13 dicembre 2018

Cometa - Gregorio Magini


Cometa - Gregorio Magini

TITOLO: Cometa

AUTOREGregorio Magini

CASA EDITRICE: Neo

ANNO: 2018

“… se c’è qualcosa che non va, non puoi cercare la soluzione nelle cose che ti piacciono, perché sono le cose che già fai. L’unico modo per superare se stessi è fare qualcosa che ci fa schifo ...”


Gregorio Magini mette in scena un’opera dalle tinte forti, dove immerge le storie quotidiane di due giovani ragazzi, in qualcosa di più universale, percorrendo alcune tappe di un’Italia vista da angolazioni impreviste (un esempio su tutti sono le manifestazione per il G8 di Genova). I due nuclei principali della storia, sono rappresentati appunto dai due protagonisti, Raffaele e Fabio, per cui vengono narrate le loro vicende dapprima in modo singolo, quasi parallelo, dalla più tenera età fino ai giorni dell’università. Successivamente, ci si concentra sul loro incontrano, grazie al quale si amalgamano per trovare reciproca legittimazione. È l’inizio di una relazione fatta di amicizia, interessi in comune e influenza che viaggia in entrambe le direzioni. 

Al di là della mia semplicistica schematizzazione, al termine di una prima lettura ho tentato a più riprese di parlare di questo romanzo, ma senza riuscire. Sono arrivato così alla conclusione, che non avrei saputo raccontarlo appieno, rassegnandomi unicamente a riflettere sugli interrogativi che mi ha lasciato. Mi si è spalancato infatti un baratro di domande, a cui sto cercando risposta da qualche giorno (che in termini di storie, storie scritte a maggior ragione, è un buon segno). Ad amplificare questo mio senso di smarrimento, è tutto l’impianto del romanzo che con i suoi elementi dicotomici, non mi permette di trarne considerazioni ferme. Ci troviamo infatti davanti un’alternanza di periodi lunghi e brevi, un lessico comune e ricercato, un uso della prima e della terza persona, figure moderne e antichissime, esagerazioni senza apparente motivo e una candida sincerità, un realismo estremo e un elemento fantastico.

Veniamo quindi alle mie questioni irrisolte. Le due storie iniziali. Non sono solo due storie separate, ma due modi diversi di raccontare (il linguaggio, la scelta del io narrante, la modulazione dei periodi): si può parlare quindi di due atti, oppure siamo al cospetto della stessa narrazione, ma da punti di vista differenti? E’ la stessa storia raccontata con lingue diverse?  

Discorso simile lo si può fare per l’ambiente familiare, incompleto per entrambi i ragazzi. Le due famiglie monche, sono in qualche modo complementari? Mettendo vicini i pezzi si compone un’unica famiglia? Oppure sono proprio le differenze familiari a fare di loro persone diverse?

Raffaele e Fabio rappresentano due modi diversi di non conformità, forse di non adattamento alla vita dei canoni comuni. A questo punto mi viene da chiedere, i due protagonisti  possono essere considerati una figura unica? Ho appena letto le vicende di un unico tragico(mico) eroe?

L’incontro casuale, e le vicende in comune, come il corso universitario, la rappresentazione artistica  e l’app di incontri. Tutto ciò permette loro di mischiare le carte, ma la loro situazione migliora o ne rimangono invischiati? Si completano o si annientano a vicenda? Da qui la categorizzazione: è un romanzo di formazione o di deformazione?



Gabriele Cesana Gabriele Cesana