24 dicembre 2015

La recensione di La fiera verrà distrutta all'alba


La recensione di La fiera verrà distrutta all'alba
Da che parte iniziare per descrivere questo racconto lungo di Angelo Orlando Meloni? Enzo Losanga da Pachino fa il cameriere in una località balneare. A forza di vedere turisti in infradito e tramonti sulla spiaggia, si convince di avere una storia da raccontare, e decide di iniziare a scrivere un romanzo che “non sarà il solito giallo detersivo-metafisico, barocco-cannolo, che dice e non dice, narra e non narra, corre e sta fermo sul posto”. Questa è solo la prima delle innumerevoli stoccate che, con feroce sarcasmo, verranno inferte all’amor proprio di coloro che hanno velleità da scrittori. La trama non è altro che un pretesto per puntare il dito contro un sistema editoriale sempre più malato, in cui nessuna delle parti in causa si salva. Gli scrittori (o aspiranti tali) si cullano sugli allori di vittorie effimere e sono disposti a qualunque atrocità per un minimo di visibilità, i giornali sono in concorrenza spietata l’uno con l’altro e per stare a galla sono costretti a inverosimili escamotage, la significativa diminuzione di lettori ha portato a instaurare un “obbligo di lettura”, con tanto di poliziotti che spingono i passanti ad entrare al Salone del Libro di Torino (che pure il protagonista trova semi-deserto, e chi è lì non intende comprare libri, quanto piuttosto lasciare il proprio cv). Insomma, la metafora è pungente al limite dell’autocompiacimento, lo squallore è rappresentato in maniera vivida ed esasperata. Pur scrivendo in prosa, però, lo stile è quasi poetico: saranno le allitterazioni, la cura nella scelta delle parole, la musicalità. Viene voglia di leggerselo ad alta voce. Marta

Redazione SwitchOn Redazione SwitchOn