7 novembre 2016

La recensione di TALITA KUM


La recensione di TALITA KUM

Talita Kum è il romanzo d'esordio dello scrittore genovese Federico Bergaglio che, dopo aver operato in passato come traduttore e vissuto rocambolesche esperienze di vita, ha deciso di scrivere un'opera di proprio pugno.

Non è semplice definire cosa aspettarsi da questa lettura, poiché il procedere non lineare della narrazione costringe il lettore, per l'intera durata del racconto, a costruirsi nella propria mente una chiave di lettura personale degli eventi descritti.

Talita Kum può esser considerata a buona ragione una sorta di moderna favola ecologista, una nuova Bibbia New Age che invita il lettore a comprendere come la modernità e il capitalismo imperante abbiano arrecato danni al nostro pianeta.

Protagonista assoluto del racconto è infatti, non a caso, un nuovo Messia che con il Gesù dei Vangeli condivide il nome, la volontà di trasmettere un messaggio di speranza ai propri discepoli e la necessità di sacrificarsi per espiare i peccati del mondo.
E' però un Cristo atipico e paradossale nel senso originario del termine, da intendersi come portatore di una "verità che è in contrasto con il senso comune", risentendo notevolmente gli influssi dei tempi che corrono.
Egli infatti non disdegna la compagnia di numerose donne con cui accoppiarsi durante il suo cammino tra il Vecchio e il Nuovo Mondo, è dedito all'utilizzo di alcolici e droghe e per il lettore è difficile comprendere, proseguendo nella narrazione, se si tratti di un nuovo santone dotato di poteri straordinari o un pazzo criminale affetto da un disturbo schizotipico e antisociale di personalità, inseguito costantemente dall'FBI per gli innumerevoli crimini compiuti.

A far da cornice alle svariate (dis)avventure del nostro moderno Gesù Cristo intervengono numerosi personaggi di cui non è dato sapere neppure il nome, i quali interagiscono in località non meglio precisate tra gli Stati Uniti d'America, il Messico e Gerusalemme in un'epoca dal sapore vagamente retrò.
Come in una Bibbia di tutto rispetto non mancano riferimenti all'intervento divino e la lotta tra bene e male, rappresentati da un Dio profondamente disinteressato alle faccende umane nonché succube del Destino e un Povero Piccolo Diavolo, figlio di una proiezione divina, nato da un pensiero ossessivo del Divino non messo a tacere.
Non mancano infine le parabole, ben rappresentate da scene di vita quotidiana (vedi il Capitolo iperrealistico sulla vita di tutti) o personaggi appartenenti a un futuro distopico come il Grande Capo Lucente e Immenso che governa dalla piramide del Potere dei mille schermi ultrapiatti e il Primo Consumatore responsabile della Grande Macchina Raffigurante l'Andamento dei Mercati (vedi il Capitolo sulla cacciata del Profeta).

Il romanzo ricorda a tratti lo stile del maestro Alejandro Jodorowsky. Si prendano come esempi opere cinematografiche quali El topo, La montagna sacra e Santa sangre con le quali è condivisa l'ambientazione western in terra messicana, la massiccia presenza di simbolismo cristiano contaminato dalla filosofia orientale e la perenne presenza di figure messianiche, ma anche il meno noto romanzo Albina o il popolo dei cani.
Sul finale è invece difficile non rievocare il brano "Nostalgia istantanea" del rapper Dargen D'Amico, con cui è condivisa la provocatoria visione di un Cristo messo in croce al giorno d'oggi in diretta televisiva.

Lo stile di Bergaglio è pungente e cinico. L'autore non risparmia nessun attacco verso ciò che ai suoi occhi appare un'insensatezza dettata dall'incessante necessità di crescita economica e di sviluppo, non tenendo conto dei bisogni naturali dell'uomo. L'opera risente molto dei fermi principi etici che contraddistinguono Bergaglio, tra cui un forte senso di giustizia e una costante ricerca della verità ma anche il gran desiderio di crescita spirituale e l'amore per la vita isolata di campagna.
Molto apprezzabile è inoltre la capacità di essere ironico ed autoironico (non gliene vogliano i colleghi psicologi per esser considerati esperti in una pseudoscienza, lo stesso autore ha conseguito una seconda laurea in psicologia).

L'essenza dell'opera può essere facilmente riassunta dalla frase con cui Bergaglio chiude la propria biografia al termine del libro: "A vent'anni come tutti volevo cambiare il mondo, a trentaquattro ho per lo meno decido di non farmi cambiare da esso".


Luca


Redazione SwitchOn Redazione SwitchOn