Cristallino

Dicembre 2016

Paolo Bosca - Cristallino

Un estratto dal libro Cristallino di Paolo Bosca


Un milite ignoto


Sono appena partito, non ho ancora colto il ritmo dei binari, e nel sedile di fronte al mio si siede un giovane militare: la musica si ferma. Sento affiorare ogni nota, ogni pagina e ogni parola di quella cultura antimilitarista di cui mi nutro fin dalla prima adolescenza. Ma forse coi tempi sono cambiato anche io. Forse la paura e il teleschermo (o la paura del teleschermo) hanno fatto breccia anche in me. Il ritmo si è fatto più chiaro, ho tempo, è ora di mettermi la sua pelle.

Le mie vibranti cellule cutanee si fanno d’un verde incerto, opaco, logoro. Sono mimetico. Strumento. Evado la serena omologazione delle periferie, scavalcando, dei muri, il più antico. Hop, hop, hop.
A soli vent’anni posso già proteggere, padre severo senza moglie e senza amore. Col numero che porto al collo mi sono anche state date una pistola e un dovere: l’obbedienza. Una penna e una cancellina. L’obbedienza cancella le macchie, la pistola disegna quelle che ora mi ricoprono.
Non dovrò mai rendere questi doni.
Da giovane teso, inconcludente, indecisivo, sono diventato espressione colorata e ben visibile condizione della decisione altrui. Di mia mamma, di mio papà e di tutti quelli che mi riconoscono.
Per quanto riguarda gli altri, quelli che non mi hanno mai conosciuto, confido nella paura: puttana che si scalda tra i miei stracci. Perché forse sono oltre la paura. Gli ordini non la portano con sé. Io la porto con me. Ma gli ordini mi portano fuori di me.
Alzo gli occhi e riconosco un tono di perplessità nel volto del milite. È nudo e lo sta capendo.
Setaccia la sua memoria per scovarne il colpevole. Sobbalza. Abbandona il progetto.
Forse vorrebbe ora spiccare il volo per eseguire un’ispezione più efficace, ma come fare senza
gli stivali? Si trova ad un vicolo cieco.
Mi svesto e lo rianimo.

Il tempo è ora più grigio, autenticamente mimetico, non un minuto è distinguibile nelle periferie che accompagnano il mio scorrimento sui binari. E me ne rendo conto, ogni volta di più, a ogni parola che scrivo: il tempo grigio è meno riconoscibile attorno a me. E gli abitanti di quelle periferie, anche loro sono mimetici, irriconoscibili dagli oblò dei loro bilocali sovraffollati. Guardano lontano, dall’alto, fino ai quartieri del centro, per distinguere qualcosa o qualcuno; ma anche lì nulla. Nel tempo grigio spiccano solo le macchie verdi delle uniformi.