Alighetoù nel presente

Dicembre 2017

Piero Passaro - Alighetoù nel presente

Alighetoù apre gli occhi e sospira. Si trova in un piccolo coffee bar. E'  inverno; quando le porte scorrevoli si aprono per i passanti entra una brezza freddissima e inospitale che tuttavia concede il rassicurante tepore del caldo di quel luogo ai consumatori quando le porte si chiudono. Lentamente, essi, riprendono ad urlare di sciocchezze. Alighetoù è seduta sulla poltrona, un posto riservato a chi è solo.

Si alza e si guarda intorno. Non c'è nessuno per lei ma è meglio così, può isolarsi e chiudersi nel guscio consapevole che si è costruita. Alighetoù ha amato nella sua vita, ed è una donna disillusa. Non vuole empatizzare con le persone che prendono vita attorno a lei, preferisce osservarli a distanza. Scrivere qualche storia su di loro.

Vede passare qualcuno lungo i tavoli e pensa di indicare loro si sedersi vicino a lei per evitare il disperato girovagare nella ricerca di uno spazio. Non riesce, vince sempre il bisogno di tenersi a distanza. Il suo problema è sempre questo conflitto a cui pensa ogni giorno. Inizia a battere i piedi che i suoi stivaletti trasformano in piccoli tonfi continui. Il freddo ai bassi arti è unico: una sensazione univoca nell'universo.

Prende un blocchetto dalla borsa e nervosamente poi usa la biro. Usa la biro, non scrive. Inizia a comporre qualcosa che le faccia trovare la spinta per rinsaldare il suo conflitto interno. Cos'è questo conflitto? E' qualcosa di incontrollabile, una commutazione di sentimenti, una leva dell'entusiasmo, una vera e propria delibera dei suoi sensi. Alighetòu raccoglie finalmente un'idea e scrive di questa cosa e la definisce folgore vitale. E' un nome strano, addirittura banale.

La vetrata è una vista perfetta per le persone che passano. Sul marciapiede ci sono ombre carnose tutte coperte per il gelo: Alighetoù vede la soluzione e la causa del suo conflitto. Le persone hanno un calore a cui non si può davvero rinunciare, sono tutte destinate a far brillare una luce forte in lei. Lei però non è l'unica, ce ne sono diversi che gioiscono e soffrono per la folgore vitale. Quando Alighetoù trova il sentimento cosciente che la pervade lacrima per tutta l'empatia affettiva che fluisce. Lei stessa diviene pura empatia.

Ha paura però; non controlla questa empatia che può farle molto male, le ha già fatto molto male. Quando un'altra persona rilascia la propria folgore e questa si unisce a quella degl'altri il misticismo diviene solo un'etichetta. Alighetoù sente di vivere qualcosa, o qualcuno, nel momento in cui quella folgore si attiva in lei e negli altri.

Perchè si rende conto che quel tipo di condotta non è vita; quel tipo di condotta è solo una presa di coscienza che si può sopravvivere senza amare altre ombre calorose, si può sopravvivere senza lo scorrimento di empatia. Alighetoù è la portavoce dell'estrema empatia. Tutti hanno questo potere ma in pochi se ne ricordano e non si perdono nella visione quotidiana di un'esistenza macchiata da ogni falso bisogno. Non si tratta di edonismo o altre forme più sorridenti di qualcosa che è già stato perso senza che le persone lo sappiano; no, è qualcosa di più forte.

La sua mano velocissima e furente scaglia pensieri sul blocchetto. Ad un certo punto ferma la biro, ferma la mano, ferma lo sguardo dritto su quelle parole inchiostrate. Il suo giaccone produce una serie di rumori al minimo movimento, la fa pensare a se stessa. Infila la mano nella tracolla e raccoglie il suo lettore musicale.

