Orecchie di Alessandro Aronadio

Nel proliferare di commedie più o meno tutti uguali, perlopiù gradevoli e non memorabili e perlopiù innocue, che ha caratterizzato il cinema italiano degli ultimi anni, Orecchie , secondo film di Alessandro Aronadio, si distingue per l'originalità con cui cerca una strada inedita - perlomeno nel nostro cinema - con cui fare commedia Aronadio sceglie infatti la strada del surreale e di una comicità di parola simile a quella della tradizione yiddish del cinema statunitense; c'è un pizzico di Woody Allen e soprattutto c'è l'umorismo alla Wes Anderson and co.. Dominano infatti personaggi e situazioni stravaganti e paradossali, che diventano cassa di risonanza del disagio del protagonista (Daniele Parisi), circondato da un'atmosfera di disadattamento generale quasi palpabile. 

Un supplente poco più che trentenne, laureato in filosofia, una mattina si sveglia con un fastidioso fischio alle orecchie; dopo aver assistito ad una rissa tra due suore e l'anziana vicina di casa, decide di andare al pronto soccorso; inizia così una giornata di stampo kafkiano (gli verrà, per esempio, fatto credere di essere rimasto incinto), nella quale percorrerà tutta Roma a piedi (il regista ha definito il film come un "road movie" a piedi) e che però porterà alla fine ad una presa di coscienza e ad un'evoluzione deò protagonista. Orecchie fa ridere parecchio nella prima parte, e purtroppo un po' si perde verso il finale al momento di tirare le fila del discorso; rimane però un prodotto perlomeno interessante e sicuramente intelligente, oltre che estremamente divertente per almeno tre quarti della sua durata. Girato con un bianco e nero che aumenta lo straniamento complessivo e il paradosso di fondo, e con lo schermo che si allarga man mano che la narrazione si evolve e il protagonista inizia a prendere coscienza (come in Mommy  di Xavier Dolan), anche stilisticamente cerca una sua originalità, non fine però a se stessa, ma, appunto, cassa di risonanza delle sensazioni che il film vuole trasmettere. 

Alessandro Aronadio, il quale aveva già cercato una strada originale - un po' incompiuta - nel suo esordio Due vite per caso, una sorta di "sliding doors" su una vita sconvolta dai soprusi delle forze dell'ordine, realizza un film che sfiora varie tematiche; su tutte l'incomunicabilità, che ha la metafora più evidente nel fischio alle orecchie che scatena la vicenda, e l'incapacità di capire ed empatizzare con l'altro, tanto più evidente in un intellettuale un po' snob come il protagonista ( e qui sta la morale finale). Peccato solo che al momento del dunque nel finale si annacqui un po', ma Orecchie  merita la visione, se siete in vena di ridere in maniera non del tutto convenzionale, e di essere difeso.


Orecchie  di Alessandro Aronadio è una commedia surreale e straniante, originale nel panorama del cinema italiano.


Edoardo Peretti Edoardo Peretti