Francesca Manfredi e il suo buon posto dove stare

TITOLO: Un buon posto dove stare

AUTORE: Francesca Manfredi

CASA EDITRICE: La nave di Teseo

ANNO: 2017


Un buon posto dove stare è il libro di esordio di Francesca Manfredi, giovane autrice emiliana residente a Torino, dove tiene corsi di narrazione presso la Scuola Holden. L’opera, pubblicata dalla casa editrice La nave di Teseo, ha conquistato il prestigioso Premio Campiello Opera Prima.
Il libro consiste in una raccolta di undici racconti nei quali vengono indagati con grande maestria i temi dell’assenza, della mancanza e dell’evasione durante l’intero arco di vita dell’essere umano, mettendo in scena personaggi di differenti età accomunati da un lieve velo di malinconia capace di avvolgerli come un sottile strato di nebbia.

Cloro, Love in a lonely place, Cavalli, Da qualche parte, al sicuro, Esperance, Recherche, Il bosco, Ricorda chi sono, Il topo, Dall’altra stanza, Un buon posto dove stare, Quel che rimane. Questi gli undici titoli dati ai racconti, dalla lunghezza variabile, per raccontare alcuni spaccati di vita dei personaggi che animano la narrazione. Undici brevi episodi in grado di stravolgere la quotidianità in cui sono inseriti i protagonisti, un’ordinarietà opprimente nella sua ripetitività e prevedibilità, all’interno della quale eventi insoliti, non sempre desiderati e piacevoli, realizzano delle vere e proprie epifanie capaci di stravolgere ogni certezza precedentemente posseduta.
L’inesorabile senso di malinconia e nostalgia che colpisce il lettore alle prese con gran parte dei racconti qui presentati è un sentimento analogo a quello sperimentabile leggendo il racconto I morti di James Joyce, contenuto all’interno di Gente di Dublino.

In Cavalli, Claudia, in seguito ad un increscioso incidente in autostrada, sembra riuscire, in modo analogo a Gabriel Conroy, a riconoscere nuovamente il proprio compagno Davide dopo anni di scelte e sacrifici necessari per portare avanti un progetto condiviso. Sacrifici forse dati eccessivamente per scontati, la cui importanza improvvisamente rivalutata rischia di far vacillare la tenuta dell’intera relazione.
Anna, la protagonista di Esperance, Recherche, torna invece con la mente al suo primo amore ogni volta che sente un particolare odore nell’aria o si avvicina, dalla città in cui risiede, alle strade di montagna. Un amore adolescenziale di cui ha perso ogni traccia, verso cui non prova alcun rancore ma all’opposto un sentimento dolce e malinconico che soltanto i teneri ricordi d’infanzia  e di giovinezza sanno donare.
Di tutt’altra natura è la storia d’amore vissuta dai protagonisti di Love in a lonely place, un amore tormentato e spericolato che sembra dover inevitabilmente soccombere quando posto di fronte alle esigenze della vita quotidiana, all’impossibilità di vivere una vita di sole avventure e alla necessità di mettere in atto azioni ordinarie quali il lavorare, non potendo continuare a vivere di solo amore come all’interno di una bolla che separa dal mondo esterno.

