12 marzo 2019

Genesi 3.0


Genesi 3.0

TITOLO: Genesi 3.0

AUTORE: Angelo Calvisi

CASA EDITRICE: NEO.

ANNO: 2019

"Sulla riva c’era un bambino con la faccia da vecchio. Teneva in mano una bottiglia di vetro. La riempiva con l’acqua del lago e, quando era piena, la svuotava. Poi ripeteva l’operazione. Sono stato colto dalla vertigine, come in un volo infinito di altalene, e ho capito che l’acqua era il tempo, il bambino era il mondo e la bottiglia ero io."



In principio c’erano il Polacco e Simon. Il primo immerso nel lavoro e il ragazzo, con le sue magliette personalizzate, pronto a scappare e trovare riparo nella radura. Il Polacco disse “Oggi arrivano”. Il Polacco vide che era cosa buona (per lui). E fu sera e fu mattino. 

Il punto in cui comincia questa storia, non è proprio il primo giorno in assoluto. E in più, tanto per dirne una, non sono neppure del tutto soli i due protagonisti. C’è anche Mitropa, gallina dalla triste sorte di sodomie continue. Il Polacco e Simon vivono in un palazzone dal cortile cangiante, immersi in un tempo difficile da definire, attorniati da un bosco con piante dai nomi e dagli effetti particolari. Ma incontriamo i due in una situazione in evoluzione. Si trasferiranno infatti nella Capitale di lì a breve, dove il Polacco è stato richiamato.

Questo è il quadro generale che ci troviamo davanti iniziando la lettura, ma è necessario sapere che approcciarsi a questa storia che ci ha regalato Angelo Calvisi, è come leggere con lenti particolari. Ogni impressione è infatti distorta, ma onesta. È un viaggio allucinato in cui fino alla fine è impossibile distinguere se siamo di fronte alla più ingenua descrizione della realtà o alla più grande presa in giro possibile.

La prima difficoltà approcciandoci alla lettura è capire il quando.  Sono giunto a individuare tre possibili risposte: un presente alternativo, un futuro distopico, oppure – quella più suggestiva - la cronaca del presente, ma attraverso il modo di vedere, distorto e annacquato, di Simon. Ma dopo tutto, l’autore ci ha avvertiti fin dall’inizio, ponendo tra le citazioni, la mappa migliore per affrontare la lettura:

Il tempo della narrazione, il tempo poetico, il tempo

musicale sono forse l’allegoria del tempo scritto

sulla materia, della sua non linearità, dei suoi vuoti,

delle sue accelerazioni, riprese, anticipazioni, della sua

irreversibilità, asimmetria, complessità. Da sempre questa

allegoria del tempo appartiene al linguaggio, che è esso stesso,

mentre accade, tempo. 

Antonio Prete, Prosodia della natura. Frammenti di una Fisica poetica.

La stessa narrazione procede in modo dinamico, sembra sempre in continua evoluzione. Una frase su tutte: “Mi accorgevo che il suono della mia voce modificava lo scenario e che più dettagli aggiungevo alle descrizioni, più le cose acquisivano una forma inedita.”

Uno dei temi che emerge con più forza è senza dubbio il senso di estraneità. Simon sembra essere sempre scordato rispetto alla melodia di sottofondo. Sia che si trovi nella sua prima casa con il Polacco, sia che si trovi nella capitale, pare non riuscire mai a sincronizzare i suoi movimenti con quelli degli altri. A volte sembra percepirlo lui stesso, e allora tenta di ribaltare la situazione. Altre invece vive inconsapevole, forse non troppo lontano da una certo grado di serenità. Una citazione per riassumere: “Penso che dopotutto il senso della solitudine sia questo: un prolungato riflettersi nella pozzetta intonsa di un water nel cesso vuoto di un ospedale militare.”

Un altro aspetto su cui è interessante prestare attenzione è il modo in cui l’autore affronta il tema della critica: che sia riferita all’amministrazione pubblica, al militarismo, all’antimilitarismo o alla sanità, si possono scorgere diversi livelli di profondità. Si parte dalle critica pura, semplice e disarmante,  per scendere fino all’ironia sulla critica stessa. Verrebbe quasi da chiamarla metaironia.


Gabriele Cesana Gabriele Cesana