22 dicembre 2017

Non solo sorelle Comencini! 5 film italiani che non vi aspettate

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Non solo sorelle Comencini! 5 film italiani che non vi aspettate

Cinque film italiani del 2017 contro i pregiudizi nei confronti del nostro cinema.

Se chiedessimo, per strada ai passanti o in un locale frequentato da veri, presunti o aspiranti intellettuali, "Cosa pensate del cinema italiano?”, sentiremmo perlopiù le seguenti risposte: “È inutile", “Non guardo un film italiano dal 1962", “Non guardo cinepanettoni", "La Grande Bellezza non meritava l'Oscar perché prodotto da Medusa". Pronunciate con espressioni del volto che abbracciano le cinquanta sfumature che separano lo sdegnato dall'offeso.  

Ora, che il cinema italiano più "mainstream" sia - con ovvie eccezioni - poco attraente - tra commedie poco divertenti e ancor meno acute, falsi film d'autore dagli orizzonti limitati al terrazzo con vista gasometro dell'Ostiense, è vero. Innegabile anche il fattoche la nostra settima arte sia poco variegata, a differenza, peresempio, di quella dei cugini d'Oltralpe. 

Tale atteggiamento però non tiene conto di tendenze, stili e autori che cercano di emergere e sparigliare le carte. Dietro gli Ozpetek, le Comencini, le commedie con Brignano e Checco Zalone c'è infatti molto cinema italiano giovane, indipendente e nuovo; talvolta imperfetto, ma sempre perlomeno generoso, nel quale è palpabile la voglia di cambiare le cose. 

Questa classifica vi propone cinque film nostrani prodotti nel 2017 che si smarcano dai pregiudizi e che testimoniano tendenze interessanti. 


GATTA CENERENTOLA di Alessandro Rak, Ivan Cappiello, Marino Guarnieri, Dario Sansone

Presentato a Venezia 74 e selezionato tra i 26 film da cui usciranno i 5 nominati all'Oscar per il miglior film d'animazione, Gatta Cenerentola è la rilettura della celebre fiaba ambientata in una Napoli futuristica e fantascientifica, ma allo stesso tempo riconoscibile. Unisce la magia e la dolcezza tipiche della fiaba con il racconto dei mali atavici della città partenopea, facendo convivere cupezza e speranza, entrambe simboleggiate da efficaci scelte grafiche (il malsano e onnipresente pulviscolo per la prima, gli oleogrammi in stile Studio Ghibli per la seconda). Affascina, emoziona e alza l'asticella del cinema d'animazione nostrano, almeno per quanto riguarda i lungometraggi. E ci sono i gatti, che fanno sempre hype.   


I CORMORANI di Fabio Bobbio

Un'estate di due dodicenni come tanti trascorsa in provincia; i soliti luoghi, le solite attività, il senso dell'amicizia virile, i riti, le scoperte e le prime vere pulsioni ormonali. Bobbio rilegge questa materia abbastanza comune astraendola e sospendendola in una sorta d itempo e di geografia indefinibili e con regole proprie. È come se lo scorrere delle ore e i luoghi in cui matura la preadolescenza siano riletti secondo la soggettività e le sensazioni dei due protagonisti. Film estremamente affascinante e poetico che, come molto del nostro nuovo cinema del reale, è sospeso tra documentario e finzione, tra realtà e astrazione. 


EASY- UN VIAGGIO FACILE FACILE di Andrea Magnani

L'angolo "commedia" è occupato dall'esordio di Andrea Magnani, presentato al Festival di Locarno. Road movie laconico, paradossale e straniante, racconta del viaggio iniziato nelle lagune friulane e terminato in Polonia di un giovanottone depresso e dal grande avvenire alle spalle, in compagnia di una bara. Ispirandosi alla comicità di Aki Kaurismaki e, in generale, all'umorismo leggero, un po' surreale e carsico di molto cinema dell'Est Europa, tratta con leggerezza e con il giusto mix di dolcezza e malinconia temi come la solitudine, la perdita di sé e del contatto con la realtà e l'incomunicabilità. Ottimo anche il lavoro sui paesaggi. 


CUORI PURI di Edoardo De Paolis

È sotto certi punti di vista il film più convenzionale di questa breve lista. Fino a un certo punto, perché il classico spaccato di una realtà problematica e disagiata come quella della profonda periferia romana lascia spazio al racconto di due interiorità che di questa realtà sono vittime, riflettendo sulle "vie di fuga"fisiche e ideali, impossibili e augurabili. Senza perdere di vista l'impegno e la testimonianza sociale, De Paolis mette in primo piano l'analisi intimista e il racconto della storia d'amore, trovando il giusto equilibrio tra i due toni, grazie a uno sguardo pudico, asciutto ed incisivo. Duro per il realismo e toccante per le emozioni che trasmette. 


ILPADRE D'ITALIA di Fabio Mollo

Il padre d'Italia è un film imperfetto e con alti e bassi, ma altrettanto vitale e capace di rimanere per la potenza, per la libertà che si respira e per come tratta le due tematiche scottanti: il precariato e la genitorialità omosessuale, lasciandole apparentemente in secondo piano. Al centro, l'incontro tra due anime sul punto di crollare. Il loro rapporto è raccontato con una narrazione rapsodica e con sequenze quasi autosufficienti, perfette per ritrarre un legame non sempre logico, come spesso accade quando due disperazioni si incontrano. Più di una sequenza di grande impatto visivo e una capacità, rara nel paludato cinema italiano mainstream, di raccontare sensazioni e stati d'animo con immagini e con l'estetica più che con lo storytelling. Merita anche per come le due tematiche importanti emergono in tutta la loro drammaticità proprio perché raccontate in filigrana attraverso la focalizzazion esul rapporto, tormentato e vitale, disperato e gioioso, tra i due protagonisti. Il film è testimone della nuova tendenza di affrontare questioni scottanti attraverso le regole dei “generi”, in questo caso road movie e melodramma. 





Edoardo Peretti Edoardo Peretti