Una griglia bagnaticcia è quel che c'è davanti a me ora. Oggi il sole dibatte con le nuvole. Ha piovuto poco fa ma non in modo convincente. Sprazzi di luce illuminano casualmente visi dalle sfuggevoli fisionomie, una veduta impressionistica di identità aleatorie. La voce squillante del megafono annuncia il ritardo dell'alta velocità mentre le persone reclamano la loro supponenza.

Io la vedo in quel momento davanti alla griglia ma abbasso lo sguardo. Non voglio sia lei ma la repulsione è forte almeno quanto il bisogno di essere certo di rivederla. Quando guardo è troppo tardi, quel corpo è passato oltre la griglia. Rimango al binario mentre sforzo me stesso di capire dove possa andare lei, magari al binario a fianco il mio, magari il binario tre.

«...il treno 7791 partirà alle 8.47 dal binario tre...»

Ecco appunto. Lo so che è lei, ne ho la consapevolezza eppure non contratto il suo sguardo. Non so cosa fare. Guardo le scale. Aspetto tutti coloro che emergono dal sottopassaggio. Niente. Fino a che non sento una voce.

«Alex!»

L'altra scala non la stavo guardando, non si tratta di chi cercavo con gli occhi.

«...mi venisse un colpo!»

«...ti è gia venuto» gli risposi seccamente.

«Ah-ah-ah. Ah. Sempre di buon umore eh Alex? L'ultima volta ti ho visto inseguire un fantasma lungo gli champs elysées...»

«Neanche la tua vita mi sembra migliorata Sten...»

Sten è sempre stato un burbero ma devo riconoscere che ha una buona dose di sensibilità per le parole e gli argomenti.

«Oh santa miseria...corro che il treno parte...buona caccia nemico dell'intervita!»

«Ciao Sten» sussurrai impercettibilmente nel mio sorriso. Poi vidi lei di nuovo. Non volevo ripetere il suo nome nella mia mente. I suoi capelli e il suo corpo era coperto alla mia vista da porzioni di passeggeri apatici che facevano risaltare la sua immobilità, la sua inadeguatezza in mezzo a loro. Avevo perso la speranza. Il mio sguardo stava ormai per perdersi. Era quasi un'ombra sfocata come avevo visto poco fa vicino la griglia. Un treno pieno sul suo binario arrivò. Non pensai di avvicinarmi, non avrei potuto. La guardai da lontano e notai che era indecisa, come testimoniavano i suoi stivaletti in pelle incrociati e una mano sulla lente sinistra dei suoi occhiali a goccia. Il capo chinato col suo Stetson a nascondere parte del suo viso. I suoi vestiti in pelle attillati scatenarono le sentenze di alcuni zotici che la videro mentre scendevano dal treno. Lei si risvegliò e alzò il capo. Si guardò attorno come ripresa da una profonda meditazione e mi vide anche se non mi osservò.

Era difficile non capire dove fosse diretta ora. La guardai salire sul treno. Aveva un look molto attraente per essere un fantasma delle sagome.