VALERIO MIELI - DIECI INVERNI

Camilla (Isabella Ragonese) si trasferisce aVenezia per gli studi. Sul vaporetto,appena arrivata, incontra Silvestro (Michele Riondino). I due siincontreranno una volta all'anno, sempre d'inverno, per dieci anni.


In attesa di fare unpasso in avanti nel nostro viaggio sul cinema italiano del futuro, facciamo oggi un piccolo e apparente passo indietro; il passo in avanti sarà nei prossimi mesi quando potremo vedere il secondo film di Valerio Mieli, Ricordi?, in lavorazione in questo periodo. Il passo indietro ci porta invece al film d'esordio del regista classe 1979; Dieci Inverni (2009). Il film fu una sorpresa, ebbe un ottimo successo critico e divenne nel tempo un piccolo cult per cinefili, romantici di vario tipo, cuori infranti e produttori di kleenex; nonostante ciò e nonostante il suo nome circolasse nell'elenco delle promesse più radiose del cinema italiano del futuro, Valerio Mieli rimase al palo scomparendo dai radar. In attesa quindi che il suo nome possa essere rispolverato con la sua prossima fatica e che si possa di nuovo puntare su di lui per il futuro, riscopriamo il suo esordio. 


Dieci Inverni è una storia d'amore che si svolge nell'arco di un decennio; è una storia d'amore "congelato", sia perché i due protagonisti si incontrano una volta all'anno, ogni anno per dieci anni, dal 1999 al 2009, e sempre d'inverno, ma soprattutto perché, aldilà dello sfondo climatico dei loro incontri, i due non riescono e/o non vogliono arrendersi all'evidenza; cioè, di piacersi in maniera non indifferente. I casi e le scelte della vita, il lavoro, l'orgoglio, la paura, le recriminazioni e tutti i sentimenti e gli eventi che di solito in questi casi mettono lo zampino e fanno lo sgambetto impediscono ai due di cedere all'attrazione e all'affetto reciproco. I due continuano a rincorrersi, un po' inconsciamente e interiormente, a ritrovarsi, perlopiù per caso, e soprattutto a sfuggirsi appena vedono il miraggio di un passo decisivo in avanti; che sia per scelta, o che sia perché il destino ha scelto il momento sbagliato per riaccendere la fiamma, le illusioni e le ossessioni. 


La qualità più grande di Dieci inverni, oltre al romanticismo malinconico e lancinante, è riuscire a trasmettere quello che non è spiegabile fino in fondo; cioè le motivazioni che spingono i due protagonisti alle loro scelte e ai loro comportamenti, in qualche inverno comprensibili, e in altri all'apparenza assurdi e un po' masochisti. Cose quasi insondabili, come penso sappiamo tutti noi, i cinici come i romantici, se almeno una volta nella vita ci siamo fermati a riflettere sul nonsense di certe nostre scelte, delle ossessioni, delle illusioni e sui rimpianti. Mieli riesce a rendere credibile e sensato tutto ciò, creando anche una forte empatia nei confronti dei due protagonisti. Lo fa scegliendo l'asciutezza stilistica e di regia ed evitando gli eccessi retorici e sentimentalisti; Dieci inverni  è infatti un melodramma posato e apparentemente freddo come gli inverni che descrive, dove non risuonano urla angosciate e pianti disperati, ma dove c'è un certo realismo di fondo nel rappresentare sentimenti e scelte all'apparenza assurde e nella sostanza assolutamente comuni. Proprio per questo motivo il film è efficace ed implacabile. 


Fondamentale è anche il lavoro sulle luci e soprattutto sulle ambientazioni; la fotografia di Marco Onorato è monocromatica e asciutta, sottolineando così da un lato la non-situazione sentimentale dei due, e dall'altro esaltando una Venezia poco conosciuta, lontana da piazza San Marco e dalle mete invase da turisti che fanno il bagno nel Canal Grande, dai piccioni, dalle navi da crociera parcheggiate in doppia fila e dai tranci di pizza. Una Venezia nascosta e quotidiana, non il parco giochi per cinesi; una città sempre stupenda, ma anche normale. La fotografia e le scelte di regia riescono a dare all'ambientazione forza, rendendola come "un'eco visivo" dei sentimenti dei due, e fascino, sottolineando comunque la sua bellezza; la Venezia del film diventa così il classico esempio di "città co-protagonista" (come si dicein gergo cinefilo quando un luogo non agisce solo come semplicesfondo). 


Sperando che dopo gli otto anni di assenza Valerio Mieli con Ricordi?  torni dando ragione ai molti che su di lui avevano puntato ai tempi di Dieci inverni, vale la pena recuperare o rivedere questo piccolo gioiello, esempio di un cinema onestamente ed efficacemente "medio"; aggettivo, medio, da leggere nel senso buono del termine, cioè dichiaratamente equidistante dai grandi autori e senza pretese di rinnovamento e ricerca come dalcinema più ovvio, banale e "commerciale". L'unica avvertenza è avere i fazzoletti a portata di mano e resistere alla tentazione di usare il cellulare per messaggi e chiamate poco strategiche (o forseno?). 

Musiche di Vinicio Capossela. 

In attesa del secondo film di Valerio Mieli, Ricordi?, riscopriamo Dieci Inverni, film d'esordio del regista


Edoardo Peretti Edoardo Peretti