30 agosto 2017

TOdays 2017, il report


TOdays 2017, il report

Si è appena conclusa la terza edizione del TOdays, che lo scorso weekend ha confermato definitivamente il festival torinese come uno dei più importanti ed efficaci in Italia. Noi di Switch On Future siamo stati presenti a tutte e tre le trionfali serate e vi raccontiamo quello che è successo.

VENERDi' 25

Non c’è dubbio che l’headliner indiscussa del festival sia stata PJ Harvey, protagonista della serata sold out di  venerdì  con una delle ultime date del suo tour in supporto all’ album ‘The Hope Six Demolition Project’.  

Ad inaugurare però il festival è stata la giovanissima Birthh, al secolo Alice Bisi, che ha iniziato il suo set addirittura 15 minuti in anticipo, nel prato ancora assolato e pieno per metà dello sPAZIO211 ma che ha comunque ben recepito la sua esibizione. L’impressione è che, pur non avendo nulla di sbagliato, la musica di Birthh possa ancora crescere molto e sviluppare più personalità. Nelle sue canzoni si sentono ancora molto le sue influenze, Daughter in primis, ma ci auguriamo che proprio come la Polly Jean di venticinque anni fa, anche lei possa continuare la sua ricerca musicale: le carte valide ci sono tutte.

E’ stata poi la volta di Giovanni Truppi che, seguendo il modello del suo ultimo disco ‘Solopiano’, ha suonato un breve set piano e voce  che ci è sembrato la scelta più infelice di tutto il festival, soprattutto per il contesto e la serata in cui è stato presentato. Il concerto è sembrato parecchio raffazzonato e fuori luogo, e anche il pubblico è rimasto diviso: chi conosceva i pezzi e ridacchiava e chi, come noi, rimaneva perplesso e aspettava che il teatrino del cantautore campano finisse.

E’ bastato però che al tramonto le luci calassero sul palco per annunciare l’arrivo della band di PJ Harvey per farci dimenticare ogni perplessità. Lo diciamo subito, è stato memorabile: lo show perfetto e senza sbavature della Harvey è stato a nostro avviso il migliore di tutto il festival e uno dei più belli visti a Torino negli ultimi anni. Di sicuro qualcosa di cui il Todays potrà farsi vanto per molto tempo.

A contribuire al successo dell’esibizione di PJ una band di 9 grandissimi polistrumentisti (da Mick Harvey a John Parrish, senza dimenticare gli italiani Enrico Gabrielli e Alessandro Stefana) tutti dediti a suonare a servizio della musica ricca di dettagli e sfumature degli ultimi dischi della Harvey, resa perfettamente in un set che si è concentrato più sull’ultimo disco e sul precedente ‘Let England Shake’ che sui vecchi successi, scelta che è sembrata la più sensata e sincera. E’ questo quello che ci ha davvero convinto: tutto il set è perfettamente studiato, rodato  e ricco di dettagli, ma suona comunque genuino, sincero e coinvolgente.

A seguire la regina del rock inglese, il canadese Mac De Marco, attesissimo da una larga fetta di pubblico, soprattutto i più giovani. Il cambio d’umore è drastico: a contrastare la scenicità del live della Harvey, la band del cantautore sale sul palco con il soundcheck ancora da fare, si sistema e inizia a suonare come fosse in saletta con gli amici: divertiti e rilassati. Le canzoni del nuovo album ‘This Old Dog’ si mischiano ai vecchi successi e divertissment improvvisati: il pubblico reagisce bene, ma buona parte di coloro che erano arrivati per PJ sono già andati via e viene inevitabile pensare che salire sul palco dopo PJ Harvey abbia un po’ penalizzato l’australiano.


SABATO 26

La serata di sabato è iniziata invece con un contrattempo: il concerto di Wrongonyou viene annullato e sul palco sale subito Giorgio Poi, una delle rivelazioni musicali più chiacchierate dell’anno in italia, con il suo esordio ‘Fa Niente’. Il live funziona benissimo, sarà anche per i due eccelsi musicisti che accompagnano Poi al basso e alla batteria. I tre hanno un’ottima intesa e il feeling dei brani è bellissimo, ricco di colori e dettagli. Senza esitazione ci sentiamo di dire che è stata “l’apertura” più bella di tutto il festival. Il live di Poi ha da insegnare a tutti i suoi colleghi italiani che sono venuti prima e dopo di lui al festival.

Primo ospite internazionale della serata è stato Perfume Genius, il cui recentissimo ‘No Shape’ è già stato indicato come uno dei dischi dell’anno. Il suo live, si sentiva, era attesissimo da molti e, non appena le prime roboanti note del ritornello di ‘Otherside’ hanno saturato l’aria, non erano poche le persone in lacrime nelle prime file. Dopo un ottimo inizio però, il set ci è sembrato adagiarsi troppo spesso sulle stesse dinamiche e sugli stessi suoni e, nonostante la presenza irriverente del cantante, ci è sembrato che i momenti più realizzati della sua performance siano stati quelli in cui si è seduto al piano e le atmosfere si sono dilatate di più.  

