FABIO MOLLO - IL PADRE D'ITALIA

TITOLO:Il padre d’Italia

REGISTA:Fabio Mollo

ANNO:2016

Paolo(Luca Marinelli) è un trentenne solitario ed introverso commesso inun grosso mobilificio, posto di cui si è accontentato per necessità lasciando perdere i suoi sogni; omosessuale, è reduce dalla fine di una storia importante. Una sera, in un gay club, una ragazza(Isabella Ragonese) gli sviene sotto gli occhi; dopo averla portata in ospedale, scopre che è incinta e che anche lei non sta vivendo il periodo più brillante della sua vita. I due partono per un viaggio che da Torino attraverserà tutto lo stivale.  


Diciamo subito una cosa che farà piacere agli aficionados di Lo chiamavano Jeeg Robot; anche ne Il Padre d'Italia, secondo film di Fabio Mollo, Luca Marinelli canta Non sono una signora di Loredana Bertè, concedendo anche la performance de Il mare d'inverno. Questo è un indizio abbastanza significativo di come il film dedicato al supereroe trasteverino sia già entrato nell'immaginario del cinema italiano (altro indizio fresco fresco; il fatto che il Batman de Lego Batman sia doppiato da Claudio Santamaria, cioè Jeeg Robot) dettandone in qualche modo certi canoni, anche solo a livello produttivo e di riferimenti intertestuali come quello appena illustrato. Il padre d'Italia è un film molto diverso da Jeeg Robot, ma in qualche modo può essere inserito nella stessa corrente di rinnovamento del cinema italiano che mira a variegare il panorama della nostra settima arte puntando sul cinema di genere, in questo caso il road movie intimista non lontano dal melodramma.


Il Padre d'Italia è un film imperfetto nel quale la bilancia dei pregi e dei difetti è equilibrata, ma che allo stesso tempo nei suoi punti di forza trova una potenza e un impatto a tratti notevole ;senza quindi sopravvalutarlo, è un film che merita una visione e, se trovate sia il caso, anche di essere difeso. È un film che colpisce più a livello visivo che a livello di compattezza della sceneggiatura; o per meglio dire, che racconta meglio con le immagini che con le parole e la "storia". E sia i suoi pregi che i suoi difetti derivano da questo; un forte impatto sotto certi punti di vista, e un certo bozzettismo e un po' la sensazione d'irrisolto sotto altri. 

La parte migliore è il racconto del rapporto tra i due protagonisti, due personalità in qualche modo ferite ed entrambe in bilico sul ciglio che si affaccia sulla disperazione; due personaggi che si trovano quando, in fin dei conti, sono nella stessa situazione esistenziale, pur espressa in maniera differente date le personalità opposte. Il racconto rapsodico, composto da sequenze quasi autosufficienti, diventa quindi perfetto per raccontare lo sviluppo del loro legame, che non è lineare e del tutto "logico", come sempre accade quando due persone in una situazione simile si incontrano, si annusano, si avvicinano e si supportano a vicenda. Questo avvicinamento vive di sequenze dal grande impatto visivo, capaci di sostenersi da sole e di riassumere il senso del legame trasmettendone la rabbia, le illusioni, i rimpianti e l'affetto; in particolare grazie all'utilizzo della colonna sonora (splendida la scena con There is a light that never goes out deiThe Smiths, che ricorda lo stile di Refn) e delle ambientazioni. 


Se fino a qui Il Padre d'Italia convince, i nodi vengono al pettine quando si allarga lo sguardo verso altre tematiche o si mettono in scena personaggi secondari; ne soffrono quelle che sono le due questioni più "sociali", il precariato e soprattuttola genitorialità omossessuale (e su questo sulla carta era interessante il percorso del protagonista , bloccato da paure e condizionamenti culturali). Questi temi rendono meglio proprio quando emergono in filigrana, come suggeriti ed evocati, dal racconto del rapporto tra i due, risultando invece didascalici quando vengono affrontati più di petto. 


Coni suoi saliscendi, con i suoi momenti estremamente efficaci e con quelli che lasciano qualche dubbio, al suo secondo film Fabio Mollo dimostra di avere già una certa forza espressiva, regalando un film imperfetto e vivo, diseguale e potente. Che di sicuro, perlomeno, non può lasciare indifferenti.


Il Padre d'Italia, con Luca Marinelli e Isabella Ragonese, è il secondo film di Fabio Mollo; un film imperfetto ma potente.


Edoardo Peretti Edoardo Peretti