5 febbraio 2017

La recensione di Come una foglia al vento - Cocaine Bugs


La recensione di Come una foglia al vento  - Cocaine Bugs

Ho scoperto Claudio Metallo grazie a Pendolari, una brillante iniziativa di CasaSirio che muove dall’idea – tanto semplice quanto geniale – che visto che in giro si dice che i racconti non vendano più, tanto valga regalarli: e vediamo chi la spunta. Così periodicamente la casa editrice pubblica sul proprio sito l’e-book, scaricabile gratuitamente, di un diverso scrittore. 

Enzoebastacosì e Il pozzo del pescaro sono racconti piuttosto diversi per quanto riguarda le tematiche trattata, ma in entrambi i casi già dalle prime righe il lettore viene trascinato senza troppi complimenti nelle vicende di una piccola cittadina della Calabria. La voce narrante, un po’ come un’anziana comare di paese che conosce vita morte e miracoli di tutti gli abitanti, mette a parte il lettore dei vari retroscena, rivelandone antichi rancori, amori passati e debolezze.

In questo modo non ci sono ostacoli tra il lettore e lo sviscerarsi della storia, sia questa una storia di regolamento di conti e vendetta, sia questa una storia di sotterfugi e tradimenti. Non ci sono eroi negli scritti di Metallo, ma i personaggi sono così ben caratterizzati che anche quando i loro comportamenti sono deplorevoli ne conosciamo motivazioni e i processi mentali, riuscendo, se non a immedesimarci, comunque a provare empatia nei loro confronti. L’autore si muove a proprio agio tra i personaggi e all’interno della trama che ha costruito, e noi con lui. 

Ma veniamo al romanzo: la stessa cosa succede in Come una foglia al vento. Anche in questa occasione l’autore torna in un piccolo paesino della Calabria in mano alla ‘ndrangheta. Siamo verso la fine degli anni ’80. Peppe Blaganò è un grande appassionato di calcio e la sua unica competenza degna di interesse pare essere la conoscenza dello spagnolo.

In grave difficoltà economica, si indebita con la famiglia dei Rombolà e per ripagarla è costretto a diventare il loro corriere della droga. Da lì in poi, le cose non faranno che peggiorare per lui. 

Come ci finisce, Blaganò, in una situazione del genere?

Dicevamo prima che nei libri di Metallo non ci sono eroi, e infatti in Come foglie al vento nessuno ne esce particolarmente bene: né gli ‘ndranghetisti, ça va sans dire, né la polizia o il prete, né tantomeno il protagonista, il quale intraprende questa sorta di discesa agli Inferi senza mai opporre particolare resistenza, anzi. Una volta accettato il primo favore e messa in moto la macchina, Peppe non fa nulla per fermarla. Il mondo in cui si muove è gretto e spietato, i valori dietro cui si nasconde sono solo di facciata. Il protagonista lo sa bene, riconosce e disprezza quell’ipocrisia, ma è completamente asserito all’interno di quella logica.

Senza essere didascalico, Metallo racconta sistemi e modi di agire della ‘ndrangheta, costruendo allo stesso tempo una trama avvincente: spinge il lettore a chiedersi cosa farà il protagonista per uscire dai guai, ne segui passo passo le vicende, fino alla sua decisione finale, l’unica vera scelta compiuta dal protagonista. Che arriva proprio nel momento in cui si rende conto di essere solo e in balia degli eventi, proprio come una foglia al vento.

 

Marta


Redazione SwitchOn Redazione SwitchOn