"Sonata in d Minore, Op. 1, No. 12, RV. 63, 'La Follia'' di Vivaldi"; il display del suo lettore è preciso. Alighetoù pensa all'amore che l'ha resa consapevole del suo status. Una persona che non ha più rivisto ma che c'è stata gravosamente. Alighetoù pensa a come sia facile reperire sguardi, riprodurli nella contemporaneità di oggi.

Un potere immenso e drammaticamente incontrollato di riprodurre ognuno eppure così inutile per quel viso, per quella persona, per quel calore. Qualcosa di irriproducibile con nessun artificio. Alighetoù pensa intensamente a quella persona e il suo cuore, il suo cervello palpitano davvero di comune accordo. La folgore la investe.

Alighetoù guarda tutti i consumatori seduti. Li osserva e loro osservano lei. Prima che l'attenzione si perda Alighetoù fa uno scatto all'impianto musicale del bar. Stacca il jack e lo attacca al suo lettore. Vivaldi ora lo ascoltano tutti e lei, in lacrime cerca di spostare tutti i tavoli in fretta prima che la traccia finisca. Qualcuno cerca di fermarla ma poi non capisce il suo intento e la curiosità prevale.

C'è uno spazio dove tutti possono entrare ma in cui nessuno si addentra. I tavoli sono ai lati, i caffè sono fumanti senza che qualcuno ne fruisca. Alighetoù si muove nel mezzo e passa in rassegna i giorni passati alla sbarra fino a sanguinare per la perfezione. Un ragazzo la guarda con un'espressione indefinibile, qualcosa che non riesce lui stesso a capire. Felice? Triste? Imbarazzato? Contrariato? Smette di pensarci e si getta in quello spazio.

Alighetoù lo accoglie, non sa chi sia ma l'identità è solo un abbellimento. Lui ride e poi si stanca. Alighetoù gli parla nell'orecchio e gli dice come deve tenerla mentre danzano. Una ragazza entra nel bar incuriosita e si accinge ad osservarli. Sorride quando riconosce Alighetoù. Questa persona ha i capelli lunghi e un sorriso pungente, talmente autentico da doverne essere all'altezza in uno scambio di sguardo. Porta uno zaino contornato di placchette e toppe da ogni dove. Ha una spilla sul cappotto con tutta l'aria di essere un regalo che lei stessa non avrebbe voluto indossare prima che qualche evento non la rendesse fondamentale.

La ragazza sorride, raccoglie il blocco cartaceo di Alighetoù e lo legge. Lo osserva attentamente, come se fissasse una singola parola in modo allucinato. Prende una biro dalla tasca e vi aggiunge qualcosa mentre Alighetoù continua a ballare con entusiasmo. Ormai tutti la stanno guardando. Il ragazzo che balla assieme a lei la ferma un secondo. Ride col fiatone: una vera e propria icona del vivere vero di Alighetoù. Lui posa una mano sulla liscia guancia della ragazza. Il suo calore intenso è pari al contrasto tra i suoi occhi celesti e il colorito scuro della sua pelle.

Vivaldi finisce. Alighetoù stringe le mani a quel ragazzo. Le persone tutte attorno si guardano tra loro, è successo qualcosa ma non capiscono cosa. Il ragazzo prende il blocco di Alighetoù e glielo porge. Il ragazzo decide di parlare ad Alighetou:"una ragazza ha scritto qualcosa. Aveva una spilla su di sè con scritto "Elite"". Alighetoù sussulta, poi si reca al finestrino e la sua bocca trasforma sul suo viso un falso sorriso. Non la vede. Ma cosa aveva scritto quella ragazza?

"Balli in modo ineffabile. Sei una delle persone che preferisco. La tua autenticità sono davvero le persone, per me si tratta di situazioni". Alighetoù piange ancora ma queste sono lacrime di compassione per quell'impossibile confessione di perenne inadeguatezza temporanea che sarebbe sempre scattata nella sua amica e  "nelle sue situazioni".

Alighetoù fissa il vetro e tiene in mano una vecchia foto della sua amica in bianco e nero mentre si accinge a parlare per dire: "My vriend. Doen 'n goeie reis".