La teoria della stalla di Mr Fred

Dicembre 2017

Piero Passaro - La teoria della stalla di Mr Fred

Fred picchiettava sul suo blocco note nervosamente in attesa del suo cappuccino senza zucchero. Alzava lo sguardo continuamente quando il vociare della saletta aumentava progressivamente, come se si desse un'autorizzazione a farlo a seguito di troppo silenzio. La saletta era disposta in modo simmetrico grazie alla solitudine di Fred; lui al centro sedeva con un tavolino a singolo posto e tutt'attorno concedevano simmetria, ai rispettivi angoli della stanza, un rumoroso gruppetto di due-tre persone.

Quando la cameriera gli pose il caffè sul tavolo Fred la guardò. "Mi spiega perchè viene qui?" azzardò la giovane donna.

"Scusi?" avanzò debolmente Fred. "Perchè viene qui? Voglio dire, ci sono altre caffetterie meno rumorose o, che ne so, biblioteche, se vuole silenzio". Fred pensò più ad una sua autentica sincerità che ad un'aria contrariamente sfacciata. 

"Giovane donna, mi reco qui perchè questo mi rende felice. Vuol sapere cosa nello specifico?" la ragazza lo guardò increspando le sopracciglia. "Ebbene, vede l'uscio di questa stanza? Priva di porta? Tutti quelli che sporgono la loro testa dall'uscio per verificare la disponibilità di posto a sedere di questa stanza sono una perfetta metafora dell'inutile ego umano"

"L'uscio?" ribattè lei.

"Si, l'uscio. Quelle teste con quegli sguardi da cavallo drogato che scansionano lo spazio circostante in cerca di un loro posto e successivamente voltano la testa sprezzanti. L'urgenza naturale e coscienziosa di uno spazio preteso nell'esistenza. Veri e propri animali che cercano disperatamente in modo fisiologico una stalla dove stazionare."

La giovane donna sembrò incuriosita nel vedere dove sarebbe culminato quel discorso sulle teste, sull'uscio e sul quel folle paragone. "Se pensa questo perchè rimane qui ad osservarli?"

Fred sorrise per la prima volta; poteva esplicare ad una persona cosa aveva in mente di fare quel giorno. Si alzò e invitò la ragazza a sedersi al suo posto. "Queste persone qui dentro, così rumorose, discutono di futilità goliardicamente come maiali in una stalla. I maiali si scambiano la merda che mangiano tramite movimenti istintivii e non consci della propria presenza nello spazio. Ora farò in modo che questi maiali accolgano subito la coscienza". 

Fred prese la sua borsa, farfugliando incomprensibilità tra se e se. La ragazza lo osservò attentamente. Fred si sposto accanto all'uscio della porta, appiattito al muro. Spuntò una testa per controllare se ci fossero posti liberi. In quel momento Fred fece cadere la borsa a terra. La ragazza sussultò senza strillare;  qualcosa di caldo e dolciastro era zampillato improvvisamente sulle labbra che  poteva assaporare con la lingua.

Tutti i presenti in quella stanza si fermarono istantaneamente e guardarono verso l'uscio. Fred stava ansimando; aveva un ferroso macete insanguinato in una mano e la testa del visitatore che cercava posto nell'altra. "Vede signorina? I porci ora sono coscienti e mi osservano. E' bastato questo." Tutti i presenti continuavano a fissare Fred attentamente.

"Per questo vengo qui signorina, la comunicabilità è il massimo!"