Cinque film italiani strani o poco visti del 2018

Cinque film italiani realizzati nel 2018 che vi consigliamo di recuperare

Cinque film italiani diversi, rari, poco visti – talvolta neanche distribuiti – e "strani" usciti nel 2018

RICORDI? di Valerio Mieli

Valerio Mieli torna dieci anni dopo il suo cult Dieci inverni. Come allora, servono i cleenex perchè si tratta di un'altra storia d'amore tormentato che gioca con il tempo e la sua percezione. In scena, i ricordi e la loro realtà sfuggente e mutabile, dove passato e presente si mischiano, gli stati d'animo si sovrappongono e gli effetti del tempo che scorre, dei sentimenti che mutano e delle esigenze della vita che si impongono modificano continuamente le parole dette (forse) e gli eventi accaduti (forse). Un film visionario e antinarrativo al limite dello sperimentale, ma allo stesso tempo quasi naturalista nel cogliere la realtà illogica dei sentimenti e dei ricordi. È un film dolce e struggente, contemporaneamente complesso e "semplice", come un bell'haiku, e contemporaneamente irreale e vero, come una sensazione familiare raccontata con sfumature conosciute solo nell'inconscio.

LA STRADA DEL SAMOUNI di Stefano Savona e Simone Massi

Il documentario incontra l'animazione; la potenza dell'impegno politico esplicito incontra la capacità della "finzione" e dell'arte di rielaborare e cogliere gli aspetti più insondabili. I Samouni sono una famiglia palestinese che vive alla periferia di Gaza. Nel 2009 l'esercito israeliano sterminò la famiglia uccidendo ben 29 membri. Stefano Savona racconta le testimonianze e i ricordi dei superstiti e affida alla matita di Simone Massi, uno dei protagonisti principali della nostra animazione d'autore e della corrente detta "neopittorica", il compito di raccontare i non detti e le rielaborazioni più intime. Il risultato è un documentario potente, duro, poetico e affascinante.

IL CODICE DEL BABBUINO di Davide Alfonsi e Denis Malagnino

Cambiamo genere con questo noir che rielabora la condizione, urbana, sociale e interiore della periferia. È la storia di una vendetta irrazionale e privata nata dalla rabbia e dalla disillusione più profonde e dalla paura del diverso, quasi totalmente ambientata all'interno di un auto e in una notte come tante nei territori oltre il Grande Raccordo Anulare. Il film trova la sua specificità nella messa in scena scarna, priva di qualsivoglia orpello - di sceneggiatura e di regia -, che possa distrarre dalle vicende emblematiche dei due protagonisti, vittime e simboli di una realtà soffocante. Nonostante l'essenzialità della messa in scena, non è un film banalmente realista. Trasfigura le condizioni dei personaggi con l'arma del "comico" più acre, sottile e duro, sfruttando la sua capacità perturbante e capovolgente di filtrare la disperazione e dipingere antieroi. è realizzato dal collettivo Amanda Flor, protagonista tra i più interessanti del nostro cinema underground.

LA TERRA DELL'ABBASTANZA di Damiano e Fabio D'Innocenzo

Restiamo nell'estrema periferia romana con il promettente esordio della coppia dei fratelli D'Innocenzo. I due giocano, un po' adagiandosi e un po' rielaborandoli, con gli stereotipi delle opere ambientate in un contesto periferico e affidano agli occhi dei due adolescenti protagonisti, che spesso la cinepresa aggredisce quasi entrando nella pupilla, e ai loro primissimi piani il compito di  trasmettere la paura, la disillusione, l'illusoria e vacua euforia e gli echi della coscienza lontani, improvvisi e letali che costituiscono le tappe dell'educazione criminale raccontata dal film. È un percorso in cui gradualmente l'umanità si smarrisce in un adattamento meccanico, ovvio e quasi inconsapevole ad un contesto che non lascia via di scampo, se non disperata ed estrema. Nota di colore, il film è pieno di sciarpe, felpe e magliette dell'AS Roma.

OVUNQUE PROTEGGIMI di Bonifacio Angius

Attraversiamo il Tirreno e sbarchiamo in Sardegna, dove da qualche anno è in fermento uno dei cinema "regionali" più interessanti e vivaci (Salvatore Mereu, Giovanni Columbu, Bonifacio Angius, per fare alcuni nomi). C'è chi, con la giusta dose di malignità, l'ha definito come la versione meno banale de La pazza gioia di Paolo Virzì; definizione che rende l'idea di questa dolce commedia amara sul viaggio di due anime disperse. Angius realizza un film vitale dall’anima disperata, solare in superfice e cupo nella sostanza, lucido e concreto nel rappresentare un contesto e allo stesso tempo capace di cogliere le dimensioni più sfuggenti dell’illusione e dell’utopia. La complessità di fondo si esprime nell’assoluta semplicità e lievità del buon film medio tendente all’alto che rielabora strade e canoni già visti, non privo di momenti deboli e didascalici, ma assolutamente in grado di emozionare e di farci osservare l’abisso di una vita fallita senza farci perdere la possibilità dell’empatia, dell’affetto e della comprensione.





Edoardo Peretti Edoardo Peretti