19 gennaio 2018

Il narratore di verità - Tiziana D'Oppido

#verità #famiglia #romazo

Il narratore di verità - Tiziana D'Oppido

Titolo: Il narratore di verità

Autore: Tiziana D’Oppido

Editore: LiberAria

Anno: 2017

Una fiaba moderna, un saggio sulle relazioni, un moderno femminismo, una glasnost’ tutta italiana.


Il narratore di verità - opera prima di Tiziana D’Oppido - è una mela tagliata a metà: due parti simmetriche, che si ammirano identiche davanti allo specchio. Due figli unici, due paesi, due imprenditori, storie di chi resta e di chi parte; sembra quasi che la terza via non sia contemplata.

In questa metafora platonica, scoviamo Lucio e Sara, narratore il primo e custode la seconda, di quello che viene presentato sotto molti aspetti, ma che l’autrice, con abile mossa stilistica, chiama Verità. Il narratore del vero, è appunto il nuovo mestiere che Lucio si è messo a fare in giro per il mondo, riscuotendo svariati successi. E sarà proprio guidato dal suo lavoro che, tornato nei luoghi dell’infanzia, sovvertirà le leggi matematiche, che fino a quel momento avevano fatto sì che la sua vita scorresse parallela, senza mai intrecciarsi a quella di Sara. Poco a poco il lettore verrà a conoscenza di alcuni fatti che riguardano il presente, il passato e il futuro dei due protagonisti.

Lo stile narrativo con cui viene portata avanti la storia presenta una curiosa alternanza di registri. Si passa infatti dal tragico, all’ironico, dallo spensierato all’impegnato, senza andare a intaccare lo scorrere naturale della storia. Il filo conduttore di tutto l’impianto rimane però quello che mi sono permesso di definire come il candore della scrittura: la leggerezza con cui tratta tutti gli argomenti, la semplicità con cui li espone, mi ha fatto pensare alla forma della fiaba (forse in stampo moderno, in stile Pennac e Sepulveda). Troviamo infatti l’eroe e la principessa, o in alcuni casi l’eroina e il suo aiutante, il lupo cattivo con i suoi scagnozzi, la lotta del bene e del male, le fate che arrivano in aiuto dell’eroe (le donnemamme). Riesce in questo modo a semplificare ogni aspetto, per arrivare al nocciolo della questione nel minor tempo possibile, senza prevedere altri piani di significato. Tutta questa trasparenza le permette di portare critiche feroci alla società attuale, o alle relazioni umane, quasi senza che il lettore se ne accorga: prima infatti che i pregiudizi e i preconcetti inizino ad attivarsi nel nostro modo di pensare.

A tutto ciò si contrappone la scelta di termini ricercati, presi in prestito da altre discipline o rasenti il neologismo (Il suo mestiere di traduttrice viene a galla in più di una occasione). Troviamo infatti termini come anossico, casula al vento, roride, itterico, nefelibata, enfi, deliquio, il tutto accompagnato da trovate stilistiche eccezionali: “curve a vomito”, “Oltre le colline levantine, sulla fiducia, si estendeva il mare”, “Uno scuro ragionamento affondava nella sua testa come rostro di zecca”, “La pioggia continuava a cadere fitta, accanendosi con una malignità feroce, quasi umana”, “Nonostante l’affollamento di pianeti nel suo sistema solar-uterino, la vita era riuscita ad allunare, colpo di coda d’una fertilità ridotta ormai a un rigagnolo”.

 

In una recente intervista l’autrice ha confessato come la musica sia stata il vero mezzo ispiratore dell’intera opera. In particolare, L’estate di Vivaldi ha rappresentato l’input iniziale, con il Presto e l’Adagio venuti fuori da un violino di strada. Ho cercato allora di rappresentare il suo lavoro sotto forma di frequenze, leggendo l’intera narrazione come un susseguirsi di vibrazioni. Per fare ciò ho suddiviso il testo in spazi grafici definiti, (278 battute: per farci un’idea ogni battuta coincide con 25 righe circa), ho realizzato poi un contatore di oscillazioni (con nessuna pretesa scientifica o musicale in senso stretto), basandomi su alcuni dati statistici: lunghezza media dei termini, numero di termini nella battuta, presenza della punteggiatura e presenza del discorso diretto. L’immagine sottostante mostra come oscillerebbe questo contatore, se solo si potesse ascoltare il romanzo.



Gabriele Cesana Gabriele Cesana

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