L’amore, emozione che svolge l’azione di collante tra i vari racconti, è un sentimento esplorato non soltanto dal punto di vista della relazione sentimentale. Una particolare importanza è infatti fornita anche al legame tra genitori e figli e i sentimenti spesso contrastanti che sono reciprocamente sperimentati dagli uni e dagli altri.
Le figure genitoriali svolgono un ruolo fondamentale all’incirca in metà dei racconti presentati, nei quali si rivelano continuamente come individui particolarmente ambigui, incompresi, pieni di dubbi ed inintelligibili da parte dei figli.
Ad esempio, Un buon posto dove stare è la storia di una riconciliazione tra un padre e il proprio figlio, frutto di un amore ormai svanito. Se inizialmente nel racconto è percepibile un desiderio di vendetta da parte del padre, dimostrato attraverso il tentativo di sbarazzarsi degli oggetti della ex compagna rinvenuti nella casa coniugale, in chiusura è la volontà di recuperare l’infanzia perduta del figlio, sottratto dalla moglie in seguito alla separazione, insieme alla manifestazione dell’istinto protettivo paterno ad avere la meglio.
Nel meraviglioso racconto Il bosco la silenziosa sparizione del padre del protagonista, un uomo dall’aria triste e assente, capace di scomparire senza lasciare alcuna traccia, non è motivo sufficiente per apparire meno eroico agli occhi del figlio, il quale persiste a elaborare congetture per mantenerne un dolce ricordo privo di rancore.
La morte di un genitore amato e la fine di una relazione sentimentale si intrecciano invece all’interno del racconto Quel che rimane, dove Miriam e il protagonista del racconto riescono ad espiare insieme, in modo del tutto imprevedibile ed inaspettato, il dolore provato dall’assenza di una persona a cui erano particolarmente legati.

L’amore assume può però assumere anche una connotazione carnale, di natura sessuale, come nei racconti Da qualche parte, al sicuro e Dall’altra stanza. Il sesso, in qualità di argomento tabù per eccellenza, è sempre portatore di misteri e incomprensioni.
Di conseguenza la piccola Marta, protagonista di Da qualche parte, al sicuro, non riesce a comprendere il legame tra il continuo gonfiarsi della pancia della propria madre in dolce attesa, le provocazioni della vicina di casa Veronica, di lei poco più grande, ed i giochi erotici infantili da lei messi in atto con l’intento di giocare a far la coppia sposata.
Non meno scioccante è la confessione della madre della protagonista del racconto Dall’altra stanza che, a distanza di trent’anni, ammette alla figlia che il timore dell’altrui giudizio e la necessità di doversi presentare al mondo come una persona pudica e casta abbia potenzialmente compromesso il salvataggio del padre colpito da infarto durante un amplesso.

I segreti non hanno però necessariamente sempre una portata così sconcertante e talvolta alcuni piccoli segreti coniugali, dalla portata pressoché irrilevante, sembrano risultare l’unica via di scampo a una vita eccessivamente monotona e ripetitiva e al subentrare della noia all’interno della vita di coppia, riuscendo a ricreare un alone di mistero all’interno della propria vita e sperimentare il brivido della paura di esser scoperti . E’ un desiderio di evasione che spinge la protagonista di Ricorda chi sono, come il protagonista di Il topo a infrangere le proprie routine attraverso azioni semplici e innocenti di cui conservano gelosamente il segreto, attraverso elaborate scuse che permettono loro di sperimentare un sentimento di benessere e tranquillità.

 L’autrice nella sua opera riesce magistralmente ad introdursi nelle vite dei suoi personaggi, complice l’utilizzo di una scrittura lineare, mai ridondante, particolarmente chiara,  con l’intento di presentare un episodio significativo della loro esistenza, le cui conseguenze future non sono date a sapere al lettore.
Lo stile di Francesca Manfredi ricorda vagamente la corrente cinematografica della Nouvelle Vague grazie all’interessamento per gli ambienti domestici, il desiderio di raccontare la quotidianità e l’intimità dei protagonisti, la volontà di inserirsi a giochi già iniziati e andarsene prima della conclusione, aprendo una finestra sulla vita dei personaggi narrati di cui non viene preso in considerazione ciò che viene prima e ciò che viene dopo. Il lettore viene così a sperimentare una sensazione di spaesamento, dettata dalla percezione di ritrovarsi di fronte a racconti inconclusi o frammentati, interrotti in modo particolarmente brusco, attraverso una scelta stilistica che risulta significativamente riuscita ed efficace.

Francesca Manfredi sarà presente Sabato 1 Luglio alle ore 17 al festival Artico in Piazza Caduti per la Libertà, Bra (CN) per presentare il suo libro Un buon posto dove stare  presso il Palco Off all’interno del cortile di Palazzo Garrone.


Luca Reinero Luca Reinero