Il narratore di verità

Novembre 2017

Tiziana D'Oppido - Il narratore di verità

Anni Settanta

La neosignora Blumenthal era una casalinga itinerante, nel senso che in determinate settimane all’anno, quando il circo si trovava in zone ragionevolmente percorribili con la sua Simca 1000 verde bottiglia, mollava grembiule e pignatte e correva a unirsi a trapezisti e giocolieri.

Soprattutto i primi tempi, tra un involtino e una polpetta in quaglieria, il Direttore dovette faticare parecchio per appagare gli slanci emotivi e le curiosità artistiche della sua consorte. Nel grande e accogliente appartamento, pieno di libri, dipinti e musica in filodiffusione, c’erano sempre camere pronte ad accogliere ospiti estrosi e cosmopoliti e ogni volta che in paese arrivava un forestiero per un concerto, un’inchiesta giornalistica o un comizio elettorale,veniva di default alloggiato a casa loro.

Dieci anni dopo Sara Pantone nasceva Lucio Blumenthal, che fin da bebè assisteva agli spettacoli circensi seduto sulla pancia del suo commosso papà.

«Guarda la mamma che brava! Che doti! Sarai talentuoso come lei, tu, bello di papà?», gli sussurrava all’orecchio.

«È la tua fotocopia, sai?», diceva Frida a suo marito nelle pause dell’allattamento, con la calotta in lattice sulla testa e il cerone bianco sul viso, mentre il bimbo poppava perplesso.«Ma che ti ha detto poi la pediatra di quelle vescicolette?»

«Che non dobbiamo preoccuparci perché è una semplice dermatite da contatto. Che la pelle dei bambini è molto delicata.Una cremina e passa tutto».

«E quando gliela mettiamo, ’sta cremina? Un attimo ha il culetto granuloso e irritato, l’attimo dopo ce l’ha liscio e candido».

«E non lo so. Ma è una stupidaggine, un fastidio diffuso a quest’età».

Uno dei primi doni che Lucio ricevette da sua madre fu un prezioso mappamondo artigianale in madreperla con gli oceani di lapislazzuli e le pianure di giada e corallo, che la signora Blumenthal posò orgogliosamente sulla scrivania della sua stanzetta. La forma sferica dell’oggetto, i colori brillanti e le iridescenze perlacee incantavano il piccolo, che zampettava nel girello verso lo scrittoio,in calzini rossi e ciuffetto di capelli a pinna di squalo, saltellando con le braccia tese per cercare di afferrarlo. Poi perdeva l’equilibrio sulle gambine a cornetto e ricadeva sulla mutansella.

«Iiiiiih!». Indicava estasiato una briciola di pane con tre centimetri di indice paffuto, gli occhioni verde-germoglio sgranati e la bocca a forma di uovo. «Iiiiiih!». Vestito d’un coloratissimo completino bohémien e galleggiante in un mare di balocchi provenienti da ogni angolo del globo, Lucio gattonava rapido verso quello stupefacente bruscolino. Imboccato da una poetessa maudite e ninnato da un cantante neomelodico poliglotta, il bambino cominciava la sua formazione.

Del resto, anche i signori Blumenthal erano vivaci e curiosi, e in grande sintonia tra di loro. Dopo la gravidanza Frida era tornata magra e flessuosa. E nell’intimità della camera da letto recitava, per suo marito soltanto, variazioni sul tema del mimo calvo che lo mandavano in visibilio.


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Il narratore di verità, LiberAria Edizioni

Lucio Blumenthal svolge un lavoro inusuale: gira il mondo come narratore di verità, aiuta le persone a confessare quello che non sono mai riuscite a dire agli altri.
Sarà proprio questo bizzarro mestiere a richiamarlo in Val di Brodima, dopo aver ricevuto una strana lettera nella quale suo padre Gildo, che non vede da vent’anni, gli chiede aiuto per riprendere i contatti con Sara, una donna che vive in un paese limitrofo e da cui ritiene di aspettare una bambina, Cryos.
Dopo essere tornato nel suo paese e aver iniziato segretamente a indagare su Sara, Lucio si ritrova coinvolto in un mondo  tto di misteri, intrighi e menzogne che, per la prima volta nella sua vita di narratore di verità altrui, lo costringeranno ad affrontare la sua verità, nascosta dietro falsi indizi e apparenze. Ma i segreti di Sara sono solo la punta dell’iceberg di enigmi molto più grandi e pericolosi, che  niranno per coinvolgere l’intera valle. 
Tiziana D’Oppido esordisce con un romanzo incalzante e dai dialoghi serrati, dotato di un’intensa levità grazie a uno stile inusuale che coinvolge il lettore pagina dopo pagina, in un alternarsi di colpi di scena, sino al pirotecnico  finale.