3 dicembre 2015

La recensione di Arrenditi Dorothy!


La recensione di Arrenditi Dorothy!

“I classificatori dovranno arrendersi” sono le prime parole che leggiamo nell’introduzione a Arrenditi Dorothy! di Marilena Renda, e miglior monito non potrebbe esserci. Coloro che infatti vorranno immediatamente identificare il libro della Renda avranno vita (e lettura) difficile, avendo fra le mani un’opera per sua natura poliedrica e fuorviante, che rifugge la linearità della narrazione e unisce prosa e immagini sfidando il lettore a restare al passo. 

Di una raccolta di frammenti  si potrebbe parlare, meglio di particelle che gravitano attorno a un nucleo mai completamente a fuoco:  le prose della Renda nascono in buona parte da fotogrammi di film d’autore che l’autrice ha accuratamente cercato di rendere irriconoscibili al di fuori del loro contesto, usandoli come scintilla per le sue narrazioni. Pagina dopo pagina, le immagini si alternano ai racconti, lasciando sempre al lettore il compito di decifrare le loro corrispondenze. Non solo il cinema e la letteratura si fondono in questo libro, ma così fanno anche i generi letterari: dal racconto realista alla fiaba nera, dai ricordi d’infanzia al racconto sovrannaturale, e in certi momenti la prosa addirittura si confonde con la poesia (ricordiamo le due raccolte poetiche pubblicate dall’autrice: Ruggine e La sottrazione).

L’unico consiglio per godersi la lettura di Arrenditi Dorothy! è quello di lasciarsi trasportare dagli alti e bassi della narrazione, lasciando che essa si dipani con il ritmo che le appartiene - guardandosi attorno, curiosi e appena spaventati, come la Dorothy del Mago di Oz alla quale si rifà il titolo del libro, appena scaraventata in un altro mondo e nella sua nuova realtà.

 

Andrea

 


Redazione SwitchOn Redazione SwitchOn