14 giugno 2018

Artico Festival - JOE


Artico Festival - JOE

C’è sempre il punto zero da cui si parte e quest’anno Artico lo farà con Elisa Paschetta, in arte JOE. La giovane artista ha infatti il compito di aprire il festival al Parco della Zizzola a Bra e alzare il sipario con una performance live all’ora dell’aperitivo, venerdì sera.  
Il mondo di JOE è uno specchio in cui tutti ci ritroviamo o, per lo meno, ci siamo ritrovati almeno una volta nella vita. La dimensione raccolta di una stanza dalle tinte pastello, un mappamondo, un palloncino blu, un cactus, due enormi occhi dipinti sul muro e dritti a fissare lo sguardo di chi osserva. Elisa canta i sentimenti leggeri come vestiti di lino, seppur con la profondità di descrizione e la veemenza di una ragazza coraggiosa. Il suo primo EP è uscito l’anno scorso, il suo secondo lavoro è invece alle porte: l’album, dal titolo Tieniti stretto, verrà realizzato grazie alla campagna di crowfunding su musicraiser e si preannuncia un disco autentico e sincero.
Noi le abbiamo fatto cinque domande, per conoscerci.



Chi è JOE e da dove nasce questo nome?
In realtà mi è difficile pensarmi come JOE! Il nome mi è stato dato da un’amica  quando lei mi paragonò a Jo di Piccole Donne, una ragazza ribelle e irrequieta, ma al tempo stesso forte e determinata. Mi piacerebbe potermi rispecchiare in lei, infatti sto sempre più riscoprendo questi lati del mio carattere che ho represso per troppo tempo, soprattutto il coraggio e la determinazione. Di lì il passaggio a Joe, per la mia passione verso la canzone di Jimi Hendrix Hey Joe.








Che cosa ha spinto Sembra semplice, il tuo primo EP, in Tieniti stretto? Quale l’evoluzione sonora ed emotiva?
Sembra semplice rappresenta per me un “dare un senso”, il primo approccio effettivo con la musica in senso concreto. Avevo dei brani scritti da tempo e mi andava di sentirli incisi; all’inizio registravo nella mansarda di un amico, poi mi sono affidata al Lobster Studio, a Monasterolo di Savigliano, dove ho conosciuto Massimo Barberis che è stato il produttore dell’EP. Quel “vedere come diventa la mia musica” si è quindi evoluto in dar vita ai tre video dei singoli, grazie ai Ratavolöira, videomakers di Torino. Tieniti stretto è invece la scoperta, artistica e personale, della mia sonorità e del mio linguaggio espressivo, che sicuramente andrò anche a stravolgere con il tempo.

La chitarra è parte integrante di ogni tua esibizione; quando il primo ricordo?
Ho iniziato a suonare la chitarra da piccola: un giorno mia madre mi consegnò la sua chitarra classica, con la quale anche lei suonava da bambina, prendendo lezioni. Le stesse lezioni furono poi quelle che tramandò a me, conoscenza di base grazie alla quale sono riuscita a studiare lo strumento da autodidatta. Poi c’è stato il mio arrivo al Lobster Studio e l’incontro con Alessandro Osella, dapprima mio insegnante di chitarra, successivamente compagno di musica e di vita. Oggi è lui a suonare nei live, oltre ad aver registrato chitarre e basso nel mio disco, del quale è stato con me arrangiatore.



Perché ad Artico?
Artico è il festival per eccellenza, a mio avviso, della mia cittadina, Bra. Sono davvero molto fiera di prenderne parte e spero di far appassionare il pubblico con la mia esibizione, non vedo l’ora!








Tu sei cantante, musicista, autrice, attrice, una brava fotografa; dov’è il tuo spazio? Dove possiamo immaginarti seduta a creare?
Ho la fortuna di avere due genitori che mi hanno sempre lasciato il via libera in campo artistico. La mia stanza è dove penso di più, mi raccolgo, lascio andare tutto e faccio scorrere le idee ad occhi aperti. Spesso parto da un motivetto in testa, prendo la chitarra e lascio che il mio io si esprima, in base a quello che sto vivendo, a ciò che mi ha colpito di più, a cose che non ho avuto il coraggio di esternare. Il teatro non è la mia strada, ma mi ha insegnato tanto, soprattutto sulla presenza scenica. La fotografia spero di poterla approfondire, e perché no provare ad iniziare una scuola. La parte più bella della musica, invece, è che la posso portare sempre con me, se le do spazio di viverci.

Chiara Gerbaldo Chiara Gerbaldo