29 maggio 2017

Grande nudo, l'imponente nuovo romanzo di Gianni Tetti


Grande nudo, l'imponente nuovo romanzo di Gianni Tetti

TITOLO: Grande Nudo

AUTORE: Gianni Tetti

CASA EDITRICE: NEO. Edizioni

ANNO: 2016


Grande nudo è l’ultimo imponente romanzo del sassarese Gianni Tetti. L’opera, che gli è valsa una candidatura alla settantunesima edizione del premio Strega, è una narrazione distopica pregna di violenza, di guerra e di sofferenze, ambientata in un mondo che, per quanto dissimile dal nostro, richiama i numerosi fatti di cronaca e i conflitti armati che quotidianamente infiammano territori non molto lontani da noi.

Per riuscire a comprendere al meglio un'opera massiccia come Grande nudo ho avuto la fortuna di poter partecipare all’ evento ospitato dalla libreria Trebisonda di Torino per la rassegna SalottinOff del Salone Internazionale del Libro di Torino. Occorrenza in cui è stato possibile confrontarmi con l’autore del libro, Gianni Tetti, e Paolo Zardi, altro altro autore di punta pubblicato da Neo edizioni. I due si sono confrontati, moderati da Francesco Coscioni, sulla tematica della bellezza e la ferocia della nudità, concetto che compare nelle ultime opere di entrambi gli autori, seppur in modo radicalmente differente.


Grande nudo è il terzo romanzo appartenente alla Trilogia del vento, che contiene al suo interno i precedenti I cani là fuori e Mette pioggia. L’ opera, frutto di un lavoro di anni intrapreso a partire dal titolo, è nata con l’intento di raccontare con un nuovo linguaggio alcune delle storie contenute all’ interno di I cani là fuori. Lo stile narrativo di Gianni Tetti è travolgente, caratterizzato da frasi brevi e concise, che dettano il ritmo alla narrazione. Un ritmo particolarmente scattante e veloce, paragonabile a quello delle serie televisive, che spinge il lettore a fare una vera e propria abbuffata tra i capitoli. All’interno del romanzo vengono presentate le storie di diversi personaggi  che, nel corso della narrazione, hanno modo di incontrarsi e scontrarsi inevitabilmente, in modi spesso inaspettati.
Il narrare di Tetti ha molte analogie con lo stile cinematografico e ricorda alcuni romanzi distopici che hanno avuto notevole fortuna anche attraverso la loro trasposizione cinematografica, quali The road di Cormac Mc Carthy e I figli degli uomini di P.D. James. Come lo stesso autore ricorda, però, il romanzo non va considerato come una sceneggiatura, possedendo il linguaggio della letteratura modalità nettamente differenti di procedere nella narrazione degli eventi affrontati.


Grande nudo è un romanzo pregno di violenza. La ragione di insistere così tanto su un tema spesso considerato ostico è dettato dal desiderio dell’autore di mettere in luce un istinto primitivo umano, un sentimento che accomuna gli uomini agli animali e spesso diviene l’unica forma di sopravvivenza possibile.
Il legame tra umano ed animale è onnipresente nel libro, a partire dalla figura dei cani che accompagnano continuamente gli esseri umani in un continuo rapporto di amicizia e di contrasto, di sottomissione e di dominanza. Gli esseri umani tendono spesso a mettere in atto comportamenti canini, arrivando a cibarsi di scarti e carne in putrefazione e assumendo talvolta anche la posa e i vocalizzi di questo animale.
La violenza assume varie declinazioni all’interno del romanzo. C’è la violenza domestica di cui si sente parlare quotidianamente nei telegiornali; la violenza di strada spesso dettata da condizioni precarie di vita e uno status socioeconomico e culturale inferiore, che conduce a furti, risse e prostituzione; la violenza depravata della schiavitù sessuale, che quando scoperta fa scalpore e infiamma i dibattiti televisivi  in un climax ascendente che raggiunge il suo apice con lo sfregio dei cadaveri dei nemici sconfitti in pieno clima post-bellico e l’impiccagione di chiunque sia considerato ribelle e non allineato al regime militare costituito.


Altra tematica particolarmente cara a Tetti è la guerra. I conflitti bellici infiammano tutta la seconda metà del romanzo, in una Sardegna martoriata da una guerra civile combattuta tra gli abitanti "benestanti" della città, possessori di ogni comfort e rassegnati ad un’esistenza basata su televisori al plasma e macchine SUV, e i cosiddetti infetti, i contadini più miseri che fuggono dalle campagne contaminate dal perpetuo riversare nelle loro terre scarti industriali tossici . Situazioni che, per quanto romanzate, toccano  tutti noi da vicino. Basta pensare agli ingenti quantitativi di diossina pervenuta presso la Terra dei Fuochi a Napoli. Anche gli scenari post-apocalittici della guerra, gli edifici trasformati in ruderi dopo i bombardamenti, gli attentati messi in atto dai ribelli come tentativo estremo di contro-attacco, i cani che fuggono dalla città e si riuniscono in branchi per predare i feriti e cibarsi di cadaveri sono tutte scene che, per quanto drammatiche, si presentano continuamente in zone di guerra non molto distanti da noi, come ad esempio in Siria.


Il romanzo presenta un eccellente ritratto dell’isola sarda e viene più volte da chiedersi se una simile opera sia concepibile in un luogo che non sia altrettanto contraddistinto da un isolamento a tratti forzato.
L’autore riesce ad inserire con maestria termini della lingua parlata, canzoni, ninne nanne e filastrocche popolari, poesie appartenenti alla vita contadina. Sono presenti riferimenti alla vita pastorale e alle tradizioni sciamaniche e religiose derivanti dai riti ancestrali del culto della fertilità della terra, con particolare riferimento alla figura del majarzu e dei mamuthones.
Non mancano però anche i riferimenti alla cristianità, specialmente quella delle origini, individuabile nella figura messianica del majarzu che, dopo aver avvicinato a sé un’ampia schiera di discepoli si occupa con diligenza di tenere un resoconto delle proprie vicende e di ciò che avviene nel mondo che lo circonda attraverso la stesura del Libro, dalle forti tinte evangeliche, preoccupandosi inoltre di mettere in atto la sua trasmissione nel resto del mondo.
Anche la coprotagonista del romanzo, Maria, il cui nome è portato dal vento, è facilmente accostabile –seppur per contrasto- alla madre di Cristo. Essa infatti riesce a mantenere una propria bellezza nonostante le continue violenze subite, che la oppongono totalmente alla purezza e al candore con cui viene identificata la Maria evangelica, divenendo nel corso del romanzo una figura di Grande Madre disposta ad ogni sacrificio per salvare i propri figli, che sono i figli dell’umanità tutta.


Grande nudo fortunatamente si chiude con un messaggio di speranza nei confronti di un'umanità ormai allo sbaraglio, in cui ormai è divenuto quasi impossibile distinguere vittime da carnefici e la disperazione ha la meglio su tutto e tutti.
Perché se è vero che, come ci ricorda l'autore "Se qualcuno è convinto che da una crisi nasca un mondo migliore, sbaglia. Siamo gli stessi di prima, più soli, più impauriti", allo stesso tempo egli ci ricorda che c'è sempre qualcuno che non si lascia piegare dalle menzogne e falsità dei dominatori, lasciando intravedere una flebile luce in fondo al tunnel.






Luca Reinero Luca Reinero