presenta gelati al mattino Infinite perline di ghiaccio È un freddo fantastico abitino Rende fascinoso uno straccio La guardano stupiti i passanti Assonnati e con i baveri alzati La notte ha ricoperto di diamanti Gli alberi spogli e dimenticati Risplendono i cristalli di luce Di un sole stanco e malato La galaverna quasi lo seduce Pare un giovane innamorato Il timido e fragile bagliore Contiene nella sua bellezza La forza pericolosa del calore Nascosta dietro una carezza Scioglie il giorno lo splendore Degli alberi scuri decorati Sembra la fine di un amore Piangono i rami disperati La terra assorbe i cristalli Umida e quasi materna Lontano il canto dei galli Si trasforma la galaverna Sparisce il breve bagliore I diamanti, il sole asciuga Portandosi via lo stupore Lascia sul tronco una ruga L’AFA L’estate quando il sole picchia L’aria è consistente nel calore E il paesaggio se ne infischia Se sei in un bagno di sudore Con il tuo corpo disidratato Incapace quasi di respirare Quando è bollente il selciato Ed è impossibile passeggiare Prigioniero dell’afa emiliana Capace di ammazzare un bue Soffoca come una sciarpa di lana E poi indifferente sta sulle sue Toglie il respiro per divertimento Mettendo nell’aria l’umidità Quasi non permette un lamento Rendendo deserti paesi e città Suonano campane a mezzogiorno Sopra le ombre diventate corte E non c’è più nessuno attorno Ormai chiuse sono tutte le porte Qualcuno guarda dietro gli scuri Consolato da una timida ombra La luce bianca che scalda i muri E come l’afa, la piazza ingombra È quasi impossibile attraversare Quella bolla tremenda di calore Che non permette di respirare E secca ogni profumo e odore Si desidera e s’invoca la pioggia Nelle case dove è rinchiusa la vita Brilla la cera sul cotto della loggia Dove l’aria appare fresca gradita Ma in tutta questa sofferenza C’è un aspetto forse positivo Invita alla calma alla pazienza L’impossibilità d’essere attivo E costringe l’intera popolazione Ora sfinita da tutto quel calore A un momento di riflessione Forse a qualche attimo d’amore L’afa con tutta la sua baldanza Padrona della terra del paesaggio Non riesce ad entrare nella stanza L’affetto non può essere ostaggio Dell’aria umida e soffocante Di questa torrida atmosfera Che con il bagliore accecante Allontana l’arrivo della sera Ma nel pomeriggio è consolante Nell’ombra tra le pulite lenzuola Stendersi in un letto invitante E dimenticare ogni altra parola.

Consigliati