18 settembre 2017

Ti mettono in una scatola - Carlo Sperduti

#linguaggio #racconti

Ti mettono in una scatola - Carlo Sperduti

TITOLO: Ti mettono in una scatola

AUTORE: Carlo Sperduti

CASA EDITRICE: Intermezzi

ANNO: 2014

Undici racconti, undici cerchi concentrici, undici pezzi di vita. Ti mettono in una scatola dipinge con caratteri fauvisti l’esperienza claustrofobica del nostro presente.

Quello che si può leggere sul nostro sito è uno degli undici racconti che Carlo Sperduti ha deciso di racchiudere assieme, nella raccolta Ti mettono in una scatola. Così come nelle opere precedenti, il linguaggio scelto, ma soprattutto le peripezie che con esso vengono eseguite, rappresentano, non solo una scelta stilistica, ma un vero e proprio elemento portante, un po’ come fosse il dodicesimo racconto.

La tentazione, approcciando un libro di racconti, è quella di cercare un nesso logico tra un racconto e l'altro. Una sorta di filo conduttore che ci permetta di scovare il nesso logico tra la vicinanza di parole inquadrate in capitoli autoconclusivi. Il più delle volte è una tentazione a cui conviene resistere. Ma non è questo il caso. Gli undici racconti sono infatti fittamente intrecciati, i personaggi si rincorrono saltando da una pagina all'altra. Le storie riaprono finestre che parevano sigillate. Lo scorrere narrativo, procede avanti e indietro con lo zoom, per presentarci punti di vista differenti. La prima sensazione che mi è venuta in mente è quella di una fitta rete di trasporto metropolitano. I racconti sono le undici linee, i personaggi le stazioni. Alcune di queste, veri e propri snodi nevralgici, altre invece più periferiche. Se accettiamo questa metafora, il primo, Box doccia, rappresenta una sorta di mappa del muoversi su rotaia. Forse stilizzata, forse una di quelle che si trovano su qualche volantino pubblicitario, ma comunque utile per non perdersi. Dal finale di Box doccia:

[...]per leggere nel tempo libero un racconto che sta in un libro che come tutti i libri è una scatola ed è così che si trascorre l’esistenza, facendosi infilare in scatole sempre diverse e inserendo tutte le cose e gli animali e le piante e le persone in tutti i tipi di scatole possibili mascherando l’evidenza con smussamenti agli angoli e decorazioni, a comporre la più grande matrioska che si possa immaginare e pure quando crepi, perdio, non resistono alla tentazione di metterti in una scatola.

Carlo Sperduti è un abile giocoliere, usa le parole come fossero palline da far roteare tra le mani. Ed è per questo motivo che dopo una prima lettura, ho deciso di dedicare più attenzione a queste, prese singolarmente. Ho analizzato il testo statisticamente tramite un software free (AntConc di Laurence Anthony, Faculty of Science and Engineering, Waseda University, Japan). L'analisi non ha velleità conclusive, ma rappresenta solo un piccolo spunto per riflettere sul testo in modo complessivo, o forse per vedere la moviola del gesto tecnico dell'equilibrista Sperduti.
Ho cercato i lemmi che si ripetessero maggiormente e che avessero una distribuzione omogenea all'interno della raccolta. Di questi ne ho selezionati quattro, tempo, ricordo, giorno e attenzione, cercando di capire come influenzano l’intero testo. Le parole che hanno probabilità maggiore di trovarsi nei paraggi del lemma tempo, sono: vittime, tormentava, spreco, schifoso, refusi, ossessione, inalberare, eliminare, contrattacco, congiuntiviti, cattivo. Osservandoli, paiono tutti termini con accezione negativa. E' questo il tempo per i personaggi di questi undici racconti?  A mitigare questa impressione troviamo il secondo termine, ricordo. E' spesso in stretta relazione con termini musicali (decisamente meno inquietanti) e con la parola sensazioni. E' quindi il ricordo a darci sollievo? Il terzo è giorno, che interagisce praticamente solo con termini riguardanti il costruire: montare, smontare, malfunzionamento. Come se il giorno - il presente -  possa essere costantemente malleato, rimesso nel forno della fucina e preso nuovamente a martellate. L’ultima parola è attenzione, che risulta avere stretta affinità con i verbi vagabondava, seguiva, passeggiando, come se non fosse da considerarsi come uno stato, ma un qualcosa in divenire, in marcia verso il prossimo angolo da doppiare, in piena sintonia con l'andare e venire dell'intera narrazione.



Gabriele Cesana Gabriele Cesana