Richard Ashcroft, il redivivo leader dei Verve, è stato colui che ha chiuso la serata, anch’ essa sold out, nell’unica data italiana del suo tour per il recente ‘These People’. Non giriamoci attorno: la buona parte dei tanti presenti era lì per sentire e cantare i classici dei Verve, che in effetti hanno costituito quasi metà della scaletta del cantante inglese. Ci chiediamo però per quale motivo un musicista così affermato e con così tanta storia alle spalle debba ricorrere a delle basi per suonare dal vivo: sentire una tipica formazione rock a quattro (chitarre, basso e batteria) arricchirsi di invisibili tastiere, chitarre acustiche inesistenti e cori di chissà chi non può che fare un po’ tristezza. La cosa però sembra non aver infastidito troppo il pubblico calorosissimo . Quella dell’ex Verve è stata l’esibizione più nostalgica e tradizionalmente rock ‘n roll del festival ma, nonostante la nostra perplessità, bisogna dire che obbiettivamente ha funzionato alla grande.


DOMENICA 27

L’ultima giornata del TOdays si è aperta con due dei nomi più chiacchierati nella musica italiana di questi ultimi mesi: il torinese Andrea Laszlo De Simone, già batterista dei Nadar Solo, che ha da poco pubblicato il suo ultimo ‘Uomo, donna’ e i Gomma, giovanissimo quartetto casertano indie che ha debuttato da poco  con ‘Toska’. La formazione allargata (ben 7 elementi) che il cantautore piemontese si è portato sul palco ci è sembrata a volte un punto di forza e altre una zavorra per la resa finale del live: alcuni brani hanno goduto di certi arrangiamenti più stratificati e quasi jammati, ma l’effetto deja vu non è mancato a tardare. Totalmente diverso l’approccio dei Gomma che, rifacendosi tanto al Teatro degli Orrori quanto ai Massimo Volume, hanno proposto un set scarno e senza orpelli. Peccato per la sezione ritmica veramente acerba che potrebbe fare la differenza nell’ economia del gruppo e che invece lo penalizza soltanto. Siamo rimasti piacevolmente colpiti invece dall urlato femminile che convince molto di più della litania che su disco appiattisce parecchio i pezzi.

Contrariamente all’ ordine della line up della serata, a nostro avviso sono stati i Timber Timbre a regalare il concerto migliore. Il quartetto, parecchio rinnovatosi nel sound con il nuovo ‘Sincerely, Future Pollution’, ha abbandonato il folk Lynchiano dei primi dischi in favore di un approccio più post punk di inizio anni 80, che a volte ricorda anche l’ultimo Nick Cave più contemplativo. Nonostante l’ultimo disco non ci abbia convinto molto, dal vivo i Timber Timbre hanno suonato uno show impeccabile, da ottimi musicisti quali sono, riarrangiando anche i pezzi vecchi in questa nuova veste.  Promossi a pieni voti, speriamo di rivederli presto dalle nostre parti.

 Altro fiore all’occhiello di un cartellone davvero ben studiato è statp il primo concerto in assoluto degli Shins in italia, che ha chiamato persone da tutto il paese, per quello che si è percepito da subito essere un evento importante. La band americana è parsa perfettamente a proprio agio e divertita  sul palco, scusandosi con i fans italiani per non essere mai venuta a suonare nel nostro paese e regalando un set che ha spaziato in tutta la loro discografia. Peccato che le ultime pubblicazioni del gruppo non siano all’ altezza delle precedenti e che questo piglio smaccatamente pop abbia reso eccessivamente simili i nuovi pezzi. Sull’ attacco di New Slang’ l’intero pubblico è esploso in un boato ma, a osservare bene, sul materiale più recente la reazione è stata a volte un po’ freddina, quasi come se l’occasione per un concerto indimenticabile fosse sfumata ‘soltanto’ in un buon concerto.

A chiudere la terza edizione del todays i Band Of Horses, che hanno suonato un set molto più rock di quanto ci aspettassimo, lasciandosi alle spalle il loro passato folk e dedicando più spazio in scaletta all’energia e all’impatto piuttosto che alle sfumature e alla delicatezza. Anche in questo caso, il concerto è stato penalizzato da una certa staticità e ripetitività nella scrittura degli americani. Quando però i due classi coni ‘Is there a ghost’ e ‘Funeral’ hanno chiuso la serata, il pubblico del TOdays è sembrato  tornare a casa felice, e così pure noi.


Ci sembra che con questa edizione il TOdays abbia trovato la sua giusta dimensione, diventando nel giro di solit tre anni un festival con un cartellone all’altezza di tante altre kermesse internazionali, senza eccedere in decine e decine di nomi, ma proponendo una selezione valida e rilevante di quello che è successo nella musica mondiale quest’anno, con un occhio sempre ben aperto sulla scena italiana. Ci auguriamo che gli organizzatori siano consci e felici di questo traguardo e che in futuro non vogliano strafare, ma che continuino a valorizzare un festival e di conseguenza una città, che ormai è da segnare sullo stradario di ogni appassionato di musica.


Andrea Dellapiana Andrea Dellapiana

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