Questa non è poesia

Gennaio 2013

piANoDfoRtE - Questa non è poesia

(9 agosto 2012) Stancarsi, stancarsi sino a incancrenirsi, consumando una futile orbita attorno a nulla di radici diverse. Il destino delle cose come delle persone. Vedi, dovresti saper essere più profondo rispetto a quanto hai già visto, quanto hai già detestato, quanto già hai conosciuto. Non è la noia, no, non è il tedio quello che avverti tra le pieghe della polvere che corrode il vuoto. Saresti troppo banale ad essere così superficiale, così piccolo. Accorgersi di morire nello specchiarsi è da codardi, venir meno a se stessi da vigliacchi. Dovresti saper essere grande abbastanza da poterti pensare in modo diverso, senza marcirti nell’egocentrismo di un torto. Di una paura. Dovresti avere il coraggio di guardare quello che rimani essere: un relitto, polvere dorata sulle ciglia. Considerati, senza pregiudizio. Avvertirai… la solitudine, il baratro che si apre. Universo inospitale. Il buco nero. Nessuna personale maledizione: la vita non è stucchevole come il palcoscenico. Tutto converge alla disarmonia di un silenzio, accecata dagli sguardi di un attimo, risucchiandoci nel gorgo della libertà. Per chi esiste, la condanna di Sisifo è uno scherzo, in confronto. Non resta che stancarsi di stancarsi. Annoiarsi della noia. Perdere l’abitudine di non avere abitudine. Detestare per detestare non serve a nulla. Si detesta semplicemente per fare qualcosa di meglio.