7 agosto 2017

Il primo giorno della tartaruga, romanzo d'esordio di Sirio Lubreto


Il primo giorno della tartaruga, romanzo d'esordio di Sirio Lubreto

TITOLO: Il primo giorno della tartaruga

AUTORE: Sirio Lubreto

CASA EDITRICE: CasaSirio

ANNO: 2016

Il primo giorno della tartaruga, romanzo d’esordio dello scrittore di origini napoletane Sirio Lubreto, è un racconto esasperato e scanzonato delle vicende che quotidianamente avvengono nel Mar Mediterraneo, capaci di infiammare i dibattiti televisivi e le prime pagine dei giornali. L’autore riesce abilmente a destreggiarsi tra il desiderio di denunciare situazioni criminose, che finiscono per danneggiare principalmente le fasce più deboli della popolazione, e il presentare  un’ avvincente narrazione ricca di colpi di scena, che costringe i lettori ad incollarsi al libro fino al giungere dell’ultima pagina per scoprire come si concluderanno le vicende narrate.

Di fronte all’interessamento morboso dei media per la questione dei movimenti migratori che partono dai Paesi più poveri dell’Africa per approdare sulle coste italiane e giungere in Europa, considerato anche l’attualissimo dibattito attinente la presunta complicità tra ONG e scafisti, Il primo giorno della tartaruga si presenta come un ottimo stimolo per osservare queste vicende da un nuovo punto di vista, quello dell’immigrato.

Protagonista del racconto è infatti Issa Youssoufou, giovane nigerino giunto a Napoli da Zinder dopo una lunga serie di peripezie che lo hanno condotto a girare l’intera Africa e il Medio Oriente, dove ha appreso la sacra arte dell’arrangiarsi e del sopravvivere ricorrendo ad attività illegali tra cui il contrabbando di alcolici.
La vita di Issa a Napoli è quanto di più lontano si possa immaginare da un’esistenza idilliaca, costretto a vivere da senzatetto sotto il portico lercio della Posta centrale, privato di tutti i suoi averi durante la traversata del continente africano ed impegnato a far trascorrere le proprie giornate ripiegando su vino di pessima qualità con cui dar sfogo al proprio alcolismo.

Ad alternarsi con le sventurate vicende che coinvolgono Issa, Lubreto introduce il personaggio di Raffaele Carrone, un poliziotto corrotto, portinaio presso l’Ufficio Stranieri della Questura di Napoli, definito da tutti Bokassa per via del modo dittatoriale con cui amministra ogni faccenda burocratica attinente l’ufficio di sua competenza e la non velata complicità con i loschi giri della prostituzione e del traffico di esseri umani.
Carrone, considerabile fondamentalmente come un pesce piccolo all’interno del mondo dell’illegalità, si vede improvvisamente distruggere il proprio impero con l’arrivo del dottor De Sanctis, il nuovo dirigente dell’Ufficio Stranieri, il quale non si rivelerà però a sua volta uno stinco di santo.

Dato che gli appartenenti al mondo della criminalità sono sempre in qualche modo connessi tra loro ed i pesci piccoli hanno sempre breve durata prima che arrivi qualche pesce più grande a divorarli, o meglio, a costringerli con ricatti e vessazioni psicologiche a svolgere attività che mai vorrebbero intraprendere, ad un certo punto Issa e Carrone si vedono costretti a collaborare per intraprendere una missione consistente nel trasporto di un carico ingente di cocaina dall’Africa all’Europa.
Il primo è infatti costretto alla fuga da Napoli, dopo aver attirato su di sé le inimicizie di un boss locale che lo vuole ormai morto, ed è pronto a tutto pur di ottenere del denaro. Il secondo è invece costretto dal superiore De Sanctis, poliziotto corrotto a sua volta, dotato però di “agganci” più altolocati e sicuramente più astuzia rispetto al sottoposto. Ad unirsi alla tresca comandata da De Sanctis e Jerome Izzo, un francese dedito a creare false ONG attraverso cui manipolare soldi, sostanze e persone, si aggiungono inoltre Samira, una prostituta omosessuale nigerina in fuga dal suo magnaccia e Gennaro Abdelghani, un contrabbandiere per metà napoletano e per metà egiziano, amico di lunga data di Issa.
Il quartetto, durante la traversata che dal Niger porta alla Mauritania, per poi da lì giungere per mare fino a Berlino, hanno occasione di incontrare beduini del deserto e collaboratori di Gheddafi, scafisti privi di scrupoli e trasportatori abusivi  che via camion attraversano il deserto libico, curatori sciamanici in piccoli villaggi isolati dal mondo, mafiosi di origine italiana e naziskin tedeschi, capi del crimine organizzato azero ed ex miliziani serbi.  Tutte personalità che, nel portare avanti i propri loschi traffici, non si preoccupano eccessivamente del prossimo o sono alla ricerca del modo migliore per colpire deliberatamente alle spalle i rivali con il fine di arricchirsi o semplicemente di aver salva la pelle, in un mondo in cui chi non uccide viene ucciso.

Sirio Lubreto non risparmia attacchi per nessuno. Non esistono fazioni di buoni e di cattivi, ma differenti punti di vista, tutti abilmente presi in analisi, e situazioni più o meno sfortunate d’origine, che inducono ad attrezzarsi in modo differente per reagire alla vita. Anche il protagonista del libro, Issa, non è un considerato un santo cui spetta un premio finale come atto di riconciliazione da parte del mondo per tutta la crudeltà subita, ma semplicemente quella tartaruga su duecento che riesce a sopravvivere al primo giorno di vita e che, a differenza dei propri fratelli ormai deceduti, possiede gli strumenti adeguati per poter fronteggiare la vita.

Assai pregevole è il ricorso nel testo a differenti linguaggi, dal napoletano di Carrone al francese di Izzo, fino ad arrivare all’arabo e alla lingua hausa usate costantemente nel testo al fine di rendere più credibili i dialoghi tra persone appartenenti a differenti culture e concretizzare le difficoltà di comprensione reciproca.
Apprezzabili sono anche le provocazioni lanciate al lettore, a dimostrazione di quanto poco si sappia dell’Africa, ritenuto un luogo lontano ed oscuro per la maggior parte degli europei, a partire dall’insistenza con cui De Sanctis bacchetta Carrone sull’importanza di non confondere Niger e Nigeria, nigerini e nigeriani.

Il libro offre un ottimo spunto per entrare nei panni di coloro che sono costretti quotidianamente a fuggire dai propri luoghi d’origine per via della povertà estrema, della guerra o degli interessi di chi vuole sfruttare le risorse africane non lasciando nulla in cambio alla popolazione locale. Lubreto aiuta a comprendere le difficoltà, i pericoli e i costi che comporta l’attraversata del deserto libico, rischiando di esser imprigionati, di morire o di subire forme estreme di violenza, per poi doversi imbarcare su gommoni e giungere a una terra promessa spesso e volentieri molto meno accogliente da come era stata descritta in patria.
Non manca in chiusura una frecciatina ai media italiani, capaci di riproporre come veritiere storie del tutto inverosimili ma fortemente desiderabili per gli spettatori che, anziché indignarsi per i morti dispersi nel mare, hanno la possibilità di crogiolarsi al pensiero di un eroico connazionale riuscito a sfuggire agli attacchi dei nemici della patria.


Luca Reinero Luca Reinero