24 aprile 2017

Vangelo di malavita, il secondo romanzo di Claudio Metallo


Vangelo di malavita, il secondo romanzo di Claudio Metallo
TITOLO: Vangelo di malavita
AUTORE: Claudio Metallo
CASA EDITRICE: CasaSirio
ANNO: 2017

A tre anni da Come una foglia al vento, Claudio Metallo torna a parlare di ‘ndrangheta, con Vangelo di malavita (CasaSirio).

Cosa significa per un ragazzo nascere in un piccolo paese della Calabria in mano alla mafia? Angelo e Ignazio sono nati nello stesso posto, e sono coetanei. Le loro vite, tuttavia, prendono fin da subito direzioni molto diverse, assecondando lo schema di un sistema prestabilito. Il primo, infatti, è figlio dell’avvocato più importante del paese, già avviato a una brillante carriera politica, l’altro è un “picciotto di sgarro”, utile solo affinché esegua gli ordini senza porsi troppe domande.

Metallo è un documentarista di mestiere e nel corso della sua carriera ha realizzato numerosi cortometraggi e documentari di natura sociale, politica ed economica; l’autore ha parlato in diverse interviste di come il suo lavoro influisca sulla scrittura. Ma anche senza averlo saputo prima di iniziare la lettura, la precisione utilizzata per descrivere la ritualità legata all’organizzazione criminale, o il percorso che porta velocemente Angelo da vicesindaco del paese a deputato, non mi avrebbe lasciato dubbi a tal proposito.

Dal punto di vista della trama, il romanzo non presenta clamorosi colpi di scena, come al contrario succedeva in Come una foglia al vento, ma non importa. Ciò che conta in Vangelo di malavita è capire quali processi vengano messi in atto, sia a livello politico (aspetto che, come è stato detto, viene ampiamente trattato), ma anche psicologico.

I due protagonisti di Metallo sono entrambi destinati a una vita già decisa in virtù della loro nascita, ma è interessante notare come il contesto influisca sulle loro personalità.

Fin dalle prime righe è evidente che l’inflessibilità delle regole a cui è sottoposto Ignazio (“Se uno ‘ndranghetista sbaglia paga con la vita”) ha reso il ragazzo un automa, un freddo assassino. Come ogni altro picciotto, accetta serenamente la prigione come un’eventualità di cui aveva comunque tenuto conto. Anche quando viene abbandonato a se stesso, fatica a mettere in discussione le sue certezze, persino davanti all’evidenza dei fatti che il compagno di cella gli sbatte in faccia. Angelo è bello, di modi garbati e laureato in giurisprudenza, ma non per questo meno disumano rispetto al primo: un cinico calcolatore, che ha a cuore solo i suoi interessi.

Le diverse anime dello scrittore si sommano in una: la volontà di raccontare. Ed è così che Vangelo di malavita è allo stesso tempo un trattato politico, un noir, un documentario di denuncia e per molti versi un romanzo di formazione.


Marta Maimone Marta Maimone