2 aprile 2017

Live report - Fast Animals and Slow Kids all'Hiroshima Mon Amour

#rock #indipendente #live

Live report - Fast Animals and Slow Kids all'Hiroshima Mon Amour

Venerdì 31 marzo siamo stati all'Hiroshima Mon Amour di Torino per assistere al concerto dei Fast Animals and Slow Kids, ecco le nostre impressioni.

“Prima dei Fast Animals and Slow Kids eravamo in band diverse e suonavamo strumenti differenti da quelli di oggi. Ci siamo rimpastati e ci siamo detti: facciamo quello che ci piace”.
Era marzo 2014 e a cavallo di due date al Ratatoj di Saluzzo (CN) e al Diavolo Rosso di Asti incontrammo i Fast Animals and Slow Kids per un pranzo e un’intervista.
Aimone (il cantante-frontman) aveva una spalla lussata, a memoria a causa di una caduta durante un live, quindi non poteva suonare la chitarra. Decisero di non interrompere il tour, facendo imbracciare lo strumento al loro fonico. Sono piccole cose, ma fanno intuire i motivi per cui questi quattro ragazzi di Perugia siano riusciti a guadagnarsi la ribalta della scena rock indipendente italiana.
Infatti, a distanza di tre anni, il loro percorso ha avuto una crescita esponenziale.

L’Hiroshima Mon Amour di Torino è gremito, un sold out fatto con la classica calma sabauda che ci contraddistingue.
Apre la serata lo stoner-folk della band Le capre a sonagli. Purtroppo arriviamo un pelo in ritardo e ci godiamo solo le ultime canzoni del set.
L’attesa sale, via la musica di sottofondo, luci spente, salgono sul palco i FASK. Un boato ad accoglierli.
Si inizia con Asteroide, prima canzone anche del nuovo disco Forse non è la felicità (Woodworm).Visto l’intro emozionale è una scelta quasi obbligata. Subito dopo la nuova Giorni di gloria e la più datata Calci in faccia.

Chiuso questo trittico, Aimone pronuncia la frase che ormai è diventata quasi un rito “Salve a tutti, noi siamo i Fast Animals and Slow Kids e veniamo da Perugia”, come se non li conoscesse nessuno, come se fosse uno dei loro primi live.
Il concerto può iniziare ufficialmente. Il pubblico c’è, è presente, e forse non se n’è mai andato.
Sul palco Aimone è il solito mattatore, canta, urla, si agita, non teniamo il conto degli stage diving tra il pubblico. La carica che trasmettono è pazzesca. È uno scambio reciproco, più la gente canta a squarciagola, si muove, suda e poga più i FASK alzano il livello.
Simbiosi. Alchimia. Empatia.

Il set centrale del concerto propone quasi tutte le canzoni del nuovo disco, esclusi i due singoli. Ma tanto non c’è differenza, vecchie o nuove canzoni le si cantano tutte. Insieme.
Il finale della prima parte del live è un crescendo che inizia con Il vincente, e a seguire Troia, Maria Antonietta e Coperta, che fanno letteralmente esplodere il locale e io personalmente perdo un po’ di voce.

I FASK si prendono una breve pausa e poi incitati dal pubblico ritornano sul palco.
Si riparte con Annabelle, il primo singolo uscito quest’anno e diciamo che non serve a migliorare lo stato della mia voce. “Rimangono tre canzoni”.
Come reagire al presente, con il monito di ricordarsi di loro tra trent’anni (e credo che lo faremo) e la storica A cosa ci serve fanno da preludio alla canzone più attesa e che reputo più riuscita dei FASK: Forse non è la felicità, che dà il nome anche all’album e al tour. La scarica di adrenalina che arriva con l’ultima parte della canzone vale da sola il prezzo del biglietto e come un mantra si continua a cantare “Forse non è la felicità” anche quando la band saluta ed esce di scena.
Il concerto è finito, di più non si può chiedere.

All’inizio del report ho accennato al loro percorso fatto in questi anni: live in giro per tutta Italia, con tanta passione e altrettanti sacrifici, senza grossi aiuti dai media (soprattutto all’inizio), guadagnandosi ogni singolo appaluso alla fine di ogni concerto.
E ora che praticamente riescono a fare sold out in ogni locale, l’impressione è che non abbiano ancora realizzato quello che hanno e stanno facendo o più semplicemente: “Forse non è la felicità ciò che voglio, ma un percorso per raggiungerla”.


Marco Costamagna Marco Costamagna