3 ottobre 2017

SUDORE#1: GRRRLS POWER!


SUDORE#1: GRRRLS POWER!

È ormai raro affacciarsi ai Muri un giovedì sera e vedere la luce dei locali illuminare il fiume, con tanta gente che parla, osserva, ride, in attesa di qualcosa di bello.

Questo è ciò che è successo giovedì scorso, 28 settembre, al Magazzino sul Po a Torino, alla prima di #Sudore. La rassegna di concerti, organizzata dalla casa di produzione/associazione culturale DEWREC, ha esordito con il botto. Ad aprire la serata sono i torinesi Materianera, trio electro-soul: il gruppo si muove con grande sicurezza sul palco, e ci regala numerosi brani, dall’ultimo singolo Space, alla cover di Mad World dei Tears for Fears, fino al loro cavallo di battaglia Supernova. La voce di Yendry è pulita, il suono profondo; le alte volte del locale diventano la cassa di risonanza dei Materianera, che, in un gioco di luci ed ombre, segnano un beat tagliente e ritmato. La sensazione che si ha, chiudendo gli occhi e ascoltandoli, è quella del movimento, nello spazio, nel tempo, nelle profondità della terra, nelle viscere dell’uomo.

La loro esibizione termina con l’ingresso di una chitarra colorata, completamente ricoperta da adesivi, al braccio di Lilith Ai che, con un sorriso e un saluto al pubblico, apre il suo concerto con una ballata dolce e malinconica. La cantautrice londinese, in Italia per la sua prima volta, è davvero un’anima funk dalla voce soul e dalle sonorità jazz/indie; i suoi testi, di poche e misurate parole, disegnano vicende urbane di solitudine, ai bordi di grandi città anonime, dove soltanto nella musica è possibile trovare speranza, rifugio per la propria personalità. Lilith interagisce spesso con il pubblico, per dare respiro ai suoi brani: la sua musica si fa ora denuncia – lei stessa ci racconta di come nel suo quartiere, spesso e senza un motivo, le persone vengano pestate a morte dalla polizia – ora messaggio d’amore e ottimismo – Lilith è convinta che ci si possa amare anche nella diversità, pur parlando lingue differenti. Le ballate lasciano così spazio a pezzi decisamente più hip hop, per arrivare a Riot o Rude grrrl, veri manifesti del suo essere donna. Ma il momento sicuramente più emozionante è quando Yendry dei Materianera sale sul palco, per dividere la scena con Lilith su Yeah Yeah. Le due donne, in grande sintonia, si guardano complici fianco a fianco, tanto che alla loro domanda cantata “Can you hear us shout?” non restano dubbi.

La serata termina con una selezione musicale scelta e proposta da Bea Zanin, artista eclettica nel panorama musicale torinese. Nata violoncellista classica, ben presto sposta la sua attenzione verso sonorità electro-pop sperimentali; ma lasciamo che sia lei stessa a raccontarci qualcosa di più. 

Bea, come ti sei preparata a Sudore e qual è il punto d’incontro tra Materianera, Lilith Ai e Bea Zanin?

“Ho cercato di conciliare i miei gusti musicali con i live precedenti, in un crescendo che conducesse dalla siga del post concerto alla tarda notte danzereccia dei Murazzi. Ho optato per un set dalle tinte electro, new-soul, trap, post-dubstep, e per brani tendenzialmente pop, recenti e soprattutto presi bene. Il punto d’incontro immediatamente evidente è il fatto che si tratta di progetti dominati da donne, il che non ne accresce né diminuisce il valore a priori, è semplicemente una constatazione. Da un punto di vista musicale credo che i Materianera abbiano sonorità più compatibili con il mio gusto attuale, ma nel cuore mi sento una cantautrice punk come Lilith.

Nel 2016 è uscito il tuo primo album A Torino come va; mi è piaciuto moltissimo e mi interessava sapere com’è nato e da dove sono nati i testi?

Il mio album è nato dall’esigenza di mettermi in proprio come musicista, di misurarmi con il piacere e il terrore che mi dà lo scrivere canzoni. Il luogo di questa avventura è Torino, città mia Musa ispiratrice. I miei testi nascono da un’opera di sintesi massima del mio caos mentale. Questo magma si muove in italiano, con qualche cliché straniero qua e là. Non riuscirei mai a scrivere in inglese, sia perché per sperimentare ho bisogno di un linguaggio che padroneggio, sia per una questione di onestà verso chi mi ascolta.

Proprio dai tuoi testi emerge spesso l’idea di un passato nostalgico, abbinato a sonorità del tutto sperimentali. Come ti poni verso il futuro? Quali sono attualmente i progetti su cui stai lavorando?

Il futuro è per me l’unica via percorribile. Il passato insegna, ma spesso ti trascina giù in un pozzo di ricordi e rimpianti. A volte si rimane bloccati perché si teme maggiormente l’ignoto rispetto a ciò che ci fa soffrire, ma che già conosciamo. Attualmente sto lavorando al mio secondo album, e vorrei che fosse il più sincero e diretto possibile.

Grazie davvero a Bea Zanin per la disponibilità, grazie a DEWREC per averci voluto come media-partner dell’evento, noi ci rivediamo con la seconda serata di #Sudore, al Magazzino sul Po il 14 ottobre!



Chiara Gerbaldo Chiara Gerbaldo