Il signor Bovary

Maggio 2014

Paolo Zardi - Il signor Bovary

Il tradimento consuma in fretta le sue risorse: è un fuoco che chiede pezzi di legno sempre più grossi. Il secondo bacio non assomiglia al primo, rubato con il cuore in gola: vale già meno. Ci si abitua presto alle regole infrante; e infrangere regole più severe è una continua richiesta di conferma che si rivolge all’altro. Fino a che punto? Fino a che punto sei disposto ad amarmi? Cosa sei disposto a perdere? Così, a ogni passo un nuovo sacrificio: il pudore immolato, il ritegno cancellato, il buonsenso dimenticato. L’amore vuole estendere il suo dominio fino ai limiti del possibile. Non è cattivo: ne va della sua sopravvivenza.

Dopo le vacanze, durante una chiacchierata in un motel (ricordo solo uno stemma gigantesco a forma di cavallo sugli asciugamani, e il sapore aspro di un lubrificante al limone), Orietta aveva parlato di casa sua, senza un motivo preciso, qualcosa tipo: «A casa mia stanno imbiancando». Lui aveva subito immaginato l’entrata, il salotto, la camera da letto, i termosifoni, l’armadio, il cassetto con la sua biancheria, la terrazza, l’ascensore, l’orizzonte che si vedeva dalle finestre, l’odore della cucina, e delle lenzuola sulle quali dormiva, e il bagno nel quale lei si lavava, e il bidè... Quel mondo che le apparteneva, e che lui non conosceva. Un’altra verginità da prendere in considerazione.

«Quando posso venire?»

«Da me? Sarebbe una follia.»

E poiché era una follia, iniziarono a pensarci. Gli incontri, che ora continuavano con una regolarità matrimoniale, erano solo il pretesto per parlare della casa di lei, e di come fosse impossibile evitare la sorveglianza del marito, o quella dei vicini, e di quanto fosse ingiusto violare l’intimità di quelle stanze che lei condivideva... Violare. Era quello il problema? No, ma... Sì. Esisteva un ultimo baluardo che non voleva saperne di cedere. Si erano baciati, avevano fatto l’amore, avevano sperimentato dilatazioni incredibili, e scambi di fluidi di ogni genere, avevano orinato l’uno sull’altro, in un crescendo di intime sciocchezze, ma... La casa di lei. La trionfale marcia dell’amore rischiava di frangersi su quei muri. Divenne una questione di principio. Iniziò il tormento.

Lei provò a difendersi rilanciando: una mattina a casa da lui. No, c’era la moglie che aveva partorito da poco, e non si spostava mai. Un ostacolo oggettivo. Che orari faceva il marito di lei? Non lo sapeva. Non lo sapeva in generale, o non era in grado nemmeno di prevedere dove sarebbe stato il giorno dopo? La mattina, ad esempio, c’era? Ecco, lo poteva chiamare non appena il marito usciva; lui avrebbe mollato tutto e l’avrebbe raggiunta. Sognava di fare il bagno con lei, o di ballare un lento nudi, in salotto. Di mangiare in cucina, un risotto con le zucchine, di guardarsi un film scaricato da Internet. La normalità era l’ultima frontiera della trasgressione; l’imitazione di una coppia sposata che passa una mattina a casa era l’unica cosa che ancora non avevano fatto. Così, alla fine lei cedette, e quando cedette, lui si pentì di averlo chiesto, di aver insistito. Aveva vinto, e questo, in fondo, gli bastava: perché correre quel rischio inutile? Allora fu lei a pretendere l’incontro. Se lui aveva paura, significava che non la amava abbastanza. Lui le propose un altro week end insieme. Lei si impuntò. Ai primi di ottobre, cedette lui. Il sedici mattina lei lo chiamò, con la voce che le tremava; lui, con le gambe tremanti, a sua volta, uscì dalla filiale, salì in macchina e si avviò verso la periferia della città.


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Cosa spinge un uomo con un lavoro sicuro e una famiglia formato mulino bianco a rischiare tutto per una donna? In un nord Italia fatto di villette a schiera e desolate periferie, un direttore di filiale si imbarca in un’improbabile relazione sentimentale, forse solo per il gusto di poter dire «Ho un amante». Ma come Madame Bovary, anche lui scopre che non sono l’amore e il tradimento, ma i soldi e i debiti, a portarli alla rovina.

Costruito come una spietata partita a scacchi, Il signor Bovary apre uno squarcio sulla più fondamentale tra le domande: che cos’è l’amore?