20 marzo 2018

Il maggiore dei beni - Valeria Caravella


Il maggiore dei beni - Valeria Caravella

Titolo:Il maggiore dei beni

Autore:Valeria Caravella

Editore:NOWHERE BOOKS

Anno:2017

Col suo primo romanzo, Valeria Caravella porta in scena le urla pacate di un ragazzo alle prese con le difficoltà del suo essere altro rispetto a un mondo che fatica ad allargare i propri spazi.


Il maggiore dei beni è un racconto in prima persona di come il quotidiano possa diventare per un ragazzo come Davide, un percorso a ostacoli, senza sosta, con il fiato in riserva. È una storia di continui incontri, in prima battuta con se stesso. Con la famiglia, in parte allargata. Con il mondo della scuola. Con la galassia dei coetanei. In ognuno di questi mondi Davide, il giovane protagonista, fatica a inquadrarsi. Rimane, in ogni aspetto della sua vita, ai margini, sfuggente e difficilmente classificabile. Se volessimo semplificare all'osso, l'intero impianto narrativo si basa su due figure. Quella di Davide e della scrittrice. Entrambi i personaggi non sono quello che sembrano, o perlomeno fanno di tutto per non apparire che ciò che sono. La scrittrice non racconta questa storia e non la si vede alle prese con la scrittura. È un surrogato di madre che invece si fa figlia. È un'educatrice, ma dimostra poco tatto, eccede spesso nei toni e nelle reazioni. Davide è un ragazzo che non vive la sua età, si sente sessantenne, aspetta la morte con una certa insistenza. Si fa padre, tende ad estraniarsi da tutto ciò che sono le esperienze di un adolescente che si affaccia alla vita. 

Se queste sono le due leve della storia, fortemente collegate tra di loro, da cosa è rappresentato il fulcro? Se escludiamo personaggi terzi, la scuola e la famiglia, quello che rimane sono le ore pomeridiane passate al centro educativo: il momento in cui si instaura un rapporto, il momento in cui incrociano le proprie incertezza. Potremmo considerare l’inadeguatezza sociale, il bisogno di attenzioni di entrambi, il vero punto di contatto, ciò che permette alle due leve di far muovere la storia. È quindi un romanzo sulla difficoltà di adattamento e sul disagio sociale? E allora come si spiega il titolo? Il maggiore dei beni. Quale sarebbe il maggiore dei beni? Lo si può intuire leggendo queste pagine? Il romanzo è quindi una sorta di ricerca del bene, un tentativo di classifica di tutti i beni possibili?  È il percorso che serve per capire quale sia il maggiore? È quindi un romanzo di formazione? 

Innestato tra questi quesiti, troviamo il tema della violenza e tuttociò che ne consegue. Nel romanzo viene rappresentata dal racconto del pozzo, spazio metaforico con cui il protagonista descrive il suo stato emotivo dopo alcuni episodi di maltrattamento subiti. Sono in molti a dire la propria, a sprecare parole su questi temi. Penso invece che il primo doveroso passo sia ascoltare. Ascoltare in silenzio. Ecco perché credo che questa storia debba essere lettin silenzio per ascoltare il rumore dei propri pensieri. Quindi non dirò altro sul tema.

L'ultimo punto di questo mio commento lo voglio dedicare al linguaggio usato. La struttura del paragrafo presenta degli schemi che si ripetono in quasi tutto il testo. Solitamente il paragrafo esordisce con una frase breve, secca, senza fronzoli. Successivamente ci si occupa di smussare, levigare, affinare. Vengono spesso evitati periodi lunghi e a più riprese si tenta di seguire le logiche della lingua parlata. La contaminazione dialettale poi, permette di costruire espressioni fresche, genuine.Tutto ciò contribuisce a ricreare un linguaggio perfettamente allineato con i quindici anni della voce narrante, accompagnato però da una vastità di lemmi utilizzati (il vocabolario è infatti molto ampio e le parole ripetute un'eccezione) a sottolineare come l'attenzione a queste tematiche non sia mai lasciata al caso evenga portata avanti con molta accuratezza.


Gabriele Cesana Gabriele Cesana