19 novembre 2018

Isola di fuoco, dove la musica di Colapesce incontra il cinema di Vittorio De Seta

#cinema #documentario #musica #musica indie #colapesce #vittorio de seta #soundframes #museo nazionale del cinema

Isola di fuoco, dove la musica di Colapesce incontra il cinema di Vittorio De Seta

In Isola di fuoco Colapesce sonorizza, anche rileggendo alcune sue canzoni, i documentari che Vittorio De Seta ha dedicato alla Sicilia, creando una fusione di grande impatto ed efficacia

Isola di fuoco  è il titolo di un documentario realizzato da Vittorio De Seta nel 1954, dedicato alla vita quotidiana sull'isola di Stromboli e uno dei tanti film che intorno alla metà del '900 il grande documentarista ha dedicato alle realtà e alla vita rurale della Sicilia (e non solo;  basti pensare al celebre Banditi ad Orgosolo ambientato nella Sardegna più profonda) e che negli anni hanno acquistato un valore di documento antropologico e storico, oltre che cinematografico,  sempre più prezioso. Queste opere sabato 17 Novembre hanno indossato vesti inedite grazie a Isola di fuoco, spettacolo ideato e scritto da Colapesce inserito nellle iniziative di Soundframes, mostra organizzata dal Museo Nazionale del Cinema di Torino.

 Il  cantautore sicialiano ha cercato di andare oltre la banale forma canzone per creare un'esperienza immersiva in cui suoni e immagini si fondessero. Non è stato "solo" un concerto - le immagini non erano semplicemente sfondo - e non è stato "solo" la sonorizzazione di un film -  la musica non era semplicemente accompagnamento; è stato uno spettacolo che ha preso un po' da entrambe le forme ma che è andato in qualche modo  oltre, sicuramente trovando una propria specificità.

Colapesce, già protagonista dell'ultima edizione di Artico Festival,  rielaborando alcune sue canzoni come creando sonorità inedite, ha  sonorizzato spezzoni dei vari documentari in cui De Seta ha raccontato e  fotografato la Sicilia, a loro volta sezionati e rimontati. In questo modo, è stato creato un unicum in cui non solo cinema e musica andavano davvero a braccetto; la fusione tra immagini e suoni ha anche creato un'atmosfera che pareva trasportare lo spettatore/ascoltatore sui bordi del vulcano in eruzione o ai margini delle tonnare, sulle barche in cui  avveniva la lotta contro i pesci spada o nelle ricche e affascinanti  processioni e riti.  Questa immersione è nata da una sorta di corto  circuito tra passato, rappresentato dalle immagini e dal loro valore  storico/antropologico, e presente, con il dominio delle sonorità  elettroniche, talvolta più rarefatte e sfuggenti e talvolta più concrete  e vitali, simili ai suoni che si immagina risuonassero nelle realtà raccontate dai film. é come se si fosse voluta creare una sorta di "mitologia rurale" al di sopra del tempo,  in grado di riportare la forza evocativa ed elegiaca,  la  concretezza del legame col territorio e il valore di potente e duro documento delle tradizioni, dei riti, degli usi e dei costumi osservate per mezzo dello sguardo di De Seta.

Da  questo punto di vista la rielaborazione musicale più significativa e  inevitabile è stata quella, accompagnata dalle immagini di minatori, di Pantalica, canzone contenuta in Infedele  e che già suggeriva, per il testo all'insegna di una sorta di  epica panteista come per gli arrangiamenti, questa mitologia rurale "fuori dal tempo". Hanno funzionato in questo senso però anche le riletture, anche radicali, di brani più intimi come Copperfield . Del resto non è irrilevante il ruolo che Isola di fuoco può assumere nel percorso compiuto dal cantautore; se la vedessimo da  quest'ottica troveremmo infatti più di un riferimento alla tendenza sempre più evocativa, nella dolcezza amara di Decadenza e panna come nella forza di Pantalica, e sempre meno "realista" che lo stile musicale del nostro sta assumendo. 

 Decisiva, soprattutto per l'impatto visivo più immediato, è stata anche la scenografia dell'atrio del Museo Nazionale del Cinema. Colapesce ha poi concluso la serata con un epilogo in cui ha cantato Sospesi e Ti attraverso con arrangiamenti più soft ed essenziali, anche essi molto evocativi


Edoardo Peretti Edoardo Peretti