26 gennaio 2018

Luca Guadagnino: non solo Chiamami col tuo nome e le nomination agli Oscar

#cinema #recensione #luca guadagnino #chiamami col tuo nome #a bigger splash #io sono l'amore #oscar #oscar2018 #suspiria #tilda swinton

Luca Guadagnino: non solo Chiamami col tuo nome e le nomination agli Oscar

In attesa di sapere se Chiamami col tuo nome di Luca Guadagnino vincerà qualche Oscar, ripercorriamo la carriera del regista italiano adottato all'estero. 

Curioso il destino di Luca Guadagnino. Il regista di Chiamami col tuo nome non ha mai ottenuto particolare stima e considerazione in patria,  riscuotendo però successo nel resto del mondo. Il suo nome è tornato in  auge anche qui da noi grazie al successo di Chiamami col tuo nome e soprattutto grazie alle quattro nomination, tra cui quella per il  miglior film, ottenute agli Oscar 2018. Il successo e il miraggio delle  statuette ha fatto sì che anche in patria, quasi improvvisamente, il suo nome risuonasse nei titoli dei giornali, nelle lodi della critica mainstream e che non fosse più difeso solo da una più o meno sparuta  minoranza di critici e di addetti ai lavori. In attesa di sapere le  decisioni dell'Academy e di vedere Chiamami col tuo nome, nelle sale da due giorni, ripercorriamo la carriera del regista

Classe 1971, Luca Guadagnino esordisce alla regia nel 1999 con The protagonist e si fa le ossa nel 2001 con Melissa P., l'adattamento del discusso bestseller Cento colpi di spazzola prima di andare a dormire scritto dall'adolescente Melissa Panarello, nel quale già si  intravedono alcune tematiche tipiche del suo cinema, a partire dalla centralità dell'erotismo e del desiderio.

È nel 2009 che il suo stile si affina e il suo nome inizia a circolare. È di quell'anno infatti l'algido, elegante e decadente melodramma Io sono l'amore, epopea sentimentale un po' torbida di una  ricca famiglia d'industriali del nord Italia. Le ispirazioni sono da  trovare nel cinema di Luchino Visconti, in particolare nei film  dell'ultima parte della sua carriera (per esempio, Gruppo di famiglia in un interno, 1974) e in una certa tradizione narrativa più mitteleuropea che italiana. Anche qui, nonostante lo sguardo algido di fondo e  l'eleganza stilistica, sono fondamentali le tematiche "calde"  dell'erotismo e del desiderio. Il film divise molto ed ebbe particolare  successo al di fuori dei nostri confini, anche grazie alla presenza di Tilda Swinton, che poi reciterà in quasi tutti i film del regista.

Un cast internazionale (Tilda  Swinton, Ralph Fiennes, Dakota Johnson e Matthias Schoenaerts, ai  quali si affianca il nostro Corrado Guzzanti) recita infatti nella  fatica successiva di Guadagnino, A bigger splash.  Storia di tradimenti, ripicche e ancora una volta di desideri lancinanti dagli effetti collaterali pericolosi e fatali con  protagonista una coppia di statunitensi benestanti e una coppia di loro  amici in vacanza a Lampedusa. Sullo sfondo il dramma dei migranti, quasi  un elemento del paesaggio alla stregua dei fichi d'india e delle rocce  sul mare, ignorato dai protagonisti; almeno fino al drammatico finale, quando improvvisamente diventano utili e trovano, drammaticamente, un  ruolo nella vicenda. Una maniera di raccontare il dramma dell'immigrazione e denunciare razzismo, cinismo e indifferenza senza  didascalismi e retorica, in maniera quasi tangenziale ma estremamente  efficace. Un approccio, anche questo, differente dal didascalismo di  molto cinema italiano "mainstream", quello criticato da molta critica,  la stessa che sommerse il film di fischi alla proiezione veneziana dando  ancor più senso allo storico meme con protagonista il John Travolta di  Pulp Fiction.

Anche A bigger splash  trovò sostenitori oltreoceano. Così a Guadagnino venne affidato l'adattamento del romanzo Chiamami col tuo nome di André Aciman. Luca Guadagnino, Oscar vinto o no ,farà comunque  parlare di sé anche per un altro progetto che vedrà, probabilmente nel  2019, le luci della sala; il remake di Suspiria, che, a quanto dicono i primi rumors, sarà una rilettura molto personale del capolavoro di Dario Argento.


Edoardo Peretti Edoardo Peretti