27 giugno 2016

La recensione di Il sale


La recensione di Il sale

Il romanzo familiare è uno dei modelli più classici del romanzo comunemente inteso, ma l’innovazione non sembra preoccupare Jean Baptiste Del Amo, autore di questo “Il sale”, suo secondo romanzo, pubblicato in Italia da Neo Edizioni nel 2013.

La storia raccontata nel libro gravita attorno a una cena che l’anziana madre di famiglia, Louise, organizza e prepara per i suoi tre figli, ormai adulti. Su ognuno di loro aleggia schiacciante l’assenza del padre morto Armand, marinaio rude e violento che ha tanto ha influenzato le vite dei suoi famigliari. Così come ogni famiglia infelice è infelice a suo modo, anche questa è segnata da divisioni, traumi e silenzi, e i personaggi del romanzo, almeno all’inizio, non sembrano in grado di vincere la negatività che ha percorso le loro vite e che li ha fatti allontanare, inequivocabilmente, l’uno dall’altro.

Il senso di quella cena tanto attesa – almeno per la madre - è appunto quello: di provare, un’ultima volta, a tirare assieme i brandelli di un tessuto familiare che, col passare degli anni, sembra sempre più logoro. “Il sale” è quindi un romanzo di coppie irrisolte e quasi sempre dai poli opposti, coppie in eterna separazione seppure indistricabili: la madre e la figlia, il padre e il figlio omosessuale, il padre e la madre, i due fratelli, e così via a formare un micro-mondo dove ognuno è a sua volta vittima e carnefice, e dove ormai non si può più sperare di riportare ordine o armonia.

Non meno importante di queste dinamiche, è la città in cui queste sono iniziate e alla quale sono obbligate a ritornare: Séte, piccola località marittima in riva alla Francia, popolata da pescatori, dove regnano eterne le presenze del mare, del lavoro e del sale che, già dal titolo, è emblema del sapore ambivalente di queste vite.

L’autore è certamente capace di muovere al meglio la sua narrazione, e così il romanzo scorre senza problemi fra cambi di prospettiva e rivelazioni, con l’unica pecca – a parere di chi scrive – di ricorrere troppe volte a una “poeticità” forse eccessiva, di scarso effetto. Il finale lascia l’amaro in bocca: sembra un po’ frettoloso e sbilanciato, ma, nonostante questo, “Il sale” rimane un romanzo godibilissimo, che fornisce un’interpretazione fresca e piacevole a temi universali come quello della famiglia, delle relazioni, della sessualità, della vita e della morte; in fin dei conti, dell’essere uomini. A.D.


Redazione SwitchOn Redazione SwitchOn